La prevenzione degli abusi parte dai seminari. Servono attenta vigilanza e accompagnamento personale dei candidati

Si è tenuta poche settimane fa a Firenze la prima conferenza europea sulla formazione umana e la valutazione psicologica nei seminari, nell'ottica della prevenzione dagli abusi, che ha registrato anche la partecipazione della Santa Sede.
"Ladddove nell’accompagnamento emergessero segnali inquietanti o aspetti seriamente compromettenti, i candidati devono con onestà interrompere il cammino e, se ciò non avviene, i formatori sono chiamati a intervenire in modo rigoroso e tempestivo", spiega il segretario per i seminari della Congregazione per il Clero.

La prevenzione degli abusi parte dai seminari. Servono attenta vigilanza e accompagnamento personale dei candidati

“La grave ferita che si è aperta con la storia degli abusi ha interpellato profondamente la Chiesa; essa non si limita a chiedere perdono o a risarcire le vittime ma, rispondendo alla missione che le è stata affidata di essere segno dell’amore di Dio nel mondo, si preoccupa di ascoltare e manifestare sostegno e vicinanza alle vittime”.

Non utilizza giri di parole mons. Jorge Carlos Patrón Wong, segretario per i seminari della Congregazione per il Clero, mentre racconta l'interesse crescente della Chiesa per la formazione e la prevenzione degli abusi.
Papa Francesco ha dato un’indicazione chiara ai superiori religiosi: “Mai ricevere nella vita religiosa o in una diocesi candidati che sono stati respinti da un altro seminario o da un altro Istituto senza chiedere informazioni molto chiare e dettagliate sulle motivazioni dell’allontanamento”.
Bisogna ricordare che il Santo Padre, nella medesima conversazione, ha premesso: “Attenzione a ricevere in formazione candidati alla vita religiosa senza accertarsi bene della loro adeguata maturità affettiva”.
Questo è il punto “cruciale” sottolineato dalla nuova Ratio Fundamentalis, recentemente promulgata dalla Congregazione per il Clero. Il cammino formativo per il sacerdozio ha tra i suoi obiettivi primari e principali il raggiungimento di un’equilibrata e sufficiente maturità umana, affettiva e psichica. Tale attitudine, ovviamente, non si riferisce solo alla prevenzione degli abusi, ma, molto più in generale, alle esigenze legate all’essere Pastore e all’esercizio del ministero.
La Chiesa ha bisogno di preti che sanno riscaldare il cuore della gente - ha affermato di recente il Papa - cioè, vicini, compassionevoli, disposti all’ascolto e alla comprensione, capaci di relazioni serene e autentiche. Ciò naturalmente sarebbe impossibile senza un’adeguata maturità umana.

Quali strategie si possono attuare nei seminari per individuare da subito quei soggetti che potrebbero macchiarsi di crimini gravi sui minori?
Occorre anzitutto un’attenta vigilanza e un lungimirante discernimento della “storia” personale e vocazionale di ciascun candidato. Bisogna passare dall’idea del seminario inteso come una semplice “struttura”, che traghetta la persona quasi automaticamente verso il traguardo dell’ordinazione, alla consapevolezza di essere inseriti in una comunità formativa in cui la proposta prevede un accompagnamento personale.
Esso mira non solo a irrobustire i desideri vocazionali, ma, ancor prima, a mettere i seminaristi a contatto con il proprio percorso di vita, perché possano vedere anche le fragilità e i lati oscuri di sé, affrontando, se necessario, le problematiche di natura affettiva; in secondo luogo, occorre educare e informare i seminaristi sul tema, tenendo conto delle culture e delle leggi proprie del loro Paese di provenienza.
In terzo luogo, laddove nell’accompagnamento emergessero segnali inquietanti o aspetti seriamente compromettenti, i candidati devono con onestà interrompere il cammino e, se ciò non avviene, i formatori sono chiamati a intervenire in modo rigoroso e tempestivo.

Se le linee guida sulla formazione sacerdotale prevedono già tutti gli elementi necessari - colloqui con i responsabili della formazione, coinvolgimento di psicologi e psichiatri attraverso test e interviste, etc. – perché è ancora difficile debellare la piaga degli abusi sui minori?
Purtroppo sappiamo che le radici profonde di una così grave devianza – e ce lo confermano gli studi di psicologia – non sono facili da individuare. Solo per fare un esempio, le persone che sono state abusate potrebbero a loro volta avere una tendenza incontrollabile a ripetere gli abusi sugli altri. Per questo occorre che il cammino formativo scenda in profondità, partendo dalla storia personale dei candidati.

