Nel 2016 sono state almeno 1.032 le persone messe a morte in 23 paesi del mondo, il 37 per cento in meno rispetto al 2015, anno in cui Amnesty International ha registrato il più alto numero di esecuzioni dal 1989. Lo rende noto il nuovo Rapporto sulla pena di morte di Amnesty International, “Death sentences and executions 2016”.

Nonostante i rapimenti di due vescovi "sotterranei" nell'imminenza delle festività pasquali, i colloqui ufficiali tra Pechino e la Santa Sede procedono (in meno di due anni le parti si sono incontrate ben sei volte). L'arcivescovo di Hong Kong, John Tong, dalle colonne del suo giornale diocesano The Sunday examiner, sostiene che l'intesa di massima sarebbe già stata trovata, si tratta di ufficializzarla. Il vero nodo della questione rimane la nomina dei vescovi, che presuppone d parte cinese una grande apertura di fiducia nei confronti del papa.

Ieri a tarda sera, quando il risultato del primo turno per le presidenziali francesi era ormai chiaro, la Conferenza episcopale transalpina ha diramato una nota. Il segretario generale mons. Olivier Ribadeu Dumas ha ricordato che mai la chiesa indica un candidato per il quale votare, ma ha ribadito alcuni "elementi per la riflessione e il discernimento". “La dignità della nostra società si riconosce dal rispetto dei più deboli dei suoi membri, dall’inizio della loro vita sino alla loro fine naturale”.

La Santa Sede ha confermato il viaggio in Egitto del Papa, in programma per il 28 e 29 aprile. «Dopo il duplice attentato alle chiese copte – ha detto il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, card. Leonardo Sandri, ospite di Tv2000 – il viaggio acquista una luce più profonda su quello che possiamo chiamare il senso profetico dei viaggi con cui Francesco annuncia un mondo nuovo fatto di fraternità, riconciliazione, giustizia e pace».

Dopo il duplice attentato contro i cristiani in Egitto, per il presidente Abdel Fattah al-Sisi diventa sempre più complicato traghettare il paese verso la stabilità politica e sociale. Ne è convinto Andrea Margelletti, presidente del Centro studi internazionali: «C’è il rischio che con l’incremento delle misure di sicurezza e dei controlli aumentino gli effetti dello stato di polizia già in vigore. D’altro canto, perdere la battaglia contro il terrorismo sarebbe per al-Sisi e per tutto l’Egitto un colpo definitivo sia in termini interni, sia internazionali».

Se gli slogan della campagna referendaria dello scorso anno per portare il Regno Unito fuori dall’Unione Europea promettevano ai cittadini britannici il recupero di una grandezza passata, ora è la realtà dei fatti a consigliare molta più prudenza. In Scozia il 62 per cento ha votato contro la Brexit e il governo locale ha ottenuto il via libera parlamentare per l’indizione di un nuovo referendum (dopo quello del 2014) per staccarsi da Londra; ma è in Irlanda del Nord, dove pure la maggioranza ha votato per rimanere nell’Unione Europea, che potrebbero riaccendersi contrapposizioni e rivendicazioni dagli effetti dirompenti.