Pedemontana e Tav? Al Veneto serve l'internet veloce

È stato il leit motiv dei decenni scorsi: il Nordest è trascurato quanto a infrastrutture. Qui la parte più dinamica del paese, qui la scarsa attenzione su autostrade&co. Un dibattito sceso sottocoperta dopo il sacrosanto passante di Mestre, che ha decongestionato una situazione intollerabile, e il discusso Mose – che dovrebbe salvare Venezia dall’acqua alta. Un dibattito tornato in auge con la Pedemontana veneta e con la tassa di scopo che la regione ha appioppato ai veneti per finanziarla. Da qui un ragionamento: ma di quali infrastrutture necessita il mitico Nordest? E chi le paga?

Pedemontana e Tav? Al Veneto serve l'internet veloce

Dagli anni Novanta a oggi ne è passata di acqua sotto i ponti del Piave, del Brenta e dell’Adige. Ora l’infrastruttura necessaria come l’aria è ben diversa da quelle di allora. È la banda larga, internet veloce, quella connessione con il mondo che è vitale per tutti, dalla multinazionale alla più sgangherata start up di giovanissimi neo-imprenditori. Ma su questo fronte ci stanno pensando gli operatori privati: chi realizza più infrastruttura sarà poi chi avrà più clienti e fatturati. Casomai non sarà un’infrastruttura “democratica”: arriva prima laddove appunto ci possono essere clienti importanti per numero e qualità. Nelle campagne e montagne, ci vorrà del tempo.

Ma non è tutto internet, a questo mondo. Le infrastrutture materiali ci vogliono ancora, perché uomini e merci viaggiano fisicamente e non dentro un doppino di rame. Qui la situazione si fa confusa. Negli anni scorsi è stata allungata di gran carriera un’autostrada – la Valdastico Sud – di cui si fa fatica a capire interesse collettivo e utilizzo massiccio. Mentre la Romea rimane una struttura vecchia e inadeguata già da tempo, senza che si sia mossa pietra o appalto.

In regione si ciancica su linee ferroviarie che colleghino il Veneto e l’Alto Adige tramite il Cadore. Molto turistico, molto al di là nel tempo. Nel frattempo il Cadore ha visto prolungare in questi anni l’autostrada Alemagna di qualche chilometro, punto. La Valdastico Nord è impantanata lì dagli anni Ottanta; la Pedemontana fatica immensamente a passare da carta a realtà; nella Bassa è già finita nel cassetto la Nogara-Mare, mentre la Transpolesana da Rovigo si ferma a Legnago e non arriva a Verona. Addio pure alla Mediana che avrebbe collegato l’AutoBrennero al casello di Soave attraversando la pianura veronese, e alla La Spezia-Verona passando per Parma e Mantova. D’altronde, se per chiudere l’anello tra l’Alemagna e la Sacile-Portogruaro c’è voluta un’era geologica, e si parlava di una manciata di chilometri…

Porti? L’Authority veneziana favoleggia da tempo su un nuovo porto da fare a largo di Venezia per attrarre le navi che abbisognano di fondali adeguati. Bel sogno, tenendo conto che Trieste li ha e sta poco più a nord. Intanto si disegnano sulla carta i nuovi itinerari che le navi da crociera utilizzeranno per non passare a due metri da piazza San Marco.

Aeroporti: capitolo aperto. Ce ne sono, sotto il controllo del Marco Polo veneziano. Che è diventato grande in questi anni e ben attrezzato. Treviso è passato da campetto di periferia a scalo importante per il low cost; Verona ha rischiato la chiusura e ora cerca di capire quale sia il suo destino, portandosi in dote quello bresciano di Montichiari, quasi vuoto. Ma certo non c’è da realizzare nulla di nuovo, anzi. Anche per gli interporti, quello di Verona basta e avanza nonostante ipotesi di crearne altri. Qui si sta lavorando per la mega-galleria da Fortezza al Brennero: farà raddoppiare il traffico Italia-Germania.

Infine, appunto, la ferrovia. Tra due o tre generazioni verrà completata la linea ad alta capacità Torino-Venezia (faceva parte della fantascientifica tratta Lisbona-Kiev). Diciamo che in un ventennio si è arrivati a Brescia: quando si supererà il Mincio, probabilmente si sarà superato pure questo secolo.

Ma c’è anche da dire che in buona sostanza è un’opera inutile: miliardi di euro per arrivare a Milano venti minuti prima non giustificano la sua esistenza. Poi quei venti minuti si perderanno ad aspettare un taxi.

Di buono c’è l’alta velocità verso sud sia da Padova che dalla città scaligera.

Insomma vent’anni a velocità da Littorina, quanto a infrastrutture venete. Le città hanno completato le loro tangenziali, iniziate decenni fa. Moltissime rotonde stradali ovunque e tratti sistemati a mo’ di superstrade. Ecco: la rotonda stradale è diventata il simbolo dell’infrastruttura veneta. Costa poco, velocizza il traffico, viene pagata dal privato in cambio della realizzazione di un supermercato.

E forse è questa la logica giusta: basta mega-opere di dubbia utilità e di grande costo, ma tanti aggiustamenti che snelliscano la vita di noi veneti. Un tratto di circonvallazione; un collegamento meno problematico con le località turistiche; l’eliminazione di semafori e incroci; stazioni accettabili e ben servite; un trasporto pubblico degno del Duemila; terze corsie autostradali (vedi Venezia-Trieste). Anche perché non ci sono soldi. Come dice un sindaco di un capoluogo di provincia veneto: un tempo piovevano finanziamenti pubblici anche senza chiederli. Oggi c’è un secco…

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