Ora anche la salute si affida al dono

Di fronte alla richiesta in continuo aumento, cresce il sostegno all'acquisizione di farmaci da destinare a enti che intercettano i bisogni di chi non può affrontare le spese sanitarie indispensabili. L'8 febbraio il Banco farmaceutico organizza l'annuale raccolta di medicinali nelle farmacie di tutta Italia.

Banco farmaceutico: l'8 febbraio torna la raccolta di medicinali

È in programma sabato 8 febbraio la quattordicesima Giornata nazionale di raccolta del farmaco, organizzata dal Banco farmaceutico. In tutta Italia, basterà recarsi in farmacia e acquistare un farmaco da banco per donarlo a chi non può permettersi di comprarlo.

Banco farmaceutico nasce nel 2000 dalla collaborazione attiva tra Compagnia delle Opere e Federfarma (l’associazione delle farmacie), con la volontà di rispondere al bisogno delle persone indigenti, mettendo in relazione rivenditori, aziende ed enti assistenziali che operano capillarmente sul territorio. Dalla prima Giornata di raccolta del farmaco, realizzata nel dicembre 2000 limitatamente alla sola città di Milano, Banco farmaceutico ha rapidamente allargato la propria presenza a tutto il territorio nazionale. L’impegno si è quindi esteso al recupero dei farmaci provenienti dalle aziende (ormai sono più di una trentina quelle che donano farmaci stabilmente) e avviando, all’interno delle farmacie aderenti al sistema di Banco farmaceutico, un servizio innovativo come il “recupero dei farmaci validi non scaduti” messi a disposizione dai privati.

Le donazioni. Tra il 2007 e il 2013 la Fondazione banco farmaceutico ha incrementato la raccolta del 241 per cento; i farmaci donati nell’ultimo anno sono stati 1.162.859. Questo aumento è dovuto da un lato alla crescita delle donazioni durante la Giornata (+23 per cento), dall’altro al boom delle donazioni aziendali (+1.345 per cento). Il trend di forte crescita della povertà ha però aumentato la forbice tra bisogno e capacità di risposta attraverso le donazioni. Se nel 2007 la Giornata riusciva a coprire quasi il 55 per cento delle richieste, nel 2013 la risposta al bisogno è scesa al 43,2. Il picco di capacità di far fronte alle richieste è stato raggiunto nel 2011 (65,1). Dal punto di vista economico, la fondazione Banco farmaceutico ha distribuito nel 2013 farmaci per oltre 8 milioni di euro, rispetto ai 2,1 milioni del 2007. Il 75 per cento di questo valore è oggi garantito dalle aziende farmaceutiche (era il 15 nel 2007). Per quanto riguarda le tipologie di farmaci donati, i più diffusi sono quelli contro l’acidità (11,5), gli analgesici (11,2), gli antiinfiammatori (7,7), i preparati per la tosse (6,8) e i farmaci contro i dolori articolari e muscolari (5,8).

Le aziende. Nel corso del 2013, 24 aziende farmaceutiche hanno effettuato 274 donazioni, per un totale di oltre 812 mila confezioni; si tratta di una propensione al dono crescente nel tempo, che potrebbe essere incentivata rimuovendo taluni vincoli normativi e burocratici che ancora rendono complesso il sistema delle donazioni.

La Giornata raccolta farmaco. Nel 2013 hanno aderito alla Giornata 3.366 farmacie, distribuite in tutte le regioni a eccezione del Molise; il tasso di partecipazione è risultato più consistente al nord (circa il 28 per cento), rispetto a una media nazionale di 18,7 farmacie aderenti ogni 100. Complessivamente nelle farmacie sono state raccolte oltre 350mila confezioni, di cui quasi una su tre è stata acquistata in Lombardia. Nel 2013 hanno partecipato alla Giornata oltre 12mila volontari. Il record si è avuto in Friuli-Venezia Giulia, dove si sono mobilitati 55 persone ogni 100 mila abitanti.

Organizzazioni non profit. Le donazioni raccolte sono state utili a rispondere al bisogno di 1.506 organizzazioni caritative, diffuse soprattutto in Lombardia (22 per cento), Emilia-Romagna (12,5), Piemonte (11,4) e Veneto (8,8). Questi enti hanno aiutato nel 2013 quasi 680mila persone; il 51 per cento sono donne; negli ultimi due anni la presenza di italiani è diventata maggioritaria, modificando un trend storico di prevalenza di utenti stranieri. Più di un assistito su tre sono minori.

