La Pedemontana riparte. Con le tasse dei veneti

La lunga corsa ad ostacoli, che dovrebbe portare alla definitiva realizzazione dei 94 chilometri della Pedemontana Veneta, potrebbe ripartire. Con un po’ di fiato in più, che si concretizza in un nuovo stanziamento pubblico che sarà raccolto grazie all’Irpef sui redditi superiori ai 28 mila euro con aliquota crescente.

La Pedemontana riparte. Con le tasse dei veneti

La lunga corsa ad ostacoli, che dovrebbe portare alla definitiva realizzazione dei 94 chilometri della Pedemontana Veneta, potrebbe ripartire.
Con un po’ di fiato in più, che si concretizza in un nuovo stanziamento pubblico che sarà raccolto grazie all’Irpef sui redditi superiori ai 28 mila euro con aliquota crescente. Anzitutto lunga questa corsa, trattandosi di un progetto controverso, con fiumi d’inchiostro che riempiono da 27 anni pagine e pagine di giornali sull’argomento. E che ha suscitato nel tempo, da un lato, la sollevazione di comitati e cittadini che si sono visti espropriare i terreni; ma, dall’altro, anche il favore per la realizzazione dell’opera, soprattutto da parte delle categorie economiche che chiedono trasporti più veloci in un Nordest intasato e soffocato di traffico.

Ai nastri della ri-partenza troviamo i due provvedimenti di giunta portati in consiglio regionale dal presidente Luca Zaia lo scorso martedì 7 marzo: il primo per contrarre un mutuo da 300 milioni di euro (già deliberato dalla Cassa depositi e prestiti) con bando pubblico e il secondo per modificare il bilancio, strada necessaria per l’applicazione della nuova tassa a carico dei veneti.

Ma a cosa servono i 300 milioni?
A portare avanti i cantieri e a evitare il rischio che quei 94 chilometri di superstrada non vengano mai completati. Insomma, per scongiurare una Salerno-Reggio Calabria, proprio nel cuore del Nordest. Visto che, stando a una stima della Cgia di Mestre, la non realizzazione dell’opera si tradurrebbe in un mancato ritorno economico che, nel decennio successivo al completamento della superstrada, sarebbe di oltre 2 miliardi di euro.

Il nuovo finanziamento di 300 milioni di euro, con una rata annua da 16,5 milioni, rappresenterà un contributo che sarà concesso ai costruttori del Consorzio Sis (aggiudicatario dei lavori).
Un piccolo gruzzolo, se paragonato agli oltre 2 miliardi del costo complessivo dell’opera. A complicare la faccenda si aggiungono le regole europee del fiscal compact, recepite anche dall’Italia, in base alle quali alla regione è richiesta la formalizzazione di una garanzia di copertura della rata annuale di 16,5 milioni di euro.
Una garanzia “reale”, una sorta di pegno bancario che si concretizza nel ricorso all’addizionale Irpef: abolita nel 2009, si tratta di una maggiorazione dell’1,6 per cento per i redditi dai 28 mila euro fino ai 55 mila, del 2 per cento fino a 75 mila euro, del 2,1 per cento per i contribuenti più benestanti. Senza poi dimenticare che verranno cancellate le esenzioni per i residenti, gli studenti e i pensionati, per poter bilanciare l’abbassamento delle tariffe del 23 per cento per le auto e del 16 per cento per il traffico pesante.

Non resta che sperare, a questo punto, in un aiuto dalla Capitale tramite il Fondo per lo sviluppo e la coesione, utilizzabile per il completamento di infrastrutture. Ma è solo una speranza.
Variegate le reazioni a questi provvedimenti: Confartigianato Imprese del Veneto attacca il fiscal compact imposto all’Italia dall’Unione europea che obbliga a mettere le mani nelle tasche dei veneti, anziché scaricare la maggior parte dei costi sui pedaggi. Confindustria Padova suggerisce una strada alternativa alla tassazione, ossia il trattenimento di una piccola parte del gettito versato allo stato per reperire i 300 milioni necessari.
Oltre alle associazioni di categoria, anche i cittadini hanno reagito di fronte alla possibilità di un aumento della tassazione. In particolare, cresce la protesta tra coloro che non verranno toccati dal passaggio dell’arteria, come i residenti dell’area veronese: oltre a ritenerla non indispensabile, serpeggia il dubbio che quanto sarà raccolto dalla contribuzione possa sanare altre posizioni debitorie.

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