Tutte le strade portano in Cina. Anche attraverso il Polo Nord

Asia. L’ambizioso programma di rotte e infrastrutture commerciali di Pechino. Coinvolte oltre 60 nazioni lungo la nuova “via della Seta".

Tutte le strade portano in Cina. Anche attraverso il Polo Nord

La “via della Seta terrestre” arriva fino al cuore del Vecchio Continente: con le infrastrutture oggi esistenti i collegamenti merci giungono nelle principali capitali europee, e le maggiori multinazionali tedesche spediscono già via treno le merci da Duisburg a Chongqing, un tragitto di “sole” due settimane, invece dei 30-40 giorni via mare. La “via della Seta marittima” costeggia invece tutta l’Asia Orientale e Meridionale, arrivando fino al Mediterraneo attraverso il canale di Suez: l’Italia rappresenta il principale “porto naturale” del Mediterraneo prima del transito commerciale verso il Nord Europa. 

Tuttavia le possibilità del continente europeo di diventare il grande “hub centrale” della infrastruttura geo-commerciale di Pechino rischiano di infrangersi nelle incognite e nelle conseguenze che i cambiamenti climatici stanno apportando alla geografia mondiale. Si è aperta infatti una ulteriore via della seta che passerà per i ghiacci, proprio a causa dello scioglimento dell’Artico, liberando vie di navigazione finora precluse al traffico mercantile. Il governo cinese ha da poco pubblicato un libro bianco sull’Artico, dove si anticipa la strategia della “via della Seta polare”. Pechino ha in atto una politica di acquisizioni di infrastrutture portuali sulle rotte artiche, con investimenti da 10 a 20 miliardi di dollari. In termini commerciali se la “via della seta polare” dovesse diventare l’arteria principale, saranno proprio i porti del Mediteranno che si vedranno scippare il traffico merci dalla Cina. Stando a una ricerca pubblicata dall’Artic institute della Copenaghen business school, navigare da Tokyo verso l’Europa attraverso l’Oceano Artico garantisce un risparmio di tempo del 40 per cento rispetto all’altra rotta.

Se l’Italia giocherà bene le sue carte dal punto di vista diplomatico risulterà però ancora un’area strategica per il commercio cinese, anche alla luce della “via polare”: con il raddoppio del Canale di Suez, il Mediterraneo ha acquisito ancora maggiori potenzialità. La Cina ha investito nel Pireo ed è alla ricerca di un canale di accesso per spostare velocemente le merci nel resto d’Europa. Il governo italiano ha offerto al governo cinese – proprio durante l’ultimo esecutivo Gentiloni – diverse opzioni di utilizzo dei propri porti per diventare la base operativa nel Mediterraneo del commercio cinese (Venezia, Genova, Trieste). Una partita che se ben giocata – soprattutto utilizzando il livello sovranazionale dell’Unione Europea – potrebbe segnare una nuova era della centralità mediterranea del nostro paese, che ci permetterebbe oltretutto di riqualificare la nostra presenza geopolitica nei mutati assetti di potere regionale del Nordafrica e del Medioriente.

“One Belt One Road”

Si tratta del primo dossier geo-commerciale in ordine di importanza sulle scrivanie di chi nel mondo coordina e “disegna” le relazioni internazionali e i rapporti economici tra i diversi blocchi politici globali. La nuova “via della Seta”, meglio conosciuta negli ambienti economici con l’acronimo inglese di “One Belt One Road”, è un progetto di riposizionamento geopolitico a lungo termine della Cina, che di fatto ha l’obiettivo di aprire all’Eurasia – senza soluzione di continuità – la quasi sterminata capacità manifatturiera del colosso demografico e produttivo cinese.
Pubblicamente il piano è stato annunciato nel 2013 dal presidente Xi Jinping, in una conferenza in Kazakhstan, per creare una rete di infrastrutture in grado di collegare più di sessanta nazioni tra Asia, Europa e Africa, quasi il 65 per cento della popolazione mondiale e circa il 30 per cento della ricchezza commerciale internazionale. Nei propositi della Repubblica popolare cinese innovativi canali tra terra e mare collegheranno entro il 2049 l’Asia meridionale e centrale alla Russia, all’Africa e all’Europa, grazie alla costruzione di nuove ferrovie e porti (le linee ferroviarie del Kazakhstan già oggi collegano la Cina alla Russia, mentre dal Turkmenistan c’è un accesso all’Iran e al Medioriente).

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