Musme. Venire alla luce nella storia medica padovana

Dal 6 dicembre fino a giugno nel museo di via San Francesco a Padova l'esposizione storica e interattiva che racconta i nove mesi nel grembo materno attraverso gli strumenti, i prototipi e i documenti che dal 1700 hanno contribuito al progresso medico scientifico

Musme. Venire alla luce nella storia medica padovana

Il museo di storia della medicina di Padova propone, dal 6 dicembre fino al 10 giugno, un nuovo progetto che approfondisce e spiega uno dei temi più sorprendenti di sempre: la vita.

La mostra Venire alla luce. Dal concepimento al parto, promossa dalla fondazione Musme nella sede del Musme di via San Francesco 94, realizzata con il contributo scientifico dell’università di Padova, è curata da Giovanni Battista Nardelli, direttore del dipartimento di salute della donna, Maurizio Rippa Bonati, docente del dipartimento di scienze cardiologiche toraciche e vascolari, in collaborazione con Raffaele De Caro e il suo team del dipartimento di neuroscienze, con il contributo di Andrea Cozza, sotto la supervisione del comitato scientifico del museo, presieduto da Vincenzo Milanesi.

Attraverso le collezioni storiche della clinica ginecologica dell’università di Padova e installazioni multimediali, una mostra interattiva e video in 3d, sarà possibile conoscere e sperimentare da vicino l’evoluzione dell’essere umano, sia dal punto di vista scientifico che emozionale. Il percorso, coniugando passato e presente, storia e tecnologia, permetterà di vivere mese per mese la magia della crescita nel grembo materno, scoprirne i segreti, condividerne le sensazioni con una doppia prospettiva: quella della madre, delle sue percezioni e dei cambiamenti del suo corpo, e quella del feto, fino al momento in cui “viene alla luce”.

Le preziose collezioni dell’università di Padova presentano modelli anatomici, in cera e cristallo e creta, esposti al pubblico per la prima volta, risalenti alla seconda metà del Settecento, che costituiscono un’occasione unica per avventurarsi nella storia dell’ostetricia e seguire il suo passaggio da arte manualea scienza.

Il Settecento ha rappresentato, a livello europeo, un secolo particolarmente fecondo per il rinnovamento dell'arte ostetrica, che conosce una tradizione lunghissima, dalle prime tavolette sumeriche raffiguranti scene di parto al più noto Corpus hippocraticum con trattati e scritti, tra gli altri, relativi alla gravidanza, alla leggendaria Trotula de Ruggiero, la più celebre tra le Mulieres salernitanae, le personalità femminili che hanno operato nell'ambito della Scuola medica salernitana, a cui è attribuito, non senza controversie, il De passionibus mulierum ante in et post partum, fino ai secoli successivi.

I modelli esposti in Venire alla luce sono tra i primi, a livello mondiale, usati in questo contesto. è il medico bolognese Luigi Calza (1737-1784), fondatore del primo gabinetto ostetrico, a Padova nel 1765, a farli realizzare quattro anni dopo al ceroplasta Giovan Battista Manfredini e allo scultore Pietro Sandri. le cere, di cui è esposta una preziosa selezione, rappresentano l'apparato riproduttore femminile eil feto, nonché alcune tappe cronologiche della gravidanza e del parto. Le crete raffigurano le varie presentazioni fetali e originariamente erano costituite da componenti mobili (ora saldamente ancorate) affinché gli allievi medici e le levatrici potessero esercitarsi sui meccanismi del parto.

Completa il nucleo della collezione una raccolta di strumenti chirurgici iniziata da Rodolfo Lamprecht (1781-1860), fondatore nel 1819 della clinica ostetrica all'ospedale civile di Padova, fino al primo ecografo acquistato in Italia, proprio a Padova, nel 1969.

Apertura: da martedì a venerdì, 14.30-19. La mattina solo su prenotazione. Weekend e festività 9.30-19; chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio. Biglietti: 10,00 euro (intero), 22,00 euro (famiglia fino a tre bambini sotto i 12 anni), 6 euro (giovani e studenti), 8 euro (gruppi). Info: 049-658767, www.musme.it

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