Aggiungerei che la Chiesa è fortemente addolorata per il tema degli abusi e, soprattutto negli ultimi anni, sta moltiplicando le iniziative e le riflessioni non solo per ristabilire la giustizia per le vittime, ma, ancor più, per accrescere la coscienza sulla gravità del male e prevenire altri eventuali crimini. Ma, ovviamente, come spesso capita quando ci confrontiamo con il mistero del male, una volontà determinata e l’uso di adeguati strumenti di prevenzione possono non bastare. La cosa importante è
non abbassare mai la guardia e lavorare insieme per arrivare a debellare questo orrore.

La Chiesa è stata spesso accusata di avere un atteggiamento di autodifesa, di non ammettere la gravità dei fatti accaduti o di nascondere i responsabili.
Occorre essere sempre molto prudenti quando si esprimono dei giudizi. A volte c’è stata una pericolosa superficialità nel giudicare i fatti o una paura che ha portato a coprire, ma, altre volte, questa triste realtà non è stata valutata adeguatamente o non è venuta totalmente alla luce in tutti i suoi aspetti.

Certamente è gravissimo omettere una cosa del genere. Papa Francesco, tornando dal viaggio negli Stati Uniti, ha affermato: “Non si deve coprire, e sono colpevoli anche quelli che hanno coperto queste cose!”.
La linea della Santa Sede, su questo aspetto, è molto netta e la Chiesa si preoccupa non tanto e non solo della possibilità che la sua immagine venga macchiata quanto, invece, che al suo interno non accada nulla che possa ferire i suoi figli, soprattutto i più deboli.

Le vittime di abusi potrebbero essere maggiormente coinvolte?
La formazione sacerdotale, secondo la visione della nuova Ratio, cerca di preparare Pastori illuminati, capaci di ascolto, di prossimità e di compassione, che sappiano esercitare una paternità spirituale, colma di tenerezza e di misericordia. La sfida principale, dunque, sarà quella di preparare dei Pastori in grado di accogliere e ascoltare le vittime degli abusi, dotati di quelle virtù umane e spirituali attraverso le quali potranno offrire accompagnamento, consolazione e forza a chi è stato così gravemente segnato.

C’è un pericolo che deriva anche dall’utilizzo inappropriato dei media e dei social network?
Non bisogna ragionare in termini di “pericoli”. Dio è venuto nella carne degli uomini e nella storia per accogliere tutta la nostra realtà e trasfigurarne le ombre; così, anche noi, siamo in questo mondo e ne utilizziamo gli strumenti, ma siamo chiamati a farlo in modo responsabile, partendo dalla nostra relazione con Dio e dalla sequela del Vangelo.
Certamente si tratta di un campo ambivalente, ma – come ha ricordato il Papa sia alla Comunità de “La Civiltà Cattolica” che ai sacerdoti e religiosi incontrati a Milano – non dobbiamo temere le sfide. Al contrario, dobbiamo educare a un uso sano e sobrio dei media e dei social network, cogliendone le opportunità che essi offrono per la crescita della comunicazione interpersonale e, soprattutto, per l’evangelizzazione.
Occorre una sincera vigilanza personale e comunitaria, oltre che una valutazione permanente

Quali indicazioni dà la Santa Sede ai seminari, in un tempo di scarse vocazioni? Ci potrebbe essere la tentazione di essere meno rigorosi nella valutazione dei candidati, pur di avere un numero maggiore di sacerdoti?
In Evangelii gaudium troviamo, al riguardo, un’affermazione netta: “Nonostante la scarsità di vocazioni, oggi deve tener conto della necessità di una migliore selezione dei candidati al sacerdozio” (EG, n. 107). È un aspetto, questo, sul quale altre volte è ritornato il Santo Padre, raccomandando un serio e rigoroso discernimento nella selezione dei candidati.

Non deve destare preoccupazione il fatto di essere una “Chiesa di minoranza” – come ha ricordato Papa Francesco nella recente visita a Milano – dal momento che siamo chiamati a essere lievito e sale nella pasta. Dobbiamo spendere tutte le migliori energie ecclesiali per la pastorale vocazionale, diffondendo la gioia del Vangelo in mezzo ai giovani, offrendo loro la disponibilità di tempo e di risorse perché essi possano essere ascoltati in profondità e guidati nel discernimento e, magari, mostrando loro che seguire il Signore nella via di una speciale consacrazione è una reale possibilità di vita piena e gioiosa.
Ma, per il resto, dobbiamo lasciare che lo Spirito Santo agisca nei modi e nei tempi che vorrà, coltivando in noi e negli altri la speranza cristiana, e la certezza che Dio è fedele alle sue promesse.

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Fonte: Sir