Giovedì 23 Maggio 2013
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Dal campo alla tavola   versione testuale
Qualità da valorizzare
Cos’hanno in comune gli Euganei e la Valpolicella? E il Piave con l’altopiano di Asiago? Castelfranco con Chioggia? All’apparenza nulla, ma sono alcune delle zone del Veneto che danno i prestigiosi natali a 35 prodotti tipici agroalimentari locali certificati in base alla normativa europea come dop (17) e igp (18) per formaggi, olio, salumi e prosciutto, riso, frutta e verdura, miele, e come docg (14), doc (27) e igt (10) per i vini.
Questo considerevole patrimonio di bontà genuine della nostra terra, che unisce sapori e colori a una storia contadina di tradizioni culturali e antichi sistemi di coltivazione, di clima e specificità morfologiche legate alle zone di produzione, fanno sì che il Veneto sia la prima regione in Italia – e forse anche in Europa – per numero di prodotti tipici certificati a denominazione di origine.
Inoltre, a queste 35 eccellenze si affiancano quasi 360 prodotti tradizionali non certificati che comunque sono stati inseriti nell’elenco nazionale ufficiale per aver dimostrato di possedere una storia di coltivazione locale lunga più di 25 anni, offrendo al consumatore un’informazione fondamentale decisiva per orientarlo nell’acquisto.
Tracciabilità di filiera, affidabilità e sicurezza delle produzioni sono le carte vincenti senza le quali non è possibile che un prodotto ottenga la denominazione di origine: senza ombra di dubbio i ferrei disciplinari europei e le ulteriori regole stabilite dal ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali non rendono facile e scontato il percorso di certificazione, ed è per questo motivo che sono ancora molti i produttori che non la richiedono per le loro produzioni, che d’altra parte acquisterebbero un valore aggiunto notevole. «Purtroppo due sono gli ostacoli che scoraggiano i coltivatori – spiega Alessandra Cuppeller, dirigente del servizio qualificazione produzioni agroalimentari della regione Veneto – Il primo è la bassa remunerabilità del mercato che non ripaga i costi dei controlli previsti dall’Unione Europea; il secondo è la concorrenza spinta del prodotto non certificato che può ugualmente indicare l’origine». 
 
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