La riforma luterana invita al rinnovamento permanente. Tre eventi ai Santuari antoniani

I singoli cristiani e tutte le chiese sono chiamati, come papa Francesco continua a indicare, a rinnovarsi, a riformarsi interiormente, a ritrovare continuamente un’originalità che scaturisce dalle parole del vangelo e che si riversa quindi nella vita familiare, lavorativa, di tutti i giorni. A questi temi, la casa di spiritualità dei Santuari Antoniani di Camposampiero dedica tre convegno in altrettanti pomeriggi di sabato (a partire dal 6) con illustri relatori. 

La riforma luterana invita al rinnovamento permanente. Tre eventi ai Santuari antoniani

“Cinquecento anni dopo, grazie e grazie”: un titolo eloquente quello dato ai tre pomeriggi che la casa di spiritualità dei santuari antoniani di Camposampiero propone «per conoscere Martin Lutero e la sua Riforma». Eloquente nella reiterazione di quel “grazie” che significa anche il prolungarsi fino ai giorni nostri e oltre dell’invito a riformarsi.

Nel primo incontro, sabato 6 maggio dalle 15 alle 17.30 nella casa di via Sant’Antonio, Dieter Kampen già pastore della comunità evangelica Luterana di Trieste, vicepresidente dell’Accademia di studi luterani in Italia e autore di vari saggi storici, parla di “Martin Lutero, l’uomo e il suo pensiero teologico-spirituale”.

Sabato 13 frate Tecle Vetrali, già preside e docente all’istituto di studi ecumenici San Bernardino di Venezia, affronterà la questione di come la riforma sia “compito perenne della chiesa voluta da Cristo”.

Infine, sabato 20 maggio, Michele Cassese, docente all’università di Trieste e all’istituto San Bernardino, concluderà parlando delle conseguenze e della portata della Riforma nella cristianità e nell’Europa moderna”:

«Con i nostri interventi – spiega Cassese – vorremmo sottolineare soprattutto quello che vuol dire oggi riforma, come compito perenne del singolo cristiano e delle chiese, a partire da Lutero. Egli sentì l’esigenza di un rinnovamento della chiesa che non era solo di carattere morale, ma di ricostruzione complessiva della pietà cristiana, come vero rapporto con Dio. Una proposta continua, che oggi sentiamo ancora più viva, nei suoi aspetti spirituali e culturali, sia nella nostre chiese sia nell’Europa moderna».

D’altra parte già Lutero si collocava all’interno di un concerto di proposte di riforma. Basti dire che tra il 1513 e il 1562 furono presentati al papa di Roma ben 35 progetti di revisione ecclesiale. La sua proposta, per varie contingenze storiche, è sfociata in una nuova chiesa, ma questo non ha messo fine alla ricerca di rinnovamento, che anzi in questi cinquecento anni è rimasto un leitmotiv costante.

«Già nello stesso protestantesimo – ricorda ancora Cassese – all’inizio del Seicento si temeva di andar perdendo l’originalità della proposta e di qui si sviluppò il Pietismo che propose la riforma della riforma, perché si era dimenticata la forza del messaggio originale. E così è stato fino ad oggi: la Riforma non è un evento, ma un messaggio che dobbiamo continuare a vivere. Questo tipo di riforma l’abbiamo riscoperto anche noi cattolici con il concilio Vaticano II. Oggi siamo continuamente invitati dal papa a rinnovarci, a riformarci, a ritrovare la nostra originalità.

Un rinnovamento che, come riteneva già Lutero, deve essere basato su una vita interiore alimentata dalla fede, una vera spiritualità che si riversa poi nella vita pratica. Non si può essere cristiani della domenica, ma cristiani continuamente, alimentando la fede con la Parola e i sacramenti, e riversandola nella famiglia, nel lavoro, nel servizio al bene comune, nella vita di tutti i giorni».

Informazioni: info@casadispiritualita.it e www.casadispiritualita.it

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