Venezuela, l’Europa premia l’opposizione, ma nelle urne vince ancora Maduro

La conferenza dei presidenti del Parlamento europeo ha deciso di attribuire il Premio Sakharov 2017 per la libertà di pensiero all'Opposizione democratica in Venezuela. Il premio, arrivato alla 29° edizione, sarà consegnato a Strasburgo durante una cerimonia il 13 dicembre.

Venezuela, l’Europa premia l’opposizione, ma nelle urne vince ancora Maduro

Il premio Sacharov per la libertà di pensiero 2017 è stato assegnato all’opposizione democratica venezuelana: l’Assemblea nazionale e tutti i prigionieri politici nella lista del Foro penal venezolano. 
L’assegnazione del premio all’opposizione democratica venezuelana è stata decisa, come ogni anno, dalla Conferenza dei presidenti, cioè dai leader dei gruppi politici e dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani che ha dichiarato:

«Il Parlamento europeo è da sempre in prima linea per difendere e promuovere la libertà, la democrazia e gli altri diritti umani, dentro e fuori i nostri confini. Oggi abbiamo il dovere di denunciare, ancora una volta, l’inaccettabile situazione del Venezuela. Oggi questo Parlamento vuole manifestare la sua vicinanza e rendere omaggio a tutto il popolo venezuelano».

 Il premio Sacharov per la libertà di pensiero, intitolato allo scienziato sovietico e dissidente politico Andrej Sacharov,  è stato istituito nel 1988 per onorare persone e associazioni che si sono distinte nella difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Viene assegnato ogni anno e consiste in un certificato e nella somma di 50 mila euro, che saranno consegnati in una cerimonia al Parlamento europeo a Strasburgo il prossimo 13 dicembre.

La situazione in Venezuela è andata seriamente peggiorando nel corso dell'anno, sia per la democrazia che per i diritti umani e l’economia, in un clima di crescente instabilità politica e sociale. Il partito al potere ha continuamente limitato lo stato di diritto e l'ordine costituzionale e nel marzo 2017 la Corte suprema ha tolto il potere legislativo all'Assemblea nazionale eletta democraticamente. «Non è solo un scontro politico – denuncia il presidente dell'Assemblea Julio Borges – È uno scontro vitale ed esistenziale basato sui valori». I numeri sono eloquenti: quello dei dei prigionieri politici è salito a oltre seicento, secondo l'ultima relazione del Foro penal venezolano, un'organizzazione venezuelana di spicco per la difesa dei diritti umani che offre assistenza legale gratuita alle persone con limitate risorse economiche e che si presume siano vittime di detenzione arbitraria, tortura o violenze durante le proteste. Dall'inizio dell'anno sono stati uccisi oltre 130 oppositori e più di 500 sono stati arrestati arbitrariamente.

Nonostante gli scontri e le proteste, il partito del presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha comunque vinto le elezioni regionali a metà ottobre con 18 governatori su 23. Alle elezioni hanno partecipato anche i partiti di opposizione e il movimento che li aveva sostenuti nella lotta contro Maduro è  quasi scomparso. A complicare le strategie del partito Azione Democratica anche il fatto che quattro dei cinque governatori dell’opposizione eletti, hanno prestato giuramento per entrare in carica davanti all’Assemblea costituente, l’organo che le opposizioni avevano definito illegittimo, e che con il loro giuramento i governatori hanno di fatto legittimato. Una scelta che è stata difesa dal leader di Azione Democratica Henry Ramos Allup, benché prima del voto avesse dichiarato che nessuno dei suoi candidati, se eletto governatore, avrebbe prestato giuramento «davanti a quella truffa incostituzionale che chiamano Assemblea Costituente».

L'attenzione si sposta così già al prossimo anno, quando in Venezuela sono in programma le elezioni presidenziali. La crisi che le opposizioni stanno vivendo non promette risultati positivi e il presidente Maduro ha invitato provocatoriamente lo stesso Allup a candidarsi, sottolineando che in Venezuela ha vinto la pace. A che prezzo, è però sotto gli occhi di tutti.

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