Le "Rinascite" di Francesco Peraro riaprono villa Draghi

Fino a domenica 18 giugno è visitabile la mostra personale dell'artista dialogico Francesco Peraro che riapre villa Draghi alla fruizione collettiva con la sua arte contemporanea di "Rinascite".

Le "Rinascite" di Francesco Peraro riaprono villa Draghi

La prima delle “Rinascite” evocate dalla mostra di Francesco Peraro a villa Draghi è proprio quella del contenitore stesso dell’esposizione. Finalmente, con questa iniziativa che si conclude il 18 giugno, villa Draghi di Montegrotto, dopo una lunga chiusura causata dal degrado e dal restauro prima, ma proseguita poi anche dopo il suo recupero architettonico, riapre alla fruizione collettiva, grazie a un’associazione che ha programmato una serie di eventi per tutti i prossimi mesi. In coerenza con questa prima impresa, le “Rinascite” dell’artista padovano sono flussi di energia artistica attraverso cui dare vita nuova a oggetti, contenuti, forme, colori.

Il primo percorso di rinascita, quello figurativo, investe con la forza creativa dell’artista un materiale sporco e abbandonato che dentro di sé nasconde però ancora energia vitale. È il “legno spiaggiato” trasportato dal fiume, che arriva al mare e si deposita sulla spiaggia. «Legno stanco, consumato, fragile, dalle forme non definite, che porta dentro i segni del tempo vissuto e dello spazio attraversato. Legno unico e vivo che riprende vita».

Un primo percorso in cui la nuova vita del legno spiaggiato s’incontra con gli sguardi unici dell’artista è quello figurativo. Le vecchie tavole fanno da supporto e da cornice alle opere suscitate dalle suggestioni di fotografie, d’immagini molteplici d’altri luoghi e d’altri tempi, d’altri momenti artistici. In questo capitolo spiccano la città di Venezia e la laguna veneta (alle quali è dedicata un’intera sala della mostra) che rinascono a nuova vita anche sotto l’assalto, pur abrasivo, delle ondate turistiche. E sempre intorno al legno spiaggiato si innesca il secondo percorso artistico di Art design, nato dall'incontro e dalla collaborazione congiunta con Renato Cestaro, percussionista, cabarettista, artista multimaterico.

Qui il legno spiaggiato incontra altri elementi quali la luce, il vetro, il ferro, per dare così risalto a questa sempre presente ciclicità mai statica tra morte e vita, tra oggetto dimenticato e oggetto vivificato, tra ombra e luce, ciclicità in cui l’azione interpretatrice dei fruitori delle opere interviene per darne una personale lettura. Il terzo percorso di rinascita non riguarda solo il produttore primo dell’opera, ma anche il fruitore, come scandisce il sottotitolo, “Percorsi artisti dialogici in divenire”, perché, spiega Peraro appellandosi all’Umberto Eco di Opera aperta, «l’arte è un atto comunicativo e raggiunge il suo compimento quando questo incontro avviene».

Ogni opera d’arte nel momento in cui viene fruita, guardata, usata da chi guarda, di per sé rinasce perché ciascuno ne dà una sua interpretazione e quindi le conferisce vita nuova. Per accentuare questo creazione plurima Francesco Peraro ha chiesto a chi guarda l’opera di firmarla e di darle un titolo: in questo modo è evidente che l’opera non è più solo sua ma diventa “nostra”.

Davanti a tanta arte moderna che sembra “non dire niente” al pubblico, Peraro vuole stimolare il dialogo, non solo nel percorso astratto, che di per sé è più aperto, ma anche in quello figurativo perché ciascuno vi porta dentro le sue emozioni e nel momento in cui le esterna, mettendoci anche il titolo, il circuito comunicativo si chiude.

Effettivamente dopo le prime settimana di apertura i quadri più significativi sono circondati da post-it attaccati attorno, e non sono solo i bambini che si divertono in questo esercizio dialogico, ma anche tanti adulti. Questo aspetto dell’arte di Francesco Peraro, che si definisce “artista dialogico”, deve molto alla sua formazione di storico dell’arte ed esperto in didattica della creatività, un’esperienza che ha riversato nel volume Posso creare, educare alla creatività attraverso l’incontro con l’arte contemporanea (E-Sfaira editrice) e negli spazi di sperimentazione creativa come quello proposto la scorsa domenica, quando nella ricerca di nuove e inedite relazioni tra elementi naturali e non e i colori i partecipanti hanno attivato la loro creatività.

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