Dalla Sicilia a Padova sui passi del Santo

I frati della Basilica di Padova assieme a Enti e associazioni propongono una parte dell’intenso cammino del Taumaturgo per l’Italia: da Milazzo fino a raggiungere in 1550 chilometri la città d’adozione con un appuntamento ripetuto annualmente in vista dell’Ottavo centenario del suo arrivo tra le coste di Sicilia (1221).

Dalla Sicilia a Padova sui passi del Santo

Una volta entrato nell’Ordine francescano (1220), Antonio si trovò

a compiere un genere di fatica forse non immaginato: diventa

un camminatore, pellegrino del Vangelo sempre sulle strade

Tra gli appellativi ricevuti dai padovani, Antonio vanta quello di “Santo dai calcagni fruà”, “Santo dai talloni consumati”.
Consunti dal lungo camminare in pretto stile francescano, affrontato a piedi nudi. Risponde a realtà, certificata dalle indagini degli esperti durante la ricognizione (1981) delle sue ossa, evidenzianti “femori appartenuti a un individuo con notevole attività deambulatoria”.

Padre Vergilio Gamboso scrive: «Abbracciata la serafica milizia, egli entrò in un genere di fatica forse non immaginato: diventa un camminatore, pellegrino del Vangelo sempre sulle strade, in una stressante itineranza. Avrà raggiunto le coste marocchine forse ospite di un naviglio, ma poi la discesa a Marrakesh fu compiuta a piedi. E similmente, intercalata un’altra parentesi marinara lungo il Mediterraneo, costeggiando le rive d’Italia, il viaggio fino ad Assisi. Affrontando il quale si mostrò più robusto che in realtà non fosse e raggiunse la piccola città tenendosi a fatica sui piedi».

Forti di tali dati, i frati della Basilica di Padova assieme a Enti e associazioni propongono una parte dell’intenso cammino del Taumaturgo per l’Italia: da Milazzo fino a raggiungere in 1550 chilometri la città d’adozione con un appuntamento ripetuto annualmente in vista dell’Ottavo centenario del suo arrivo tra le coste di Sicilia (1221).

1. MILAZZO

Il nostro viaggio incontra alcune città italiane presenti nell’Assidua, perché più numerose son quelle che la tradizione asserisce toccate da Antonio. Padre Luigi Guidaldi, nel 1928, ne individua ben quarantacinque.

Inoppugnabile il suo arrivo sulle coste siciliane. Contratta la malaria e fallito il tentativo di convertire i Saraceni del Marocco, durante la navigazione di ritorno verso il Portogallo “per l’impeto dei venti, si vide deposto sui lidi della Sicilia”. “Venuto a conoscenza per bocca dei frati di Messina del capitolo generale di Assisi... arrivò come poté al luogo del capitolo”. Il Santo dunque, trascorso l’inverno 1220 a Marrakesh, durante la primavera seguente riprese forze al dolce clima della Sicilia. S’incamminò poi verso Assisi ove il 30 maggio 1221 venne celebrato il capitolo generale, presenti san Francesco e oltre 3.000 frati.

Milazzo o Messina? Più facile l’arrivo nella seconda ove esisteva un convento francescano e più radicata la tradizione della sua presenza che in altri luoghi. La Sicilia, dimostratasi orgogliosa di tale soggiorno durato meno di due mesi, architettò altre permanenze di lui a Cefalù, Vizzini, Taormina, Noto, Patti, Capizzi, Lentini e Castelbuono.

2. ASSISI

Gamboso sostiene, per le precarie condizioni fisiche del Santo e per la mancanza di pie tradizioni locali che ne testifichino il passaggio in luoghi calabri e campani, che egli abbia sostenuto i seicento chilometri di distanza da Messina ad Assisi via mare nel tratto Messina-Napoli o Messina-Anzio, poi a piedi. Tuttavia due siti calabri (San Marco Argentano e Pizzo) reclamano la sua presenza. Bene han fatto i promotori del “nuovo cammino” a seguire la romana via Popilia che congiunge Capua a Scilla.

In Assisi Antonio vide san Francesco senza esserne notato, perché giovane, straniero, appena entrato tra i minori e appartato. Trascorsi i nove giorni del capitolo che approvò una nuova regola francescana, fra Elia lo affiliò a fra Graziano. Questi lo scelse per l’ordine sacerdotale di cui era insignito, destinandolo all’eremo di Montepaolo ove i sei religiosi eran frati laici.

