Elezioni regionali: ecco come (non) si è votato nei comuni della diocesi di Padova

La corte d'appello di Venezia ha finalmente reso noto l'elenco degli eletti in consiglio regionale per la decima legislatura che si chiuderà nel 2020. Quello che si riunisce per la prima volta lunedì 22 giugno sarà un consiglio "under 50", al femminile e con molti esordienti. Ma come hanno votato i veneti il 31 maggio? Ecco l'analisi del voto, a partire dal 1990 comune per comune in tutto il territorio diocesano, condotta da Gianni Saonara.

Elezioni regionali: ecco come (non) si è votato nei comuni della diocesi di Padova

È un'analisi precisa e pulita quella di Gianni Saonara, condotta comune per comune nel territorio della diocesi di Padova, con l'obiettivo di raccontare come si è evoluto il voto alle elezioni regionali in Veneto a partire da 25 anni fa. Emerge chiaramente come, praticamente in tutti i comuni, lo scudo crociato della Democrazia cristiana, saldamente al primo posto per consensi nel 1990, abbia lasciato il posto alla Lista Zaia o ad Alberto da Giussano che campeggia nel simbolo della Lega Nord lo scorso 31 maggio.

Non solo: Saonara passa in rassegna l'andamento elettorale delle ultime quattro chiamate al voto: Regionali 2010, Politiche 2013, Europee 2014 e Regionali 2015. È impressionante rilevare la volatilità del voto veneto. Nei 149 comuni "diocesani" alle Regionali di cinque anni fa in 129 casi la lista più votata è stata la Lega nord. Alle Politiche di due anni fa, in quasi 120 comuni la lista più votata è stata quella del Movimento 5 stelle. Le Europee del 2014, quelle del 40 per cento al Pd di Renzi, riporta infatti un Partito democratico primo partito in 140 comuni, per arrivare alle Regionali del 31 maggio con Lista Zaia (96 comuni) e Lega Nord (42) che tornano a fare il pienone. 

A preoccupare più di ogni altro dato è però l'astensionismo, che in questa tornata elettorale ha toccato livelli record, pur rimanendo il Veneto la regione in cui si è votato di più (57 per cento).

La decima sarà dunque una legislatura regionale “under 50”, “al femminile”, con molti “esordienti” e con una forte rappresentanza di esperti di agricoltura e sanità. Dal punto di vista strettamente anagrafico, il nuovo consiglio avrà un età media di 46,5 anni (nella nona legislatura l’età media era 53,6) e vedrà la presenza di tre under 30, di otto trentenni, di 17 quarantenni e 20 cinquantenni. Tre inoltre sono gli over-60 e uno di questi, Fabiano Barbisan (eletto con 2.182 voti a Venezia per la Lista Zaia), presiederà in qualità di consigliere anziano la prima seduta di Consiglio prevista per il 22 e 23 giugno. Baldin (26 anni) e Guarda (25 anni), in qualità di consiglieri più giovani, saranno segretari della seduta inaugurale.

Fanno parte del nuovo consiglio otto rappresentanti del mondo agricolo e nove eletti riconducibili al mondo della sanità e del sociale; sei sono gli imprenditori e due gli insegnanti. Dieci le donne che andranno a prendere posto a palazzo Ferro Fini (19,6 per cento del consiglio): la loro età media è di 39,3 anni. Analizzando l’elenco degli eletti, si registra che sono diciassette i consiglieri uscenti riconfermati. Sono sei i completi “neofiti” della politica (Ferrari, Dalla Gassa, Berti, Brusco, Baldin e Guarda), mentre gli altri ventotto (tra cui Coletto, assessore esterno nella precedente Giunta regionale) hanno tutti alle spalle un’esperienza politica o amministrativa, locale o nazionale.

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Parole chiave: elezioni (117), analisi (5), Saonara (5)
Elezioni regionali: ecco come (non) si è votato nei comuni della diocesi di Padova
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