Quando l'accoglienza fa bene. Victor, Faith e i loro figli nella parrocchia di San Camillo

Sono arrivati a Brindisi con il barcone, poi nell'hub di Bagnoli, poi ancora a Battaglia Terme e infine a San Camillo, parrocchia che non ha lasciato cadere nel vuoto l'appello all'accoglienza di papa Francesco. Oggi Victor, Faith e i loro due figli di 5 e 8 anni sono una «bella lezione» per tutta la comunità.

Quando l'accoglienza fa bene. Victor, Faith e i loro figli nella parrocchia di San Camillo

Una famiglia nella famiglia. Con questo spirito la parrocchia di San Camillo de Lellis in Padova ha accolto Victor, Faith e i loro due bambini. La comunità parrocchiale non ha lasciato cadere nel vuoto l’appello con cui papa Francesco, durante l’Angelus del 6 settembre 2015, ha chiesto a ogni parrocchia di ospitare una famiglia di profughi.

Il progetto è stato attuato attraverso uno stretto coordinamento con la Caritas diocesana. È stato quindi individuato un appartamento, messo a disposizione da una parrocchiana, e una rete di volontari disponibili ad accompagnare nel quotidiano le persone da accogliere.

La parrocchia, seguendo l’indirizzo della Caritas, ha svolto il ruolo di facilitatore affidando alla cooperativa sociale Populus la gestione delle pratiche amministrative, legali, sanitarie e tutto il resto.

«Il nostro lavoro – spiega Pierroberto Barbiero, portavoce della cooperativa – è quello di sostenere e dare i mezzi di integrazione a chi ci viene affidato, per arrivare nel modo migliore e consapevolmente davanti alla commissione che esaminerà la richiesta di protezione internazionale. Per facilitare l’inserimento nella comunità parrocchiale si è pensato a una famiglia di richiedenti asilo. E i fatti ci hanno dato ragione».

E veramente Victor, Faith e i loro due figli, di 5 e 8 anni, sono una famiglia meravigliosa. Lui saldatore, lei parrucchiera, sono arrivati dalla Nigeria in barca fino a Brindisi, poi due giorni nell’hub di Bagnoli, circa un mese nella struttura di accoglienza a Battaglia Terme e infine San Camillo de Lellis.

Intorno a loro si è creata una rete di volontari, che si coordinano e agiscono per un obiettivo comune: l’integrazione. Chi aiuta i ragazzini nei compiti a casa, chi fa lezione di italiano, perfino chi insegna loro a curare l’orto.

«Il tempo che passo con loro – evidenzia Paola Bagno, che insieme a Paola Baldin, Francesco Zambonin e Lucia Cortesi aiuta il figlio maggiore nei compiti – mi ricorda di apprezzare ciò che la vita mi dà soprattutto in termini di rapporti umani, di lasciar perdere invece l’ansia e la fretta che i nostri ritmi spesso ci impongono».

Maria Giovanna Piccolo è una preziosa vicina di casa: «Andare a trovarli – dice – è diventato sempre più piacevole perché sono delle belle persone che ti accolgono con gioia e sorrisi disarmanti; non chiedono mai nulla e sono felici del poco che hanno, poco almeno rispetto a ciò a cui noi siamo abituati, e questa è una bella lezione che ascolto ogni volta che li incontro».

Infine Clarissa Comparin, che si occupa di insegnare l’italiano: «La nostra è una squadra davvero forte! Gabriella, che ha insegnato per tanti anni, sempre sorridente; Ulrike che ha tre bambini e lavora come insegnante ma riesce comunque a trovare un po’ di tempo; Mattia, un aiuto davvero prezioso e appena ritornato tra noi, che ha dato tanto alla nostra comunità, e infine ci sono io. Ogni lezione finisce sempre con la parola “grazie”, una parola che è bello saper dire, ma è altrettanto bello ricevere. Quel grazie, detto con sincerità, fa un certo effetto: ti fa sentire bene».

Madina Fabretto

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Parole chiave: San-Camillo (2), accoglienza (154), migranti (202), Padova (287), parrocchia (60)
Quando l'accoglienza fa bene. Victor, Faith e i loro figli nella parrocchia di San Camillo
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