Per una spiritualità incarnata

Chi pensa che la spiritualità non abbia a che fare con le problematiche sociali rischia di vivere separato dalla storia. La politica, l’economia, la gestione del bene comune, la sicurezza... sono tematiche che riguardano la vita di ogni credente e che trovano ospitalità in ciò che chiamiamo “dimensione spirituale”.

Per una spiritualità incarnata

Diceva il famoso teologo svizzero Urs von Balthasar (1905-1988) che la spiritualità «è l’atteggiamento fondamentale, pratico ed esistenziale di un uomo, atteggiamento che viene assunto come conseguenza ed espressione della sua fede religiosa, come espressione della sua interpretazione eticamente impegnata dell’esistenza».

In questi mesi in Italia siamo stati sommersi dai dibattiti, dalla contesa elettorale, da promesse e slogan in vista delle elezioni politiche del 4 marzo.
Che ci piaccia o meno, tutto questo è parte del vivere democratico di un popolo. E non può rimanere assente dall’interesse di un cristiano.

Un esempio luminoso ci viene proprio da sant’Antonio che in più occasioni si è interessato delle questioni sociali dei suoi concittadini.
Ricordiamo la vibrante predicazione contro l’usura facendo approvare una legge che salvava i debitori insolventi dal carcere. Ricordiamo la rischiosa visita al tiranno Ezzelino per chiedere la liberazione di alcuni cavalieri guelfi. L’indignazione, il senso di giustizia, il coraggio non possono mancare in chi ha fatto del Vangelo il proprio orizzonte valoriale. Lo “spirito” è centro animatore di ogni persona: rivela la globalità del suo essere, armonizzando anima e corpo, interiorità ed esteriorità, essere e agire.
È un piccolo input in questo tempo di quaresima, un invito a un esame di coscienza per verificare se e come la nostra sensibilità spirituale intercetti la vita e porti le problematiche sociali dentro la preghiera, le devozioni, le pratiche di pietà. Quale sensibilità abita il nostro cuore?

Da qualche mese “Il Santo dei miracoli” entra anche nel carcere di massima sicurezza di Padova. Vi sono reclusi coloro che hanno sbagliato e che stanno pagando per i loro errori. Sono comunque persone con una dignità da recuperare anche agli occhi del mondo.

Non sono estranei anche se non avremo mai la possibilità di incontrarli.
Lo fanno i volontari coinvolgendoli in progetti culturali, ragazzi delle scuole, parrocchie, gruppi formativi. Fa bene ai detenuti e agli ospiti. La passione per il bene comune, per la giustizia, per la riconciliazione, per la pace nasce da una profonda spiritualità interiore.

Dobbiamo andare oltre le frasi fatte, come “la politica è sporca”, “sono tutti uguali”, “non cambierà mai nulla”, “è tutto tempo sprecato”...
L’alba di un nuovo giorno nasce con il primo bagliore di luce. Quella portata da uomini e donne che hanno lottato per un mondo migliore e sempre pagando di persona. Ci sono anche oggi e sono coloro che hanno un animo grande, un orizzonte di pensiero e valoriale ampio, una profonda umanità che li rende capaci di appassionarsi per le sorti di questo pianeta.
Non tutti sono cristiani, magari nemmeno credenti: ma animati da profonda spiritualità perché non si fermano al proprio interesse, a fondare la vita sul possesso di beni. Vanno oltre, cogliendo e valorizzando la dignità umana, ciò che realizza le persone, mettendo al centro il futuro dell’umanità.

L’anniversario dei 70 anni della Costituzione ci ricorda che l’Italia si è data dei fondamenti solidi tra i migliori mondo.
È stata fatta da politici che pensavano in grande e con uno spessore umano e un senso civico alto. I princìpi che ci hanno consegnato sono ancora oggi una bussola di umanità e di democrazia. Valori che appartengono alla più genuina spiritualità evangelica, incarnati in leggi che permettono di non perdere la rotta del bene comune.

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