Carceri, un altro passo verso il completo recupero dell’abbazia

L’abbazia in questi ultimi anni è tornata a essere un polo culturale e spirituale di riferimento per tutta la Bassa padovana. A settembre prenderà il via l’ultimo stralcio dei lavori per la messa in sicurezza e il recupero completo del chiostro rinascimentale eretto verso la metà del Cinquecento dai Camaldolesi, caratterizzato da ampi archi sostenuti da colonne toscane, sovrastate da una trabeazione che divide il porticato dal piano superiore finestrato, dove si trova un’elegante loggetta.

Carceri, un altro passo verso il completo recupero dell’abbazia

Inizia l’ultimo stralcio dei lavori per la messa in sicurezza e il recupero completo del chiostro rinascimentale dell’abbazia di Carceri.
Mancava l’ultimo lato: i lavori, che verranno assegnati nei prossimi giorni, prenderanno il via a settembre e termineranno a primavera.
«La cosa più importante era finalmente la messa in sicurezza anche di questo spazio – spiega il parroco, don Andrea Ceolato – perché a Carceri passano almeno 20 mila persone all’anno tra visitatori e utilizzatori. E poi è importante avere salvaguardato un’opera antica: si pensi che le parti più recenti dell’abbazia hanno cinque secoli. Oltre che turistico, penso che questo sia uno dei siti spirituali tra i più significativi della Bassa padovana».

Anche grazie alla sua posizione, facilmente raggiungibile tramite la nuova strada che la collega con Monselice e dovrebbe proseguire fino all’autostrada Valdastico sud, l’abbazia di Carceri si sta qualificando sempre più come un luogo di riferimento spirituale e culturale per tutta l’area: le sue sale ospitano convegni e attraggono turisti. Gli scout Agesci del Veneto l’hanno eletta sede del centro di spiritualità.

Il chiostro rinascimentale fu eretto verso la metà del Cinquecento dai Camaldolesi, entrati nel monastero per decisione di papa Gregorio XII allo scopo di favorire il riordino morale e materiale del luogo.
È modellato in stile del Rinascimento: ampi archi sostenuti da colonne toscane, sovrastate da una trabeazione che divide il porticato dal piano superiore finestrato, dove si trova un’elegante loggetta.
Il progetto di restauro era stato elaborato nel 2013 e approvato l’anno dopo dagli enti preposti: la parrocchia riesce ora a darvi attuazione grazie al sostegno fornito dalla diocesi di Padova, con un contributo della Cei assegnato nel 2015 integrato da uno della fondazione Cariparo stanziato quest’anno.

La parte oggetto di restauro è l’ala sud-ovest del chiostro, una porzione che si sviluppa su due piani.
La copertura si caratterizza, oltre che per l’articolazione di capriate e travature nel vertice sud-est, anche per la presenza di due timpani triangolari. Al vertice nord-ovest, lato esterno, il complesso si conclude con due contrafforti in mattoni a vista dai quali parte la mura di recinzione. Lo stato di conservazione delle strutture è gravemente compromesso a causa di vari fattori negativi, fra i quali l’utilizzo parziale dei locali, la mancanza di interventi programmati di manutenzione e la vetustà dell’immobile stesso. La maggior parte della materia lignea di copertura risulta compromessa da infiltrazioni meteoriche che stanno causando ammaloramenti diffusi. Le travature principali risultano particolarmente inflesse e rinforzate con moraletti del tutto impropri. Molto danneggiati sono anche il manto in tavelle in cotto e quello in coppi, oramai inadeguato.

L’intervento in progetto prevede quindi il restauro conservativo della copertura e il rifacimento delle parti delle travature fortemente ammalorate (mediante la tecnica dell’incalmatura e/o della ricostruzione con l’utilizzo di barre in acciaio e resine).
Particolare attenzione sarà data al miglioramento del comportamento strutturale in caso di sisma. Tutta la materia lignea verrà ripulita; per le tavelle in cotto si prevede un intervento generale di recupero mediante la sostituzione di quelle danneggiate e la ricollocazione in sede previo ripristino generale delle malte di allettamento. Il manto in coppi verrà rimosso e sarà poi posato un tessuto traspirante. Finirà l’intervento la posa di una guaina impermeabilizzante. Anche tutta la lattoneria verrà revisionata e integrata. Il progetto prevede, altresì, interventi mirati di consolidamento degli apparati murari del piano primo.

Con questo intervento il recupero dei tetti (4.700 mq) e la messa in sicurezza vanno a terminare: ma si aprono nuovi fronti.
«Poi si potrà pensare al recupero della torre campanaria – conclude don Ceolato – ma ci sarà da intervenire anche sulla casa canonica e ci sono da sistemare gli spazi esterni. E c’è il progetto di realizzare la foresteria nell’ex ospedale, che ora è uno spazio non utilizzabile. Di cose da fare ce ne sono insomma ancora molte».

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