3. MONTEPAOLO - LA VERNA

In questo sito romagnolo tra gli Appennini Antonio rimase da giugno 1221 a settembre 1222 celebrando Messa, servendo i frati anche da sguattero, pulendo le loro camerette, pregando tanto, digiunando, affinandosi nell’impegno ascetico cui era portato e che confermerà con una successiva dimora a La Verna di Arezzo. Recuperò la salute manomessa dal fallimento del progetto in terra d’Africa. Madeline Pecora Nugent afferma che il Santo ebbe tutti i sintomi della depressione, nata dalla malaria e dall’insuccesso.

4. FORLÌ

Il 24 settembre 1222, dovendosi svolgere l’ordinazione di alcuni frati francescani e domenicani nella cattedrale di Forlì, il superiore della comunità invitò un volontario a farsi avanti per tenere un fervorino d’occasione. Il coraggio in nessuno! Il superiore obbligò allora Antonio a parlare alla comunità riunita nella dimora dei minori. Il Santo stupì per la profonda cultura biblica e la grande spiritualità. Giunta notizia alle orecchie di fra Graziano, ministro di Romagna, il Santo è incaricato a predicare all’interno della provincia.

5. RIMINI

Antonio diviene l’evangelizzatore peregrinante nel territorio dell’Italia settentrionale, insegna ai confratelli, confessa e vive nel contesto sociale ove diffonde la Parola di Dio. L’Assidua parla di città, castelli e paesi inondati dalla buona novella, ricordando però solo il nome di Rimini ove il Santo si trova nel 1223. Qui converte gli eretici e convalida la predicazione coi celebri miracoli della predica ai pesci e della mula che adora l’Eucarestia.

6. BOLOGNA

A fine 1223 e nell’anno seguente Antonio vive a Bologna, patria di numerosi studenti all’antica Università, insegnando la teologia ai frati nel convento di Santa Maria della Pugliola frequentato pure da studenti universitari. San Francesco gl’invia la lettera d’investitura all’insegnamento, chiamandolo “suo vescovo”: una svolta intellettuale nella famiglia minoritica, non troppo favorevole agli studi.

Dall’autunno 1224 a fine 1227 il Santo è in Francia. Attraversando a piedi la Provenza, torna in Italia per partecipare al capitolo generale di Assisi il 30 maggio 1227, venendo eletto ministro provinciale del nord Italia. Visiterà i vari conventi, trovando pure tempo per raggiungere a Vercelli l’amico Tommaso Gallo, maestro d’ascetica.

7. MARCA TREVISANA - ROMA - PADOVA

Nel giugno 1229 predica in tutto il Veneto con voce suadente, ricomponendo a pace le città, cristianizzandole e insegnando ai frati. Nel maggio 1230, durante il capitolo generale di Assisi, lascia l’incarico di ministro provinciale. Va a Roma, assieme ad altri frati per trattare di questioni interne all’Ordine presso papa Gregorio IX che lo definisce “Arca del Testamento”. Ritornato a Padova nel conventino di Santa Maria Madre del Signore, compone i Sermoni Domenicali e quelli dei Santi. A lui l’invenzione della predicazione quaresimale del 1231 che raccoglie ubertosi frutti.

8. CAMPOSAMPIERO - VERONA - ARCELLA

Il conte Tiso VI lo ospita nella sua tenuta di Camposampiero ove esiste un conventino con un grande noce sul quale passa in contemplazione

gli ultimi giorni, intervallati dall’andata a Verona per sollecitare la clemenza di Ezzelino III sui carcerati e dalla benedizione alla pianura padovana su un colle degli Euganei. Da Camposampiero il 13 giugno 1231, sentendosi mancare le forze, si fa accompagnare a Padova nel convento di residenza, ma muore all’Arcella nell’ospizio dei frati cappellani al monastero delle Clarisse.

I contrasti per la sua sepoltura tra gli arcellani, i frati, le monache e i padovani han fine il 17 giugno, quando il suo corpo viene sepolto con grande onore nella chiesa di Santa Maria Madre del Signore accanto alla quale sorgerà presto la maestosa Basilica.

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