Padova. La messa nel Duomo, in primo banco i fratelli musulmani

Erano una ventina, domenica mattina in Cattedrale, i membri di diverse comunità musulmane del Veneto guidati dall'imam Kamel Layachi. Giovani soprattutto, come i 1.500 padovani di ritorno dalla gmg assieme al vescovo Claudio. «Siamo qui per esprimere vicinanza e solidarietà ai nostri fratelli cristiani», ha detto Layachi. «Quella che abbiamo davanti ai nostri occhi oggi è una profezia del mondo che tutti vogliamo», sono state le parole di don Paolo Doni, vicario generale, che ha presieduto l'eucaristia.

Padova. La messa nel Duomo, in primo banco i fratelli musulmani

«Quella che abbiamo davanti ai nostri occhi è una profezia. Piccola, certo, ma se coltivata come facciamo con un albero, sarà capace di cambiare il mondo e cambiare anche ciascuno di noi». Così don Paolo Doni, vicario generale della diocesi di Padova, domenica alla messa delle 10.30 in Cattedrale.
Davanti a lui – la mano posata sul Vangelo aperto sull’ambone – nei primi banchi del duomo una ventina di giovani musulmani guidati dall’imam delle comunità del Veneto Kamel Layachi, che ha voluto fortemente questo gesto, all’indomani del barbaro assassinio di padre Jacques Hamel nella chiesa si Saint Etienne du Rouvray da parte di due giovanissimi fondamentalisti che avevano giurato fedeltà a Daesh. È la risposta dei musulmani del Veneto all’appello delle guide religiose dell’islam francese, fatto proprio in Italia anche dall’Ucoii e dal Coreis

«Messaggio urgente», ha scritto proprio ieri nella sua pagina Facebook la guida spirituale di origine algerina chiedendo a tutti i predicatori e responsabili di comunità di prendere contatto coni propri parroci di riferimento per compiere gesti simili questa mattina nelle migliaia di messe celebrate in tutta la regione, esattamente come si sono verificati nelle altre regioni d’Italia.

E ad accogliere il suo invito sono state anche le comunità di Pontevigodarzere (dove alla celebrazione cristiana si sono presentati l’imam e il presidente del centro islamico), di Cittadella, di Sant’Anna di Piove di Sacco (dove in chiesa si sono recate alcune famiglia musulmane) e di Thiene, città in cui la relazione tra la parrocchia del Santo e la vicina associazione Il Futuro, che gestisce il centro islamico, ha una storia ormai decennale. 

«Ho scelto di venire a Padova in virtù della lunga amicizia che mi lega a questa chiesa, al cammino di dialogo e di confronto frequente, anche sui fatti di attualità, che condividiamo con anni», ha spiega Layachi, rispondendo anche a chi in questi giorni sui giornali invocava il bisogno di azioni quotidiane più che di gesti simbolici. 

Particolarmente significativo l’ingresso in chiesa, attraverso la Porta della misericordia, che ha visto l’imam varcare la navata del Duomo tenendo la mano di don Giovanni Brusegan, delegato del vescovo Cipolla per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Quindi il saluto prima dell’inizio della messa: «Da questo luogo sacro – sono state le parole di Kamel Layachi – vogliamo portare la vicinanza, la prossimità, la solidarietà della comunità musulmana del Veneto al popolo cristiano. Siamo qui perché la nostra comunità ha deciso di rispondere attivamente contro questa eresia, questa follia omicida che sta insanguinando il mondo e l’Europa».

E ha deciso di farlo a partire dai giovani, i membri più numerosi delle comunità. Quelli paradossalmente più a rischio contagio fondamentalista – soprattutto a causa della perizia comunicativa del sedicente califfato. Giovani musulmani nella Cattedrale, proprio mentre 1.500 ragazzi padovani stanno concludendo la 31° Giornata mondiale della gioventù a Cracovia assieme al vescovo Claudio. 

«Quella che ci arriva dalla Polonia – ha sottolineato don Paolo Doni – un’icona, un’immagine di come vorremmo che il mondo diventasse. Una comunione di uomini, donne, lingue, culture diverse. E perché no, anche religioni. È arrivato forte dal papa l’invito a creare ponti e a farlo a partire dal ponte primordiale se compiamo stringendo vicendevolmente le nostre mani. È quello che faremo al Padre nostro: perché tutto comincia dal contatto fisico, perché la presenza più grande di Dio è nella persona che ho accanto». 

La lunga catena di mani nel Duomo, tra cristiani e musulmani, in una qualsiasi, torrida domenica estiva, immediatamente prima dello scambio della pace è dunque l’immagine simbolo della profezia del mondo che verrà. Un mondo, per molti aspetti, già presente, che però ha bisogno di essere coltivato e raccontato.

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