"70volte7", la veglia di Pasqua a Monselice. La misericordia? Va donata

L'appuntamento è per venerdì 18 dalle 19 in poi nel duomo di Monselice. Come da abitudine, da cinque anni a questa parte, la veglia sarà uno "spazio aperto" nel quale ognuno dei mille giovani e adulti potrà muoversi e sostare secondo le proprie esigenze e i propri tempi. «Dopo esserci resi conto che siamo stati creati da dio PEr Misericordia – spiega Roberta Rocelli – ora riflettiamo sul fatto che siamo noi stessi in atto in grado di generare Misericordia e di donarla».

"70volte7", la veglia di Pasqua a Monselice. La misericordia? Va donata

“70volte7” è il titolo della veglia di preghiera vicariale in preparazione alla Pasqua di venerdì 18 marzo nel duomo di Monselice.

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Il tema, infatti, non poteva che essere quello della Misericordia e riprende il filo della veglia dello scorso Natale. «Allora si era rif

lettuto sul fatto che siamo stati creati dal Padre con misericordia. Ora, a Pasqua, il messaggio è che siamo noi stessi in grado di generare misericordia e di donarla agli altri attraverso le relative opere» spiega Roberta Rocelli, coordinatrice dei volontari del vicariato che organizzano la celebrazione. Un grande sforzo, il loro, per far sì che tutti – famiglie con bambini, anziani, giovani, single – trovino ciò che sono venuti a cercare.

«Si segue un percorso, articolato su un doppio binario, spirituale e culturale, che dalla cripta sale nella grande aula della chiesa. Brevi rappresentazioni teatrali, video, libri e musica facilitano la contestualizzazione della Parola, per arrivare preparati al momento in cui, se lo si desidera, ci si accosterà al sacramento della riconciliazione e all’adorazione eucaristica».

Questa di Monselice è, infatti, una veglia in movimento. Il duomo è aperto dalle 19 alle 22.30 e in tale lasso di tempo ognuno può entrare e uscire liberamente, in base alle proprie esigenze. Una formula fuori dagli schemi introdotta cinque anni fa per iniziativa del vicario parrocchiale del duomo, don Giacinto Costalunga: «L’idea – puntualizza Rocelli – è che occasioni come questa devono aiutare le persone a “lavorare” sulla propria fede secondo i tempi, i modi e la sensibilità di ciascuno».

L’intuizione ha riscosso un notevole apprezzamento, grazie anche alla dedizione con cui le veglie vicariali vengono realizzate. Le presenze superano regolarmente il migliaio, tuttavia un simile afflusso non porta né caos né rumore all’interno di un momento tradizionalmente votato al 

Arpa

silenzio e alla meditazione. «Chi partecipa lo fa tenendo un atteggiamento composto e misurato, adeguato alle circostanze. È lo stesso allestimento a invitare al raccoglimento. Quando, ad esempio, dalla cripta si sale in chiesa, ci si trova in un ambiente dalle luci soffuse eccettuato lo spazio per l’adorazione eucaristica; intorno, siedono i sacerdoti a disposizione per le confessioni». Un rito così strutturato, senza una guida rigida – fluido, come si usa dire oggi – parla al singolo individuo ma rimane un’esperienza collettiva: «L’invito è a fermarsi fino alle 22.30, quando la veglia si conclude con la benedizione comunitaria».

Parole chiave: Veglia (26), venerdì 18 (1), Monselice (36), Pasqua (32)