Somalia, il dramma senza fine di uno stato tecnicamente fallito

Mogadiscio presa di mira dai terroristi: in due settimane oltre 400 morti vittime di attentati. Il presidente decapita i vertici della sicurezza e la Somalia non si emancipa dal suo essere uno "Stato fallito" che non sa dare alcun aiuto al milione di persone costrette ad abbandonare la propria casa per colpa della siccità.

Somalia, il dramma senza fine di uno stato tecnicamente fallito

In due settimane sono oltre 400 le vittime degli attentati terroristici che hanno colpito Mogadiscio e sono stati rivendicati dall'organizzazione integralista islamica somala al-Shabaab contro la quale, dopo il primo attentato del 14 ottobre che ha causato 350 morti, il governo somalo ha decretato lo stato di guerra. Dopo il secondo attentato del 28 ottobre il governo ha poi sollevato dall’incarico i capi della Nisa (agenzia per la sicurezza) e della polizia, azzerando i vertici delle forze di sicurezza dopo le dimissioni del capo di stato maggiore dell’esercito e del ministro della difesa.

«Il licenziamento da parte del governo dei vertici della sicurezza del paese – sottolinea il vescovo di Mogadiscio, mons Giorgio  Bertin – rischia di rendere la situazione ancora più precaria. Infatti potrebbe voler dire che ci sia stata un po’ di negligenza, oppure il governo cerca di rispondere a questa situazione mostrando un po’ più di forza. Quello che è auspicabile è che la popolazione civile si ribelli a questi attentati e che sia sempre più unita alle forze di sicurezza e a quelli che cercano di riportare un po’ di legge e ordine in Somalia. Anche la comunità internazionale deve essere più vicina, perché ci sono diversi attori internazionali presenti nel paese. Mi sorprende che questi elementi fanatici possano continuare ad agire e a fare del male alla popolazione. Se vogliamo fermarli dobbiamo unire tutte le forze».

La Somalia è considerata da tempo uno “stato fallito”, vale a dire incapace di garantire i servizi essenziali ai propri cittadini: un paese senza sicurezza, senza possibilità di lavoro, in cui mancano i basilari riferimenti istituzionali. A questo si aggiunge l’esodo di un milione di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dei conflitti e della siccità. Lo testimonia Norwegian Refugee Council (Nrc), una ong  che opera in Somalia dal 2004, secondo la quale la metà della popolazione , oltre 6 milioni di persone, ha necessità di assistenza umanitaria e almeno 3 milioni di queste possono essere considerate in una situazione di crisi.

All’Angelus del 1° novembre anche il papa ha voluto ricordare la tragedia del paese: «Sono profondamente addolorato per gli attacchi terroristici di questi ultimi giorni in Somalia, Afghanistan e ieri a New York. Nel deplorare tali atti di violenza, prego per i defunti, per i feriti e i loro familiari. Chiediamo al Signore che converta i cuori dei terroristi e liberi il mondo dall’odio e dalla follia omicida che abusa del nome di Dio per disseminare morte». Anche il responsabile dell’Ufficio Africa di Caritas italiana Fabrizio Cavalletti ha spiegato a Radio Vaticana che verso la Somalia, una terra divisa e sfruttata, finora la comunità internazionale non ha avuto il giusto atteggiamento e ha ricordato «i tanti che hanno dato la vita col rischio di sembrare “testimoni inutili”, ma che ci indicano che una via per la pace è possibile anche dove sembra che tutto sia perso».

Da considerare con grande attenzione in vista dei futuri sviluppi anche la svolta in tema di alleanze messa in atto dal presidente Mohamed Abdullahi (detto Farmajo): la Somalia è sempre stata uno degli stati più filosauditi della regione, eppure il 30 settembre a Mogadiscio è stata inaugurata la giù grande base di addestramento turca all’estero, che permette ad Ankara di mettere piede in una regione dove è forte la presenza di aziende turche. Intanto si segnala che centinaia di militari etiopici pesantemente armati hanno varcato il confine entrando in Somalia, presumibilmente per appoggiare un'offensiva del governo somalo contro i terroristi islamici al-Shabaa e i militari Usa hanno per la prima volta condotto due raid aerei contro l'Isis nel Nordest del paese.

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Parole chiave: terrorismo islamico (1), Somalia (3), siccità (9)
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