Silvio Martinello, il "professore" che racconta il Giro agli italiani

Il Giro d'Italia sta per entrare nella settimana decisiva. A raccontarlo agli appassionati dai microfoni della Rai c'è anche Silvio Martinello, padovano, classe ’63, attuale prima voce tecnica di Rai Sport per il ciclismo.
18 anni da professionista, ha corso 12 Giri d’Italia, 4 Tour de France e 4 Giri di Spagna. Quattro giorni in maglia rosa nel Giro del 1996, i suoi successi più importanti li ha ottenuti in pista, dove è stato campione olimpico ad Atlanta ’96.

Silvio Martinello, il "professore" che racconta il Giro agli italiani

«Beh, se mi chiedi quale sia la corsa che non dimentico, allora penso da una parte al Tour, dall’altra all’oro olimpico, quell’oro che vale in fondo tutta una carriera. Il Tour l’ho corso quattro volte, mai sono riuscito a vincere una tappa, diciamo che è un piccolo rimpianto che mi porto dentro.
Di quell’oro olimpico ricordo molte cose, intanto come quell’appuntamento mi abbia accompagnato in pratica per un anno: come m’ero programmato per arrivarci, quanto maniaco fossi nel curare ogni particolare, occhio all’aria condizionata, sempre lì a starmi attento. Poi in camera, la sera della vigilia, a scorrere per bene la lista dei partenti, le loro caratteristiche, io che mi dico che li posso battere questi, sì. Si correva all’aperto, c’era rischio pioggia, la gara sarebbe potuta durare anche meno, c’era da essere subito aggressivi e la cosa che più ricordo, che più mi è rimasta dentro, è quanto e come si stessero scaldando i miei avversari, con quale intensità, pareva una corsa di 3-4 km, non sui 40 come sempre.

Sulla Gazzetta dello Sport, il giorno dopo Candido Cannavò mi titolò come “professore”, così poi continuarono a chiamarmi e certo non sbagliai proprio nulla quel giorno…».

«L’ultimo Giro io l’ho corso nel 2000 ed è dal 2003 che mi trovo a viverlo con la Rai. Esperienza che mi continua ad affascinare, ancor più dal 2014, da quando diciamo sono stato “promosso” a prima voce tecnica. Dapprima consulente tecnico della regia, poi opinionista, ora sono una sorta di narratore aggiunto, con queste cronache lunghissime per cui studio e mi preparo.
Certo, i percorsi, le caratteristiche dei corridori, le tattiche eccetera, ma pure quest’Italia che scorre via con la sua storia, l’arte, i paesaggi, le eccellenze del territorio. Mi piace molto e mi gratifica, sì, mi sento privilegiato».

«Dai, mostra sempre tanta e tanta forza il ciclismo. Per me è per quella sua semplicità di fondo, è questo che io credo continui ad appassionare la gente, un zoccolo duro di passione che continua a resistere, a essere alimentato.

Tanta più tecnologia, bus delle squadre che costano centinaia di migliaia di euro, materiali sempre più sofisticati e tutto questo fa comunque sempre da contorno alla fatica, che è tanta ed è quella di sempre, dell’andare in bicicletta. E non a caso ecco le tappe di montagna, quelle più seguite, dove tutto si semplifica ed è la fatica, appunto, quella che più viene riconosciuta. Con l’imprevedibilità che sempre ci può essere: aspetti magari degli attacchi e non succede nulla, ma può invece capitare come lo scorso anno, col recupero di Nibali, quando ci siamo trovati a raccontare una storia che nessuno un paio di giorni prima avrebbe potuto immaginare».

«Con i corridori il mio metodo è quello di starmene, come dire, un po’ distaccato; potrei certo avere i numeri di tutti, ma non chiamo, diciamo che resto un po’ sulle mie, un giusto distacco per non avere troppa confidenza, così da essere più libero per un’eventuale critica, per aver la mia autonomia, sempre con rispetto chiaramente. No, non la uso ormai più la bici, giusto quella da città, per muovermi qui attorno. A casa ne ho in tutto sette/otto, nessuna comunque assemblata, anche mio figlio Nicolò ha corso, è stato anche stagista alla Cannondale Liquigas, ma poi ha lasciato stare, non c’erano nemmeno le condizioni minime per continuare. È laureato e comunque l’ha trovata lui la sua strada e il suo lavoro.

Dunque i pezzi sono lì e penso che prima o dopo li metterò assieme, le assemblerò quelle biciclette e le metterò, che so, in una sala, da qualche parte. Sono bici che pure valgono un bel po’, ma per me è soprattutto il valore affettivo che conta, quel che hanno significato per me, sì, questo».

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Parole chiave: martinello (1), giro-ditalia (1), rai (7), olimpiadi (6)
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