Non capita tutti i giorni la notizia di due capolavori inediti di Tiziano. Altrettanto spesso non succede di poterli vedere con facilità. Eppure stavolta a vantare un determinante contributo sulla produzione di questo genio del rinascimento è Padova. L’occasione è la mostra “Tiziano e Paolo III. Il pittore e il suo modello”, dal 7 luglio al 28 settembre ai Musei civici, promossa dall’assessorato alla cultura di Padova, dal Centro studi Tiziano Vecellio e dall’artista Gianfranco Peretti. L’indubbio interesse a livello internazionale della mostra è dato dalla presentazione al pubblico di due ritratti di notevole qualità, finora sconosciuti. Entrambe le opere provengono da una collezione privata del Regno Unito e sono ricondotte senza alcun dubbio alla mano dell’artista da alcuni dei massimi studiosi del Vecellio. L’esposizione è curata da Andrea Donati e Lionello Puppi coordinati dal direttore dei Musei civici, Davide Banzato (catalogo: Andreina Valneo Budai editore).
Pochi artisti suscitano un immediato interesse citando solo il loro nome. In questa ristretta cerchia rientra senz’altro Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1480-1485 – Venezia 1576), celebrato già dai contemporanei per la sua tecnica innovativa qualificata dalla plastica stesura del colore e dalla capacità di tradurre in pochi tratti gli effetti di luce. Sull’artista, come sul catalogo delle opere, non mancano né contributi né studi critici, ma la tappa padovana aggiunge due tasselli perduti nel suo percorso artistico.
L’uno è un Autoritratto (foto in basso) realizzato dal maestro a olio su carta. Documentato quando faceva parte delle collezioni della casa reale di Hannover, si distingue per l’impostazione per niente aulica o autocelebrativa. Lionello Puppi, cui si deve lo studio critico, ipotizza che si tratti di un bozzetto predisposto da Tiziano per il sodale Jacopo Sansovino entro il 1560, come modello per la traduzione in scultura. In seguito sarebbe stato scelto dal Vasari per la riproduzione all’interno del suo trattato sui massimi artisti del tempo.
Di tono assai diverso è l'altra opera: un Ritratto di papa Paolo III senza camauro (olio su tela, foto a sinistra) che si aggiunge ad altri esemplari, tutti diversi ma riconducibili allo stesso prototipo, in cui il pontefice è raffigurato senza copricapo. La versione più nota si conserva al Museo di Capodimonte di Napoli e risale al 1543, quando fu portata dallo stesso Tiziano a Busseto, in concomitanza dell’incontro tra il pontefice e l’imperatore. Andrea Donati, cui spetta lo studio del dipinto, riconduce l’opera nell’alveo di questa delicata commissione. L’artista doveva confrontarsi con la precedente iconografia del pontefice, ma l’opera rientrava anche nella partita diplomatica tra il papa Farnese e Carlo V: l’atteggiamento nel ritratto doveva manifestare la disponibilità del primo a chinare il capo, pur di ottenere l’investitura di Parma e Piacenza, nonché del ducato di Milano. L’esito di Tiziano ottenne il plauso universale e iniziarono subito le richieste delle copie, avviando la pratica di una serie di “repliche d’autore” in cui s’inserisce anche questa.
D. M.