Pinot grigio, debutta la nuova doc

Per la prima volta la vendemmia etichetterà la doc pinot grigio per tutto il Nordest. Oltre la metà della produzione è concentrata in provincia di Padova nel Conselvano. Già si vedono i primi effetti della doc sulle quotazioni, ben superiori a quelle del 2016.

Pinot grigio, debutta la nuova doc

Con la vendemmia 2017 debutta la nuova doc del pinot grigio, denominazione condivisa in tutto il Nordest, dal Veneto al Friuli al Trentino.
Per la prima volta il tradizionale vino bianco, di cui il Triveneto detiene il 43 per cento della produzione mondiale e l’85 per cento di quella nazionale, verrà imbottigliato con la fascetta della denominazione d’origine controllata. Con la vendemmia entra nel vivo anche la fase dell’adesione dei produttori al consorzio doc.

«In questo frangente – ricorda Andrea Giorio, responsabile del settore vitivinicolo della Coldiretti di Padova – è estremamente importante che i vitivinicoltori padovani divengano parte attiva del sistema, chiedendo di diventare soci del consorzio di tutela per dare la giusta forza all’ente sia per i numeri della rappresentanza che per la questione economica, aspetto fondamentale per la promozione. Ne beneficerà positivamente anche il prezzo destinato a salire nell’arco di un biennio».

Nel territorio della provincia di Padova gli ettari di vigneti coltivati a pinot grigio sono 815, sparsi un po’ in tutta la provincia, in prevalenza in pianura, in particolare a Conselve e dintorni, ma anche a Monselice, Due Carrare e nella zona di Merlara oltre che sui Colli Euganei.
La resa potenziale è di oltre 146 mila quintali di uva, dai quali ricavare poco più di 105 mila ettolitri di vino che equivalgono a oltre 13 milioni di bottiglie.

Il pinot grigio doc è destinato soprattutto al mercato internazionale, in particolare Inghilterra e Stati Uniti, che da soli coprono l’80 per cento della richiesta, perché il pinot grigio è un conosciuto e apprezzato simbolo del made in Italy agroalimentare. Dal punto di vista operativo in questi giorni sono in programma riunioni a livello provinciale per fare conoscere lo stato dell’arte del processo avviato qualche anno fa e divenuto ora realtà.

Roberto Lorin, presidente della storica Conselve vigneti e cantine, conferma che oltre la metà della produzione di pinot grigio è concentrata proprio nel Conselvano e che si prospetta un’ottima annata.
«Per la nostra cooperativa il pinot grigio è la seconda varietà dopo il prosecco e finora ci sono tutte le condizioni per un’annata di qualità. Con la nuova doc siamo sicuri che il pinot grigio spiccherà il volo, anche sotto il profilo del prezzo. Abbiamo ancora un anno di sovrapposizione con le scorte del “vecchio” igt, dopodiché avremo solo il pinot a denominazione d'origine controllata e questo comporterà un sicuro valore aggiunto per i produttori».

Mentre crescono le attese per la vendemmia, la borsa merci di Verona e qualche giorno dopo anche la borsa di Treviso hanno quotato i prezzi delle uve del pinot grigio tra i 68 e i 72 centesimi di euro a cui deve essere aggiunta l’iva.
Prezzi superiori a quelli del 2016 che erano, per la “vecchia” igt pinot grigio, tra i 50 e 58 centesimi al chilo. «Iniziano a vedersi gli effetti positivi della nuova doc – commentano i vertici della Coldiretti – e del relativo consorzio che ha tra gli obiettivi quello di mettere il pinot grigio in sicurezza e dargli il valore che merita, tutelando la redditività dei produttori e la reputazione del nostro vino. I prezzi delle uve sono interessanti ed è buona la redditività per ettaro».

Durante un recente incontro con i produttori aderenti alla Coldiretti, il presidente del consorzio doc pinot grigio Albino Armani ha spiegato tutto il lavoro svolto con Coldiretti riconoscendole la primogenitura: mettere insieme tre regioni, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia, sotto un unico vitigno denominatore comune per giungere alla doc più grande d’Italia e dare il giusto valore a un vino che per qualità e produzione può finalmente distinguersi.
Un’operazione strategica e una scommessa imperdibile per i produttori del Nordest, ricorda la Coldiretti, valutando la voce del turismo enogastronomico legato al valore identitario del prodotto e al forte appeal con il territorio fra l’altro così variegato e quindi in grado di dare a ogni bicchiere una degustazione ogni volta diversa. Anche Marco Calaon, da poco presidente del consorzio di tutela dei vini dei colli Euganei, sottolinea la positività di questa esperienza e della vasta area di coltivazione che può essere motivo di traino per altre tipologie di vigneti.

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