Il Montenegro sceglie il presidente: l’intramontabile Djukanovic non ha rivali. Nel Paese molte contraddizioni

Già Capo dello Stato e sei volte premier, l'uomo forte di Podgorica negli ultimi 30 anni è il favorito secondo i sondaggi. Il principale candidato dell'opposizione, Mladen Bojanovic, promette cambiamenti ma dietro di lui s’intravvedono i filorussi. Che cosa succede nella “perla” dell'Adriatico? Sguardo verso l’Ue, turismo, criminalità diffusa e giornalisti intimiditi…

Il Montenegro sceglie il presidente: l’intramontabile Djukanovic non ha rivali. Nel Paese molte contraddizioni

Domenica 15 aprile i 532mila aventi diritto al voto in Montenegro si recheranno alle urne per scegliere il Presidente della Repubblica. Nella storia del piccolo Stato balcanico, affacciato sul Mar Adriatico, la cui popolazione non supera i 700mila abitanti, è la terza volta che si svolgono le presidenziali. Dopo la scissione della Jugoslavia e l’indipendenza da Belgrado nel 2006, oggi il Montenegro è ritenuto a Bruxelles un Paese “modello” nel cammino dell’integrazione europea, ma come in tutti i Balcani ci sono ancora molti problemi da risolvere.

L’uomo forte di Podgorica. Secondo il sondaggio del Centro per la democrazia e diritti umani (Cedem), i montenegrini sceglieranno un volto noto, l’intramontabile Milo Djukanovic, candidato del partito di governo Dps. Per ora le previsioni gli assegnano il 50,6% delle preferenze. Già presidente dal 1998 al 2002, sei volte premier e da 27 anni leader del Partito democratico, se avesse successo anche questa volta, Djukanovic diventerebbe il leader europeo rimasto più a lungo al potere.Negli anni si è guadagnato l’appoggio dell’Occidente, perchè anche grazie ai suoi sforzi il Montenegro è entrato nella Nato nonostante la forte opposizione della Russia e ha avviato l’iter per l’adesione europea.Ciò nonostante, i suoi avversari lo accusano di aver favorito la corruzione e la criminalità organizzata. Il quotidiano “Vjesti” cita un recente rapporto dell’organizzazione americana “Freedom house” dove si afferma che “Djukanovic ha schiavizzato il Paese”. “Dal 1991 al 2016 è stato o Presidente della Repubblica o primo ministro, e ora è “l’eminenza grigia che guida l’attuale primo ministro del suo partito, Dusko Markovic”, scrive il giornale montenegrino.

Opposizione filorussa. Il suo rivale principale a queste presidenziali è Mladen Bojanic, una candidatura comune della frammentata opposizione, economista indipendente ed ex parlamentare. I sondaggi gli danno il 35,5% ma, anche se la sua ambizione è di portare un cambio ai vertici del potere di Podgorica, occupato dal partito al governo, Bojanic è appoggiato dal Fronte democratico, il partito filorusso il cui leader è accusato di aver organizzato un complotto di Stato nell’ottobre del 2016 con l’aiuto di Mosca. Secondo il portale “Analitika” queste elezioni sono “cruciali”, perchè “verrà eletto non solo il Presidente della Repubblica, ma indirizzato anche l’orientamento politico del Paese”. Benché Bojanic sia definito filorusso, secondo l’analista politico Sergej Sekulovic, interpellato da “Voice of America”, una sua vittoria “porterebbe alla necessità di maggior dialogo sul piano interno, senza comportare netti cambiamenti nella rotta verso il cammino europeo del Montenegro”. E “non ci sarebbe una diversa posizione neanche riguardo l’adesione alla Nato”.

Una sola donna. Per la prima volta a queste presidenziali si presenta una donna, Draginja Vuksanovic, l’altra candidata dell’opposizione del Partito socialdemocratico, sostenuta però – sempre rimanendo ai sondaggi – appena del 7,9% degli elettori. Gli altri quattro candidati, alcuni dei quali rappresentanti della parte serba della popolazione che conta il 30% degli abitanti del Montenegro, raccolgono meno del 4% dei consensi. Diversi analisti, dando per scontata la vittoria di Djukanovic, si domandano se sarà eletto al primo turno.

Il presidente uscente. Tra il presidente uscente Filip Vujanovic, sempre del partito Dps, e il favorito Djukanovic ci sono molti aspetti comuni. Anche Vujanovic ha una lunga carriera da Presidente della Repubblica, ricoprendo la carica per ben 15 anni in tre mandati consecutivi. La sua presidenza sarà ricordata con alcune scelte difficili, tra le quali il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. I suoi oppositori lo accusano inoltre di non aver mantenuto la promessa di indire un referendum per l’adesione alla Nato.

Turismo e strani affari. Purtroppo, nonostante l’orientamento filo-europeo, la piena democrazia e lo stato di diritto non sono ancora pienamente realizzati nel Paese, che ha aperto 30 capitoli nelle negoziazioni con l’Ue. Nei giorni scorsi ci sono state delle dimostrazioni massicce a Podgorica, i clan mafiosi incendiano macchine e regolano i conti alla luce del giorno, mentre molti giornalisti investigativi vengono intimiditi. Nel frattempo gli interessi verso il Montenegro sono tanti, soprattutto da parte della Russia, “alleato storico” di Podgorica che non ha digerito l’adesione alla Nato. Secondo i dati della Banca centrale montenegrina, Mosca è il secondo maggiore investitore nel Paese, preceduto dagli Emirati Arabi, mentre al terzo posto è l’Italia; forte anche la presenza turca, soprattutto nelle aree costiere. Infatti, è proprio il mare il pezzo forte di Podgorica. L’anno scorso il piccolo Paese balcanico ha accolto 1milione 813mila turisti, soprattutto nelle zone di Budva, Tivat e le Bocche di Cattaro, dove fra l’altro risiede la minoranza cattolica. Sul Mar Adriatico si affacciano le super ville dei magnati russi, serbi e turchi, una piccola Costa Azzurra dei Balcani.

Iva Mihailova

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