La giornata di domenica 17 giugno

Il regno di Dio è una promessa che mentre è espressa sta diventando realtà. Come un seme, che dal momento in cui è piantato sta già crescendo. E non importa il fatto che il seme di partenza sia piccolo, alla fine la pianta diverrà tanto grande che «gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Quanto è bella questa Parola. Come rende bene, perfino per noi abituati a vivere in città di cemento, l’immagine del seme che diventa albero magnifico! Scalda il cuore. Proprio nel corso di quest’anno passato ho avuto l’occasione di vedere per la prima volta un cedro, durante un viaggio in Libano, e un granello di senape.

La giornata di domenica 17 giugno

Il regno di Dio è una promessa che mentre è espressa sta diventando realtà. Come un seme, che dal momento in cui è piantato sta già crescendo. E non importa il fatto che il seme di partenza sia piccolo, alla fine la pianta diverrà tanto grande che «gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Quanto è bella questa Parola. Come rende bene, perfino per noi abituati a vivere in città di cemento, l’immagine del seme che diventa albero magnifico! Scalda il cuore. Proprio nel corso di quest’anno passato ho avuto l’occasione di vedere per la prima volta un cedro, durante un viaggio in Libano, e un granello di senape. In quello che un tempo era il paese dei cedri (conifere, da non confondere con l’albero da frutto da cui è prodotta la popolare cedrata!) oggi sono rimasti solo pochi esemplari di quest’albero. Nella cosiddetta foresta dei cedri di Dio, patrimonio Unesco dell’umanità, situata nei pressi dello splendido villaggio montano di Bcharre dove nacque il grande poeta arabo cristiano Kahlil Gibran, i cedri svettano ancora alteri, diritti verso il cielo, come ai tempi di Gesù. Invece i granelli di senape, davvero minuscoli, me li ha regalati un amico sacerdote, di ritorno dalla Terra Santa, dicendomi: «Un augurio». Ed è davvero così: il granellino di senape, il piccolo ramoscello di cedro, contengono delle promesse, degli auguri. Dentro di noi è presente l’amore di Dio e il seme del suo regno. In una forma piccolissima, forse, eppure c’è. La speranza di un sogno ancora non realizzato. La forza di un cambiamento necessario, la fede nella vita come dono. No, io non sono «la più grande delle piante dell’orto», ma so che «il Signore innalza l’albero basso». È questo il Dio degli ultimi, liberatore di Israele schiavo in Egitto, che innalza il piccolo e protegge il debole, l’orfano, lo straniero e la vedova. Eppure, ciò che più mi colpisce della Parola di oggi non è tanto la forza dirompente di Dio, ma la sproporzione della sua promessa e scommessa. In questo tempo materialista del tutto-e-subito, è difficile per noi credere alle promesse, vedere nel minuscolo seme di oggi la grande pianta di domani. Probabilmente preferiremmo i miracoli: voilà, il seme è tramutato in pianta! Questo non è il metodo di Dio, il regno non cresce subitaneo, ma con il tempo, la fatica e la fede. La nostra condizione ce la rammenta Paolo: «Camminiamo nella fede, non nella visione». Ci sentiamo, forse, più simili al minuscolo semino che all’alto cedro. Eppure, «siamo pieni di fiducia» nella realizzazione della promessa, perché, per quanto piccolo, il ramoscello è reale, il granello di senape è tangibile: l’amore di Dio è in noi, possiamo sentirlo, possiamo impegnarci a farlo crescere. Egli scommette su di noi anche quando noi abbiamo smesso di farlo, con un amore gratuito e incondizionato. Anche quando ci sentiamo delusi, stanchi, nostalgici, pensiamo che sia impossibile che dal più piccolo dei semi possa nascere una grande pianta. Anche J. R. R. Tolkien, uno degli scrittori che preferisco, aveva capito il valore della folle promessa del regno: ecco perché scelse proprio Frodo, un basso e inerme Hobbit, come protagonista della sua grande storia. «Anche la persona più piccola può cambiare il corso del futuro». 

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