Afghanistan, eterno mattatoio per i giochetti dei potenti

Una quarantina d’anni di guerre a intensità variabile; generazioni su generazioni cresciute tra le bombe o con un fucile in mano. È questo l’Afghanistan, dove tutt’oggi 900 militari italiani puntellano un governo assai provvisorio, assieme soprattutto agli americani che qui hanno 9 basi militari. 

Afghanistan, eterno mattatoio per i giochetti dei potenti

Furono proprio gli americani a riaccendere la miccia, nel 2001 all’indomani delle Torri gemelle.
Enduring Freedom si chiamò l’operazione militare che portò al rovesciamento del regime talebano, considerato fiancheggiatore di ogni jihadismo esistente: e lo era. Sono passati più di 16 anni, gli americani si sono in parte ritirati nel 2014 e i talebani ora controllano dal 50 al 70 per cento del territorio. Insomma, tutto come prima.
In più, ai guerriglieri afghani si sono affiancati i miliziani dell’Isis in fuga da Iraq e Siria. Pochi, ma ben armati e molto “duri”, tanto che gli stessi talebani non sanno come comportarsi con loro: allearsi? Combatterli? Fare una tregua? Un po’ di tutto ciò, in realtà, perché la società afghana è fatta di clan, di tribù, di legami etnici; e soprattutto questo lembo d’Asia Centrale sta in mezzi a tanti giochi di potere di nazioni vicine e lontane, che qui fanno il bello e soprattutto il cattivo tempo.

I pakistani considerano l’Afghanistan cosa loro, il giardino dietro casa: da sempre alimentano e giostrano i clan talebani anche contro gli americani, nonostante Usa e Pakistan siano formalmente alleati.
L’Iran a sua volta sta a ovest di un confine che esiste solo sulle carte geografiche: assieme alla Russia, conduce una lotta senza quartiere nei confronti delle milizie sunnite jihadiste. E al di là delle montagne ci sarebbe una Cina che potrebbe fare da paciere, ma che intanto gode nel vedere gli americani sprofondare nella melma di Kabul e dintorni.

Nel mezzo, la popolazione che considera il governo un fantoccio occidentale, con un Parlamento fatto di trafficanti, capitribù, signori della guerra; e subisce i talebani che non hanno certo il metodo democratico nel sangue e nella mente. Questi ultimi hanno pure capito come funzionano i nostri mass media: fanno centinaia di attentati e stragi, ma ora cercano di colpire occidentali e organizzazioni non governative come Save the Children.
Così siamo costretti a occuparci di un Afghanistan che altrimenti finirebbe immediatamente nel nostro dimenticatoio.
Tanti giovani che non trovano lavoro e non vogliono trasformarsi in coltivatori di oppio o in milizie armate, scappano verso l’estero: in Iran, in Pakistan ma soprattutto verso Occidente. Qui però trovano una sorpresa: l’Ue due anni fa ha stretto un patto con il governo afghano. Soldi in cambio di rimpatri. Così decine di aerei pieni di giovanotti arrivati in Svezia o in Danimarca partono alla volta dell’Asia centrale. Pace duratura? Sì: quella del cimitero chiamato Afghanistan.

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