La giornata di domenica 17 settembre

«Rancore e ira sono cose orribili», dice il Siracide. E infatti, chi può dire di essere felice quando ne è preda? Ebbene, la soluzione che ci propone la bibbia è il perdono. Ma siamo capaci di perdonare? Quando al catechismo ci insegnavano a perdonare non sembrava una cosa poi così difficile: bastava dimenticare! Da bambini ci si dimentica il motivo per cui si litiga e via, tutto come prima. Ma quando si cresce? Quando la persona che ci ferisce è importante per noi e ha tradito la nostra fiducia?

La giornata di domenica 17 settembre

«Rancore e ira sono cose orribili», dice il Siracide. E infatti, chi può dire di essere felice quando ne è preda? Ebbene, la soluzione che ci propone la bibbia è il perdono. Ma siamo capaci di perdonare? Quando al catechismo ci insegnavano a perdonare non sembrava una cosa poi così difficile: bastava dimenticare! Da bambini ci si dimentica il motivo per cui si litiga e via, tutto come prima. Ma quando si cresce? Quando la persona che ci ferisce è importante per noi e ha tradito la nostra fiducia? Oggi si tende a risolvere tutto alla maniera degli strumenti elettronici: rotto un cellulare, fai prima a comprarne uno nuovo; finita un’amicizia, se ne fa un’altra; il parroco non piace, si cambia parrocchia. Eppure, un amore, una famiglia, un vero amico sono semplicemente sostituibili? I torti fatti e ricevuti si possono semplicemente dimenticare? Per esperienza, dico di no.
Sarebbe tutto più semplice se fossimo capaci di non ferirci ma è pressoché impossibile. E allora, torniamo all’essenziale: se vogliamo amare, e amare è vivere, correremo il rischio di ferirci e di ferire. Impariamo a perdonare: ci aiuterà a cicatrizzare le ferite, a trasformare il dolore in un’opportunità. «Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono» disse Giovanni Paolo II. D’altronde, viene sempre il momento in cui l’errore lo commettiamo noi e dobbiamo chiedere perdono a qualcuno. Ed il Signore ci chiede di perdonare per essere perdonati da lui. Lo diciamo anche nel Padre nostro: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Il Signore ci perdona i nostri peccati per primo, proprio come il re della parabola del vangelo che condona il debito al proprio suddito, ma noi poi dobbiamo avere il coraggio di seguirne l’esempio. «Ricordati della fine», ci esorta il Siracide «e smetti di odiare»!
Paolo ci ricorda che «sia che viviamo, sia che moriamo, siamo nel Signore», e dunque sforziamoci di avere il coraggio di seguirlo: impariamo a perdonare e saremo perdonati. Gesù è maestro di perdono. Un maestro esigente. Pietro gli chiede (e nel farlo, pone la domanda che tutti noi spesso ci facciamo): «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». La risposta di Gesù non potrebbe essere più chiara: non qualche volta, ma sempre.

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