Rinasce un dramma liturgico medievale e si offre al pubblico moderno come messaggio di pace e di concordia internazionale. È Ludus Danielis, oratorio sacro per solisti, voce recitante, danza, coro e grande orchestra rimusicato in forma moderna nel Duemila dal compositore tedesco Rainer Pachner. È lo stesso Pachner a dirigere, insieme al maestro Antonio Bortolami del Concentus musicus patavinus, la prima esecuzione moderna che si tiene l’8 luglio a Friburgo e la prima italiana prevista per martedì 10 luglio alle 21 nella basilica di Santa Giustina di Padova. «Il messaggio di pacificazione artistica – spiega Bortolami – viene dall’aver messo insieme nel grande spettacolo artisti israeliani e iraniani, accanto a tedeschi, spagnoli e italiani, 220 esecutori complessivamente». Accanto al soprano israeliano Merav Barnea, al tenore di Friburgo Bernhard Gärtner e al baritono italiano Gabriele Sagona ci saranno: un complesso vocale composto da cinque cori, un’orchestra e due gruppi di danza. Tutti esecutori, a eccezione dei solisti, non professionisti. Il coro Fa-Mi-La di Tel Aviv è composto da 25 cantanti ed è diretto dal lituano Vymenets Ahuva. Il coro Orfeòn di Granada, nato nel 2003, ha già partecipato due anni fa a un’altra operazione di Pachner approdata a Padova, l’esecuzione dei Carmina Burana di Carl Orff al Verdi. Tre i complessi friburghesi: il Freiburger kammerchor, il Grosser chor e la Verstärktes orchester del Berthold-gymnasium. I due gruppi di danza sono l’Erebooni di Isfahan, iraniano, e The Simple company del Concentus musicus patavinus, che partecipa anche con il coro grande. «Tutti questi gruppi – spiega il maestro Bortolami – da mesi si stanno preparando a distanza sui medesimi spartiti e attraverso l’impegno comune di studio e l’amore per la musica vogliono lanciare un grande messaggio di dialogo e di pace. La musica è un veicolo eccezionale di incontro e di conoscenza reciproca. E per questo il maestro Rainer Pachner spera di riuscire a mettere in scena l’oratorio a Tel Aviv nel 2014».
La moderna partitura, molto ritmica e impegnativa, ma anche di gradevole impatto, si ispira a quanto rimane dello spartito duecentesco di un dramma liturgico antico, composto intorno al 1130 dai giovani scholares della cattedrale di Beauvais, allora importante centro culturale della Francia nordorientale, che sembra ispirarsi a un precedente lavoro di un allievo di Pietro Abelardo, Ilario d’Orleans. Il testo è in latino, ma con inserti volgari a testimonianza del desiderio di farsi capire da un pubblico popolare e cortigiano a cui ammiccano anche i tratti comici e satirici.
La rappresentazione, basata su due episodi del Libro di Daniele dell’Antico Testamento (l’interpretazione del profeta della frase misteriosa scritta da una mano sulla parete e la sua salvezza dalla fossa dei leoni), veniva allestita quattro volte nei giorni successivi al Natale e ogni replica era curata da una differente categoria ecclesiastica.
All’iniziativa ospitata dalla comunità di Santa Giustina, collaborano il consiglio di quartiere centro, il comune e l’università di Padova. La regia dei movimenti scenici è di Ingebord Waldherr; la voce recitante dello spettacolo italiano è di Paola Zapolla.
L’ingresso è libero; nella serata si raccolgono risorse per la popolazione dei centri dell’Emilia terremotati.
Lorenzo Brunazzo