Terra Terra... di Antonio Gregolin

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La vera festa di riconoscenza verso chi ci ha dato alla luce è ogni giorno e resta nel cuore. La riflessione di Antonio Gregolin parte dalla notte dei tempi e affonda la sua verità nel quotidiano materno che ci accompagna.

Siamo noi il clima e paesaggio. Noi che lo viviamo e subiamo. Noi che lo modifichiamo. Noi che ci nutriamo. Inscindibile dai cambiamenti climatici è l’attività umana, come la scienza ormai acclara inconfutabilmente.

Autorevoli studiosi che allo stato attuale per riportare le falde ai livelli di tre anni fa, servirebbe un mese di pioggia ininterrotta. La “legge del pendolo” climatico, per dirla con gli studiosi, sta imponendo i suoi ritmi, con fenomeni estremi. La vetusta rete idrica nazionale che seguita a disperdere il 49 per cento dell’acqua erogata 

Torno a scrivere su una realtà che puntualmente mi turba. Il 21 marzo, convenzionalmente da l’avvio alla primavera. Stagione amena, con fiori e profumi, dove i poeti si scatenano e gli amori impazzano. Tempo in cui per ricordare tutto ciò, nelle scuole di un tempo si celebrava il rito agreste della “festa degli alberi”, con migliaia di piantumazioni. E oggi?

È arduo da figlio di una terra, quindi abitante di un luogo e cittadino di un territorio, raccontare l’infelice sorte di cui si è testimoni in meno di un quinquennio. Arduo perché l’attaccamento mentale, geografico e storico per la tua terra, t’impedisce spesso di essere obiettivo su cose, fatti e persone, benché i segnali, i cedimenti e debolezze strutturali si mostrino sotto gli occhi di un’intera regione e nazione. Talmente evidenti che la storia postuma faticherà a giustificarne l’operato. Parlo di Vicenza e del Vicentino, terra d’alta pianura ricca ed effervescente, che è stata per decenni sinonimo di sviluppo, imprenditoria ed etica sociale (si pensi a Marzotto col suo modello di sviluppo industriale integrato).

Curiosa convivenza lessicale, del parlare in italiano per descrivere il dialetto veneto. Per non dire di chi parla in dialetto, sull’italiano. In entrambi i casi sempre lingua è. Anzi, comunicazione verbale che nasce e incarna un territorio. 

In Veneto esistono quasi quattro milioni tra auto e moto (numero in crescita), cui vanno ad aggiungersi circa 400 mila camion merci, 17 mila trattori e un buon numero di altri mezzi da lavoro. Se li lasciamo in sosta col motore acceso il tempo di comprare il giornale... quanti danni producono?

Lo starebbe dimostrando la scienza: le piante (in generale) avrebbero reazioni indotte da ciò che accade loro intorno. 

Prima scena.
Un giardino con un ragazzino di dieci anni che con il suo smartphone (telefonino) si muove affannosamente alla caccia di chissà che. La mia domanda che seguì, fu: «Cerchi qualcosa?». La madre a distanza risponde: «Tranquillo, sta solo cercando di catturare un Pokemon…». 

“Ze tempo de pisacan, rosoe, rampusoi e tanoni!”. Esclamazione popolare a primavera, quando oltre alle rondini (chi le vede più oggi!) germogliano le erbette selvatiche in campi e boschi. Radici, foglie e germogli, finiscono ieri come oggi col divenire ingredienti della cucina povera, ma ricca di sapori.