A Campodarsego i volontari Caritas fanno visita agli anziani

Nel messaggio per la giornata mondiale dei poveri, papa Francesco invita a reagire “alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell'incontro”, aprirsi alla “condivisione con i poveri”: a Campodarsego, il gruppo Caritas da ormai quattro anni ha già dato una risposta a questo invito. 

A Campodarsego i volontari Caritas fanno visita agli anziani

Sì perché una ventina di volontari, fra cui due giovani universitari di 20 e 21 anni, ogni settimana dedicano un po' del loro tempo ad andare a trovare un anziano della parrocchia, un volto della povertà d'oggi, intesa più nel senso sociale e relazionale che economico.

«Gli anziani sono spesso poveri – spiega Damiano Zampieri, coordinatore del gruppo – perché sono soli. I figli dedicano loro sempre meno tempo. C'è un iperattivismo che porta però a trascurare i familiari. Si seguono mille attività, anche in parrocchia, ma poi ci dimentichiamo dei nostri genitori, dei nonni o abbiamo atteggiamenti scorbutici e scostanti. Amare tutto il mondo non è possibile, dice il direttore della Caritas, don Luca Facco, cominciamo dal nostro vicino. Così i volontari fanno un atto concreto».

In questa esperienza i volontari mettono in pratica le parole del Papa che nel suo messaggio dice che i “poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l'essenza del vangelo”. È un'attività molto semplice, che non richiede competenze particolari. Accanto alla visita agli anziani la Caritas propone anche la visita ai parrocchiani che vengono ricoverati in ospedale per accertamenti, operazioni o altre motivazioni. È un modo per far percepire la presenza della comunità, per non farli sentire soli.

Nel progetto anziani i volontari vanno una volta a settimana a fare compagnia a chi non riesce più ad uscire, ma che ha piacere ad avere una relazione con qualcuno. In alcuni casi sono anziani con malattie importanti, che soffrono di demenza, allettati.

«Penso che l'iniziativa – racconta Zampieri – nasca dal fatto che nei paesi un tempo normalmente il parroco andava a far visita nelle case. Oggi questo è più difficile, per vari motivi, ma era un gesto importante. I volontari è come se avessero un mandato comunitario, rappresentano la comunità quando vanno da queste persone, le fanno sentire ancora parte di una comunità». Il primo approccio di solito avviene attraverso i vicini di casa o chi conosce l'anziano. Si introduce così il volontario e superata la prima fase di diffidenza, sia nella persona che nei familiari, si instaura una vera relazione di amicizia, di affetto.

«È una cosa piccola – continua Zampieri – che in cambio può offrirti un sorriso, una stretta di mano, una chiacchiera. Ti costringe, in qualche modo, ad instaurare una relazione. A differenza infatti di quando si fa beneficenza dando dei soldi, in questo caso i volontari donano un'ora del loro tempo, vanno oltre la generosità, si mettono in gioco. Ed è anche un servizio rischioso, perché la relazione che si instaura può avere dei momenti negativi, può incrinarsi. Ma l'affetto ha questo potere: si moltiplica non si esaurisce». 

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