Migranti, soldi dall’Europa all’Italia. Ma i ricollocamenti sono fermi

La Commissione Ue ha deciso lo stanziamento di 58,2 milioni di euro a favore dell’Italia: un contributo d’emergenza per rispondere alle necessità poste dal flusso dei migranti che raggiunge la penisola e che fa salire l’aiuto complessivo a 147,6 milioni. Un aiuto concreto, ma che non basta a fronte della paralisi dei ricollocamenti.

Migranti, soldi dall’Europa all’Italia. Ma i ricollocamenti sono fermi

La Commissione Ue ha deciso lo stanziamento di 58,2 milioni di euro a favore dell’Italia: un contributo d’emergenza per rispondere alle necessità poste dal flusso dei migranti che raggiunge la penisola e che fa salire l’aiuto complessivo a 147,6 milioni.
Sono risorse provenienti dal Fondo per l’integrazione, l’immigrazione e l’asilo (Amif), per il potenziamento della capacità di accoglienza, dell’assistenza sanitaria, legale e materiale dei migranti. A maggio, invece, erano arrivati 15,33 milioni di euro per migliorare il funzionamento del sistema dei ricollocamenti e il trasferimento di rifugiati in altri paesi membri dell’Ue.

Nel complesso a oggi, per il periodo 2014-20, la Commissione europea ha stanziato 592 milioni per l’emergenza immigrazione in Italia.

Nel 2016 il numero di domande d’asilo accolte dal nostro paese è stato di 35.450, con un aumento di circa 6 mila persone rispetto al 2015, ma il tasso di approvazione delle richieste resta piuttosto basso: a fronte di 89.875 richieste, l’esito positivo è arrivato al 39 per cento, contro una media comunitaria del 61. Nigeria, Pakistan e Afghanistan sono le nazionalità più rappresentate.

Ricollocamenti: l'Europa è paralizzata

Secondo un report della Commissione europea, la stima iniziale di 160 mila persone da ricollocare tra Italia e Grecia si è ridotta a 100 mila circa, un calo determinato dalla diminuzione degli arrivi in Grecia, mentre da noi è dovuto alle scarse adesioni al progetto da parte dei migranti.
Attualmente sono 20 mila i rifugiati entrati nel programma, ai quali se ne devono aggiungere, pronti a partire, 12.500 dalla Grecia e 4 mila dall’Italia.

Nonostante il calo, i numeri rimangono ingenti e vista la netta chiusura di diversi stati martedì scorso la Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione contro Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, accusate di aver violato gli obblighi giuridici sanciti dalle decisioni del Consiglio e gli impegni nei confronti degli altri stati membri.

«L’Ue è fondata sulla solidarietà e la condivisione di responsabilità – ha sottolineato Dimitris Avramopoulos, commissario per la migrazione – Questi valori fondamentali si applicano a tutte le nostre politiche e la migrazione non è un’eccezione. Non possiamo abbandonare e non abbandoneremo gli stati membri che hanno una frontiera esterna. E quando si tratta della ricollocazione, sarò molto chiaro: l’attuazione delle decisioni del Consiglio sulla ricollocazione è un obbligo giuridico, non una scelta».

Il tema delle migrazioni sarà al centro anche del Consiglio europeo della prossima settimana.

Martedì 20 la Giornata mondiale del rifugiato

L’auspicio è che alla soluzione del problema possa contribuire anche il denso programma di eventi per la “Giornata mondiale del rifugiato”, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea generale dell’Onu che si celebra martedì 20 giugno, il cui obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo.

Quest’anno le iniziative si svolgeranno all'interno della campagna #withrefugees, che ha l'obiettivo di promuovere la conoscenza reciproca, valorizzando le iniziative dal basso per far conoscere le realtà di chi accoglie e rafforzare l'incontro di italiani e rifugiati.
Sport, arte, cucina, testimonianze sono i temi proposti in Italia lungo tutto il mese.
Inoltre l’Unhcr, insieme alla rete italiana dei centri per rifugiati Sprar, organizza giornate di "porte aperte" dei centri.

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Parole chiave: ricollocamenti (2), migranti (202), migrazioni (6), sbarchi (31)
Fonte: Redattore sociale
Migranti, soldi dall’Europa all’Italia. Ma i ricollocamenti sono fermi
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