Il regno è dei poveri e dei perseguitati. E non dei perseguitati per Gesù, ma per la giustizia. Sento forte questa promessa, quasi apparentasse i poveri, coloro che si fidano solo di Dio, agli uomini e alle donne che puntano dritta la loro vita verso la giustizia. Sento larga questa promessa che esce dal recinto e vorrebbe abbracciare ogni uomo, ogni donna, ogni popolo, al di là delle fedi. Sento profonda questa promessa che unisce i poveri e i cercatori della giustizia, chi non ha nessun appoggio, nessun potere e per questo si affida a Dio e chi impegna la sua vita nel dare a ciascuna persona, soprattutto se è debole, e a ciascun popolo, soprattutto il più sfruttato, ciò che gli spetta.

Alan Clements: Ha mai parlato con i soldati a guardia della sua casa? Sono stati amichevoli? Aung San Suu Kyi: Certo che ho parlato con loro. Sono sempre stati molto educati e alcuni persino gentili. Alan Clements: In uno dei nostri incontri precedenti, lei ha detto: «Non ho mai imparato a odiare i miei carcerieri, quindi non li temo». La consapevolezza di non odiarli da cosa è derivata? Aung San Suu Kyi: Credo che in parte sia dovuto anche questo alla mia educazione. Forse le ho già detto che mia madre non mi insegnò mai a odiare neppure gli assassini di mio padre.