Un cielo pieno di nuvole. Così mi sento certi giorni, affollati di pensieri, di scelte difficili. Così mi sento leggendo il giornale, ascoltando i fatti di cronaca o le questioni politiche e sociali che si dibattono intorno a me. Così mi sento soprattutto quando i criteri che orientano la mia vita, proprio quelli che mi sembrano più fondamentali e radicati nella mia umanità, sono così poco condivisi, addirittura avversati o irrisi in ambienti lontani o vicini a me.

Protesto di credere fermamente che io vengo da Dio e che, perciò, tutto quanto è in me è dono di Dio. Ciò afferma la mia sublime dignità e ancora la mia estrema dipendenza dal mio creatore. Quindi per debito di giustizia io debbo e voglio essere tutto di Dio. Io non sono di me, degli altri, del mondo: io appartengo solo a Dio e il mio rigoroso dovere è di restituire tutto a lui senza esitazione, senza dilazione, senza riserva; di non essere schiavo di alcuno dei miei vizi, della mia volontà, dei miei gusti, ma soltanto servo della volontà del mio creatore.