La giornata di martedì 6 marzo

Elvio Fassone nel 1985 presiede a Torino un maxiprocesso, 242 imputati della mafia catanese, 300 mila fogli di istruttoria. Salvatore ha 27 anni, è sotto giudizio per un’infinità di delitti efferati. Già dalla prima udienza vuol mostrare di essere un capo, non risponde agli appelli, si arrampica come una scimmia sulle sbarre della gabbia. Fassone non alza la voce, rifiuta le provocazioni. Salvatore, intelligente, scaltro, non insiste. Il giudice non è un mostro: autorizza il viaggio in Sicilia di Salvatore – la madre sta morendo – e fa sì che ad accompagnarlo siano agenti in borghese. I vicini di casa non lo vedranno con le manette ai polsi.

La giornata di martedì 6 marzo

Elvio Fassone nel 1985 presiede a Torino un maxiprocesso, 242 imputati della mafia catanese, 300 mila fogli di istruttoria. Salvatore ha 27 anni, è sotto giudizio per un’infinità di delitti efferati. Già dalla prima udienza vuol mostrare di essere un capo, non risponde agli appelli, si arrampica come una scimmia sulle sbarre della gabbia. Fassone non alza la voce, rifiuta le provocazioni. Salvatore, intelligente, scaltro, non insiste. Il giudice non è un mostro: autorizza il viaggio in Sicilia di Salvatore – la madre sta morendo – e fa sì che ad accompagnarlo siano agenti in borghese. I vicini di casa non lo vedranno con le manette ai polsi. Il processo dura più di un anno, la camera di consiglio, nella foresteria del carcere, dura un mese. Per leggere la sentenza occorrono tre ore. «Assassini» urlano imputati e familiari. Commenta il giudice: «In fondo la donna che ha gridato ha qualche viscerale ragione: anche noi stiamo spegnendo una vita, sia pure dietro lo scudo della legge». L’udienza è tolta, ma non per Fassone. Salvatore gli è rimasto nella mente. Decide di scrivergli, «con che spirito leggerà queste parole, se non come l’ipocrito tentativo del carnefice di sgravarsi la coscienza accarezzando la sua vittima?», gli manda anche un libro, Siddharta, leggenda sui sentimenti fraterni, più taoista che indiana. Come reagirà? Manderà al diavolo quello strano giudice che gli scrive: «Potrà perdere la libertà per un tempo anche lungo, ma non deve perdere la dignità e la speranza»? Salvatore invece risponde: «Presidente, io lo so che lei mi ha dato l’ergastolo perché così dice la legge, ma lei nel suo cuore non me lo voleva dare. E io la ringrazio del libro e le assicuro che farò come lei dice». Si scriveranno per 26 anni.

scarica la pagina in pdf

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Allegato 03atpag19e20e21.pdf (623,72 kB)
La giornata di martedì 6 marzo
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.