Medici, la grande fuga dall'Italia

I dati della Commissione del senato a fine legislatura mettono chiaramente in luce i problemi della sanità italiana: finanziamenti inadeguati alle regioni, esodo dei pazienti dal sud al nord, medici di famiglia insufficienti e in continuo calo, fuga all'estero di oltre 2.000 professionisti ogni anno, corruzione diffusa.

Medici, la grande fuga dall'Italia

A palazzo Madama, da oltre dieci anni sono persuasi che occorra un sonoro starnuto per sentire il premier pronunciare la parola… salute.
Tuttavia i senatori Luigi D’Ambrosio Lettieri e Nerina Dirindin hanno puntualmente presentato a fine legislatura l’Indagine conoscitiva sulla sostenibilità del servizio sanitario nazionale. Il documento della Commissione (48 pagine che sintetizzano decina di audizioni) dal 10 gennaio scorso è agli atti.

Si comincia con i dati Istat 2014 sul ricorso alle cure
9 milioni che vanno a visite mediche, escluse le odontoiatriche; 3,7 milioni ad accertamenti diagnostici; più di 6 milioni alle analisi del sangue; 1,7 milioni a ricovero in ospedale.

E immediatamente si passa alla contabilità
«La legge di bilancio fissa per il 2018 il finanziamento pari a 114 miliardi di euro, uno in più rispetto al 2017. L’aumento non è peraltro sufficiente a coprire le maggiori spese già imposte alle regioni: il rinnovo dei contratti e delle convenzioni (stimato circa 1,3 miliardi) cui si aggiunge il taglio di 604 milioni per coprire il rifiuto delle regioni a statuto speciale a partecipare al risanamento della finanza pubblica».

In senato hanno anche radiografato il sistema degli ospedali: 3,4 posti letto ogni mille abitanti, che secondo Oecd (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi) resta inferiore alla media europea. E il ministero della salute certifica come nel 2016 siano stati effettuati 8.692.371 ricoveri per un volume di degenza pari a 60 milioni di giornate.

Il termometro ufficiale è offerto dai Lea, i livelli essenziali di assistenza che devono essere garantiti per tutti. Emilia, Toscana, Veneto e Piemonte “performano” meglio nella certificazione ministeriale. Sono sette le regioni del Sud che, invece, sono al di sotto della soglia di adempienza. Con il conseguente “esodo” dei pazienti.

La vera, grande, irrisolta “emergenza” continua a essere l’invecchiamento.
Da un lato, aumenta la speranza di vita alla nascita: fra i 34 paesi Oecd l’Italia occupa il quinto posto dopo Giappone, Islanda, Svizzera e Spagna. Tuttavia le stesse statistiche Oecd certificano come nel 64 per cento dei casi sia la famiglia a preoccuparsi degli over 65 con patologie croniche.
Inequivocabile il testo della Commissione: «L’assistenza e la cura delle persone non autosufficienti, in particolare anziani e disabili, costituisce uno degli aspetti più urgenti su cui intervenire. Il nostro paese non dispone di una vera e propria politica nazionale per la non autosufficienza: manca un “modello” coerente di sostegno e mancano adeguati finanziamenti del relativo Fondo nazionale».

Nell’indagine del senato, si raffinano altre tendenze.
Il tasso di obesità infantile fra i più alti del pianeta: un bambino su tre è sovrappeso. Il tabagismo giovanile costituisce un problema, mentre il tasso di fumatori adulti supera il 22 per cento. E se diminuisce nettamente il consumo di alcol, il binge drinking sembra impennarsi fra i Millennials.

Capitolo tangenti, concussione e gestioni fuori controllo.
«La Rete europea contro le frodi e la corruzione nel settore sanitario, un’organizzazione cui l’Italia non ha ancora aderito, stima che in Europa circa il 6 per cento del budget per la sanità sia assorbito dalla corruzione» si legge. D’altro canto, c’è il lavoro della Commissione antimafia: «Segnala come l’opacità dei bilanci e la confusione amministrativa facilitano la nascita di interessi illeciti e di collusioni fra criminalità e sistema sanitario».

Prima delle conclusioni, il documento della Commissione descrive nero su bianco il più che allarmante trend fra gli operatori della sanità pubblica che sono oltre 715 mila
«L’Anaao stima che nei prossimi dieci anni perderà in media due medici al giorno, cioè 730 medici all’anno. L’età media dei medici in servizio è intorno ai 54 anni, superiore alla media del resto del personale. Con riguardo ai medici di famiglia, nei prossimi sei anni si stima che andranno in pensione in 21.700, a fronte di circa 6.000 nuovi medici di famiglia. Per il personale infermieristico, si stima che il pieno rispetto delle direttive europee sui turni di lavoro imporrebbero l’assunzione di circa 15 mila infermieri. E invece molta attività è svolta da personale acquisito attraverso forme varie di intermediazione (in particolare cooperative). L’età media di quelli dipendenti è intorno ai 48 anni».

«A fronte di tutto ciò, ogni anno oltre 2.300 professionisti del settore (nell’ultimo quinquennio sono aumentati di sei volte) predispongono i documenti per poter esercitare all’estero, con una perdita economica e culturale per il nostro paese, che ha investito per la loro formazione e non utilizza le loro competenze».

Chi se ne prenderà cura?

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Medici, la grande fuga dall'Italia
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