Commovente e simbolica la messa “di addio” e di solidarietà celebrata davanti al cancello dello stabilimento ex Lanerossi di Piovene Rocchette. Le maestranze hanno voluto segnare con questo gesto la fine della produzione di un’azienda che ha segnato la storia di un comune (ne resta traccia fin nel nome, “Rocchette”), di un’intera zona, di tutto l’Alto vicentino. Un gesto liturgico in cui la protesta per la chiusura ha lasciato spazio al ringraziamento per quello che tra quelle mura si è vissuto, alla speranza e all’augurio di un pronto rientro al lavoro per i 127 dipendenti in esubero e per gli altri 400 che nell’arco di pochi mesi lo stanno perdendo in questa stessa zona.
Ma la simbolicità è ancora più pregnante nel gesto compiuto dalle maestranze, che hanno devoluto le offerte raccolte durante il rito eucaristico alla Caritas vicariale di Caltrano. Come dire: lasciamo da parte, almeno per un attimo, le personali preoccupazioni del presente e pensiamo alla solidarietà in termini collettivi, comunitari. Un piccolo, grande gesto di fede che contrasta la paura e fa eco alle parole del celebrante: «Non perdiamo il coraggio, le strutture cadono, ma le persone no».
Questo gesto permette di leggere con una piega forse meno amara il susseguirsi di dati nazionali e regionali che parlano di una forte emorragia di posti di lavoro. In questi giorni il governo sta presentando il piano di revisione della spesa pubblica che prevede un taglio del venti per cento nei dirigenti e del dieci nei dipendenti statali. Parallelamente il centro studi di Confindustria ha fornito nuovi, allarmanti dati di previsione sull’andamento della crisi italiana stimando attendibile un calo dell’occupazione dell’1,4 per cento del 2012 e dello 0,5 nel 2013: il che significa la perdita di un milione e mezzo di posti di lavoro rispetto al 2008. Non solo. I dati Istat mensili segnalano l’aggravarsi della disoccupazione giovanile: il 36,2 per cento degli under 24 che cerca lavoro non lo trova.
Sono cifre che ribadiscono, se mai ce ne fosse bisogno, l’urgenza di trovare un’intesa tra governo, regioni e parti sociali che ponga l’occupazione al centro delle azioni di politica del lavoro. Verificando anche nei fatti alcune ipotesi probabilmente infondate, come quella che l’aumento della precarietà faccia crescere i posti di lavoro.
Sono numeri, non da ultimo, che chiedono risposte etiche, sulla linea di quella simbolicamente espressa davanti all’ex Lanerossi di Piovene. Occorre inventare risposte corali e solidali al bisogno, mettendo in discussione, anche qui, concetti che parevano vincenti: uno per tutti, la competitività esasperata che si traduce in forte disuguaglianza socio-economica.
Lorenzo Brunazzo