Terra Terra... di Antonio Gregolin

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Nella società del “se”, del “ma” e “sì, ma però…”, abbiamo la certezza di  sapere molte più cose di quante se ne sapessero qualche decennio fa. Per questo vien troppo facile dire che siamo una società tecnologicamente abilis – mai nella storia, l’umanità ha avuto mezzi tanto potenti ed efficaci – ma continuiamo testardamente a rifiutare di compiere scelte responsabili e sapienti.

L’eco del Cantico , con la potenza del suo inno a «sora morte corporale» travalica i secoli fino ai nostri giorni, alla nostra stessa vita, donandoci parole che pesano ancor di più su una società come la nostra, impegnata con ogni mezzo possibile a “mascherare” e esorcizzare quella morte che non sappiamo più accogliere come punto d’arrivo e culmine del ciclo naturale della vita.

Il 25 agosto scorso ricordate cosa si è celebrato a Padova? Non sforzatevi troppo, perché nessuno ha fatto festa o vi ha invitato. La scusa potrebbe essere che si rimembrano i giorni felici, mentre quelli infausti si scordano. Tutto vero, com’è vero che quell’ultimo venerdì d’agosto, mentre molti padovani gustavano ancora il sapore di vacanza, l’urbe patavina superava i 50 giorni dall’inizio dell’anno di sforamento del limite giornaliero dell’ozono stabilito dalla legge, che non deve andare oltre i 25 giorni dell’intero anno. 

L'incredibile silenzio che ha accompagnato l'addio a Roberto Bassi, di Lugo di Vicenza, moderno Marco Polo, che nel 1971 percorse a piedi gli 11 mila chilometri che separano Roma e Tokio perché non venisse dimenticata l'impresa dell'aviatore thienese Arturo Ferrarin. "Solo silenzio che di certo dice tutto sul nostro senso etico di “rendere omaggio”. I veneti moderni sono anche questo: silenti davanti a tutto e tutti, anche quando è il “bene” a mostrarsi. Anche allora preferiscono non dire. Non ricordare. Non riconoscere un merito conseguito sul campo, che per noi diventa un demerito storico e cronico".

“Iper-super-mega” indicano quasi sempre il mercato passato dalla storica piazza al centro commerciale con tanto di aria condizionata per tutti. Se ribaltassimo i prefissi potremmo invece trovarci come conseguenza: l’iper-consumo. Il super-sfruttamento delle risorse. E per quanto riguarda il Veneto (ma il è problema nazionale), il mega-consumo del suolo.

La vera festa di riconoscenza verso chi ci ha dato alla luce è ogni giorno e resta nel cuore. La riflessione di Antonio Gregolin parte dalla notte dei tempi e affonda la sua verità nel quotidiano materno che ci accompagna.

Siamo noi il clima e paesaggio. Noi che lo viviamo e subiamo. Noi che lo modifichiamo. Noi che ci nutriamo. Inscindibile dai cambiamenti climatici è l’attività umana, come la scienza ormai acclara inconfutabilmente.

Autorevoli studiosi che allo stato attuale per riportare le falde ai livelli di tre anni fa, servirebbe un mese di pioggia ininterrotta. La “legge del pendolo” climatico, per dirla con gli studiosi, sta imponendo i suoi ritmi, con fenomeni estremi. La vetusta rete idrica nazionale che seguita a disperdere il 49 per cento dell’acqua erogata 

Torno a scrivere su una realtà che puntualmente mi turba. Il 21 marzo, convenzionalmente da l’avvio alla primavera. Stagione amena, con fiori e profumi, dove i poeti si scatenano e gli amori impazzano. Tempo in cui per ricordare tutto ciò, nelle scuole di un tempo si celebrava il rito agreste della “festa degli alberi”, con migliaia di piantumazioni. E oggi?

È arduo da figlio di una terra, quindi abitante di un luogo e cittadino di un territorio, raccontare l’infelice sorte di cui si è testimoni in meno di un quinquennio. Arduo perché l’attaccamento mentale, geografico e storico per la tua terra, t’impedisce spesso di essere obiettivo su cose, fatti e persone, benché i segnali, i cedimenti e debolezze strutturali si mostrino sotto gli occhi di un’intera regione e nazione. Talmente evidenti che la storia postuma faticherà a giustificarne l’operato. Parlo di Vicenza e del Vicentino, terra d’alta pianura ricca ed effervescente, che è stata per decenni sinonimo di sviluppo, imprenditoria ed etica sociale (si pensi a Marzotto col suo modello di sviluppo industriale integrato).