Ecco una beatitudine senza promessa. Mi chiedo se Gesù non voglia dirci proprio questo: chi ascolta la parola di Dio e la osserva, è beato e basta! Ascoltare e vivere rende piena l’esistenza di per sé.
Non contenta, ho frugato nel vangelo e ho trovato un altro momento in cui il Signore ripete le stesse parole: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Luca 8,21). Chi ascolta la parola di Dio e la trasforma in vita, appartiene alla famiglia del Signore.

Gesù ascolta la parola che Dio gli rivolge e la incarna dentro gli spaccati più vari dell’umano. Nel battesimo si è mescolato con un’umanità piagata e ferita, nelle sue giornate ha continuato a frequentare e intrecciare le storie di vite spezzate nei loro affetti, sporcate dai pregiudizi dei benpensanti, puzzolenti per la lebbra dell’esclusione e dell’emarginazione, indurite da un’esteriorità a scapito dell’essenziale e dell’interiorità. Gesù ha “fatto” la parola di Dio, l’ha attualizzata nei gesti della vicinanza, dell’accompagnamento, dell’accoglienza, dell’incontro, della condivisione.