"Acli ambiente”, lo sportello di Montagnana in prima fila contro i Pfas

Presso il circolo Acli di Montagnana è stato aperto a inizio 2016 lo sportello “Acli ambiente”, fortemente impegnato sul fronte della lotta ai Pfas. Oltre alla partecipazione alle iniziative dei comitati, svolge una funzione informativa ed è al servizio dei cittadini per organizzare e coordinare le analisi dei pozzi privati o dell’acqua pubblica utilizzata a scopi alimentari.

"Acli ambiente”, lo sportello di Montagnana in prima fila contro i Pfas

Nel luglio 2013 l’Arpav inviò ai pubblici ministeri vicentini una nota in cui veniva individuata come la maggiore responsabile dell’inquinamento da Pfas della zona la Miteni di Trissino, una ditta chimica del Vicentino che produce composti perfluoroalchilici operante dalla fine degli anni Settanta.
Test ematici rivelarono nei lavoratori della fabbrica valori di Pfas 10 mila volte superiori a quelli fisiologici.
Il depuratore di Trissino, in cui confluiscono i reflui delle concerie di questa zona e della Miteni, non trattiene i Pfas, in quanto concepito per filtrare i metalli pesanti e gli altri residui della lavorazione delle pelli; di conseguenza le sostanze confluiscono nel sistema fognario industriale del distretto conciario vicentino, gestito dal consorzio Arica, che si getta nel fiume Fratta all’altezza di Cologna Veneta.
Poco più a valle nel Fratta si getta il Leb, un canale artificiale proveniente dall’Adige con acqua pulita, sottratta all’irrigazione, che serve a diluire l’acqua inquinata per portarla sotto i valori previsti per legge. E la diluizione è vietata dalla legge.
Buona parte della “zona rossa” è bagnata dai fiumi Fratta-Gorzone e Guà, entrambi fortemente inquinati da Pfas, che penetrano e percorrono il territorio delle province contaminate di Vicenza, Verona e Padova e servono all’irrigazione agricola.
Anche la seconda falda acquifera d’Europa, quella di Almisano, che alimenta gli acquedotti a sud di Lonigo, è gravemente inquinata da Pfas da molti anni; ma, solo nel 2013, in seguito alle forti pressioni mediatiche di gruppi e comitati dell’Est Vicentino, i gestori degli acquedotti hanno fatto installare nei depuratori i filtri a carboni attivi, sistema molto costoso che riesce a trattenere parzialmente i Pfas.
Da circa quattro anni sta proseguendo questa depurazione, pagata peraltro dagli utenti con gli aumenti in bolletta.

Cosa sono i Pfas
Le sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas) sono composti chimici di sintesi utilizzati in molteplici applicazioni industriali e in prodotti di largo consumo, già a partire dagli anni Cinquanta. Sono usati principalmente per rendere resistenti ai grassi e all’acqua diversi materiali (tessuti, tappeti, carta, etc.) e come emulsionanti e tensioattivi in prodotti per la pulizia e per insetticidi, schiume anti-incendio, vernici. I composti sono altamente persistenti nell’ambiente, con una rilevante capacità di diffusione nell’ambiente idrico.

Alcuni dati

La contaminazione da Pfas in Veneto riguarda un’area abitata da oltre 350 mila persone, compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova.
Gli abitanti delle aree maggiormente contaminate, sottoposti a esami clinici, hanno scoperto di avere valori di Pfas nel sangue venti volte superiori rispetto a chi vive in aree non inquinate. Livelli molto alti di Pfas possono essere associati a forti rischi per la salute, tra cui complicazioni in gravidanza, alcune forme tumorali, colesterolo e problemi alla tiroide.

L’impegno del circolo Acli di Montagnana
Presso il circolo Acli di Montagnana è stato aperto a inizio 2016 lo sportello “Acli ambiente”, che si occupa dei problemi del territorio e che da sempre ha seguito la vicenda Pfas, entrando nel coordinamento acque libere dai Pfas, un gruppo di associazioni e comitati presenti nell’area maggiormente inquinata, e collaborando con “Zero Pfas Montagnana”, il comitato dei genitori nato dopo gli allarmi sull’acqua usata nelle scuole.
Lo sportello svolge una funzione informativa sui limiti di legge della presenza massima di Pfas nell’acqua distribuita, sulla depurazione delle acque e sul suo utilizzo, sul monitoraggio dei prodotti agricoli e della zootecnia effettuato dalle Ulss, sullo screening sui residenti nella “zona rossa” per verificare la presenza di Pfas nel sangue e sul conseguente filtraggio gratuito del sangue tramite la plasmaferesi per i soggetti con alti livelli, sulle possibili opere riguardanti il cambiamento delle fonti inquinate degli acquedotti, le bonifiche dei siti, la creazione di nuove reti per l’irrigazione e sulle prospettive della politica circa l’abbassamento dei limiti di Pfas nell’acqua.

Lo sportello è al servizio dei cittadini per organizzare e coordinare le analisi dei pozzi privati o dell’acqua pubblica utilizzata a scopi alimentari.
Dal 2016 ha fatto analizzare oltre 60 campioni, fornendo agli utenti le informazioni necessarie per l’interpretazione delle analisi.

Lo sportello “Acli ambiente” si trova presso la sede del circolo in via Berga 6 a Montagnana ed è aperto il lunedì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30.

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Parole chiave: Acli (30), Pfas (9), Montagnana (25), ambiente (49)
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