A Padova. Gli enti padovani a cui saranno devoluti i farmaci raccolti sono numerosi: Casa Madre Teresa, Casa Massimiliano Kolbe, Cucine popolari, Opera della Provvidenza di Sant’Antonio, Croce rossa italiana, Centro aiuto alla vita, Cooperativa sociale “Il Glicine”, Domus familiae Padre Daniele e diversi altri. Il sostegno all’iniziativa può essere dato anche in maniera attiva, partecipando come volontari in una delle 64 farmacie della provincia di Padova che hanno aderito all’iniziativa, al mattino (9-12.30) o al pomeriggio (15.30-19.30). Per dare la propria adesione da volontari, contattare: Alessandra Semenzato, cell. 340 6934392, email alessandra.semenzato@unipd.it; informazioni: www.bancofarmaceutico.org.

«Le cause? Crisi e spending review»Intervista ad Alessandra Semenzato, docente al dipartimento di scienza del farmaco a Padova e responsabile veneta del Banco farmaceutico  

La spesa sanitaria nazionale, tramite ulss e ospedali, almeno nel Veneto, è ormai in calo da tempo; anche quello che spendono i cittadini in farmacia è in flessione.

Siamo diventati più sani o più attenti, magari perfino più saggi, nell’acquistare medicine?
«Non sarei così netta nell’individuare la cause di quello che sta accadendo – esordisce Alessandra Semenzato, docente al dipartimento scienza del farmaco all’università padovana e responsabile del Banco farmaceutico – Stanno accadendo due fatti diversi, che tuttavia concorrono a determinare il medesimo risultato; da un lato gli enti pubblici, le ulss, sono state costrette a contenere la spesa farmaceutica da una serie di provvedimenti, che genericamente possiamo definire di spending review; dall’altro la crisi, le risorse sempre meno disponibili per le famiglie stanno imponendo risparmi anche nell’ambito della sanità».

In fondo potrebbe essere positivo, si è sempre detto che nelle nostre case circolano troppi farmaci, talora inutilizzati.
«Che la ristrettezza dei conti e delle disponibilità possa anche far bene è un dato condivisibile: per anni abbiamo fatto incetta di medicine, non sempre utili e soprattutto indispensabili. Una razionalizzazione della spesa del servizio sanitario e dei cittadini era utile; ma il problema, in questo momento, non è il superfluo».

Vuol dire che ci sono persone e famiglie che rinunciano ad acquistare (per mancanza di disponibilità, ovviamente) anche i farmaci di cui non possono fare a meno?
«Sta succedendo anche questo e in maniera sempre più frequente. Oltre tutto è una situazione nella quale si trovano non soltanto cittadini in situazioni di particolare disagio, ma anche quelli che apparentemente vivono un’esistenza normale. Pensiamo agli anziani: sono le persone che hanno più bisogno di farmaci, ma anche la categoria che sta soffrendo di più dal punto di vista economico; lo stesso discorso vale per i bambini che hanno problemi. Le fasce deboli sono quelle che pagano di più».

Se una famiglia non ha i quattrini per le medicine, che cosa fa?
«Prima di tutto seleziona. Se il medico prescrive quattro farmaci, giusto per fare un esempio, il paziente in difficoltà si pone delle priorità: cosa è veramente indispensabile? Su questo imposta il proprio piano di spesa. È anche vero che molti medicinali aiutano a vivere meglio, ma la loro privazione non mette a rischio la vita. Oggi abbiamo tante persone che accettano di soffrire un po’ di più perché non possono permettersi di stare meglio grazie alle medicine. Fino a qualche tempo fa il nostro welfare copriva quasi tutto, oggi decisamente molto meno e probabilmente questo sarà il modello in vigore anche nei prossimi anni».

C’è tuttavia chi non ha risorse neppure per l’indispensabile...
«A questi non rimane che affidarsi alla bontà altrui, alla generosità, al sostegno di associazioni, di enti che si preoccupano anche di tale disagio. Noi del Banco farmaceutico cerchiamo proprio di fare questo. Anche se di fronte a quella che oggi possiamo senza timore (magari con un po’ di vergogna) chiamare povertà sanitaria siamo soltanto una goccia in un mare molto grande».

Par di capire che la richiesta di intervento per i servizi dati dalla vostra associazione è cresciuta negli ultimi anni. 
«È esplosa. Con quello che raccogliamo con la Giornata riusciamo a far fronte a piccola parte della domanda, poi ci sono le donazioni della aziende, adesso stiamo promuovendo la raccolta dei farmaci inutilizzati. Di sicuro nell’immediato quello del bisogno di farmaci da parte di soggetti impossibilitati all’acquisto sarà uno dei problemi sociali da affrontare. Una questione un po’ più complicata rispetto, ad esempio, a quella alimentare: nella sanità, nell’ambito farmaceutico, ci sono regole ferree, modalità operative più complicate, procedure da non tralasciare; ma la richiesta di interventi solidali è già molto elevata e sicuramente non è destinata a scendere».

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Parole chiave: sanitaria (1), farmaci (2), Banco farmaceutico (1), 8 febbraio (1), raccolta (6), beneficienza (1), spesa (12)
Banco farmaceutico: l'8 febbraio torna la raccolta di medicinali
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