Piove di Sacco. A un anno dal voto, le parrocchie a confronto col sindaco

Chiamatelo confronto, chiamatela verifica. In realtà si è trattato soprattutto di una presa di coscienza, di un fatto di consapevolezza. Dopo i dibattiti pre elettorali dello scorso anno, le parrocchie del capoluogo della Saccisica hanno organizzato una serata con Davide Gianella, giovane sindaco del Pd per fare il punto della situazione. Ecco com'è andata.

Piove di Sacco. A un anno dal voto, le parrocchie a confronto col sindaco

Di solito è prevalentemente proposta pre-elettorale. In vista della elezioni comunali, infatti, sono molte le parrocchie e i vicariati che si impegnano per promuovere opportunità di informazione con le forze in campo in paesi e città, incontrando i candidati sindaco; più raro che queste iniziative abbiano un seguito, che il dialogo continui, che si passi dall’ascolto alla costruzione condivisa, magari anche alla verifica di quanto realizzato.

Le comunità parrocchiali di Piove di Sacco hanno deciso di invertire questa tendenza e, a un anno dal voto, hanno incontrato il nuovo primo cittadino, Davide Gianella, per fare il punto della situazione. «Il nostro obiettivo – ha detto Roberto Crosta, a nome delle parrocchie – non è quello di fare esami e dare voti, ma di prendere coscienza dei problemi e di come si stanno affrontando, in una prospettiva di collaborazione».

Le comunità ecclesiali di Piove non si sono presentate all’appuntamento a mani vuote, ma hanno sottoposto al sindaco alcune riflessioni su argomenti ritenuti significativi per il presente e il futuro del capoluogo e di tutta la Saccisica. Dal tema delle aggregazioni tra municipi alla sanità e in particolare alla questione ospedale; dalle nuove povertà al futuro urbanistico e territoriale; dal lavoro ai giovani; dal funzionamento della macchina comunale alle nuove prospettive di sviluppo, come il turismo; il tutto ovviamente nell’ambito di una valutazione sulla trasparenza e il dialogo tra cittadini, amministrazione e gruppi sociali.

Tanti problemi e le "gocce" del sindaco. I contenuti del confronto

La metafora più ricorrente nell’eloquio del sindaco è quella che evoca le “gocce”. Il problema della povertà diffusa che aggredisce le famiglie? «Abbiamo cercato di raccattare tutto quello che potevamo, mettendo in rete disponibilità e risorse». Il tema dell’occupazione che mette in un angolo tanti, troppi giovani? «L’avvio di uno spazio di start up è stato importante; abbiamo dovuto cogliere l’occasione offerta da un privato, ma va comunque bene». L’ospedale di Piove, il suo futuro? L’assetto ambiente e idrogeologico, l’aggregazione tra comuni, la nuova Saccisica, lo snellimento della macchina burocratica? Piccoli passi, qualche ricaduta positiva c’è stata; qualcosa, appunto, gocce.

Davide Gianella (centrosinistra), da un anno sindaco di Piove di Sacco, è uno pulito, essenziale, non racconta frottole, non gira attorno alle questioni. Per questo, quelle che lui chiama le gocce sono il segno più inequivocabile di come sono oggi i comuni italiani e veneti: prosciugati. Ai primi cittadini di abbondanti e disponibili sono rimaste soltanto le parole e le eventuali promesse elettorali; ma, lontano dalle urgenze del voto e del consenso, un minimo di onestà intellettuale e amministrativa non lascia scampo a illusioni proprie o blandimenti altrui.

Adesso i municipi sono un ente povero, di quattrini e di opportunità; potrebbe anche essere un bene, se tale diffusa indigenza stimolasse fantasia e creatività, anche politica e di gestione. Il giovane sindaco di Piove sembra vivere la sua carestia istituzionale proprio con tale spirito: se ci sono pochi soldi cerchiamo almeno di avere delle idee e magari di non disperderle. Eccole dunque le buone idee, almeno quelle di Davide Gianella e della sua amministrazione, raggruppate per punti, in una sintesi trasversale rispetto ai sostanziali quesiti posti dai cattolici, dalle parrocchie del capoluogo della Saccisica.

La città pubblica. A Piove ci sono 1.280 case vuote; riempirle vorrebbe dire incrementare gli abitanti di circa 4 mila persone: un’illusione difficilmente coltivabile, visto che negli ultimi undici anni città e frazioni sono aumentate di solo duemila. Quindi in Saccisica è inutile costruire ancora; bisogna piuttosto far crescere la cultura della “città pubblica”: spazio condiviso, in cui anche gli interessi privati (degli edificatori, ad esempio) devono tenere conto che il territorio è un bene di tutti; quindi chi lo consuma, deve restituire (molto) in servizi per tutti. Il tessuto urbano come patrimonio pubblico, da non sfruttare individualmente; in questo senso anche il centro storico potrà essere rivalutato (magari recuperando case e palazzi); così come i commercianti dovranno capire che non è importante che i clienti possano arrivare con l’auto dentro la bottega. Poi c’è il tema della sicurezza idrogeologica: l’amministrazione ha varato il piano delle acque, che forse da solo non basterà, ma è un primo passo. Gocce.

Saccisica unita. «Da soli non si va da nessuna parte» aveva detto in più occasioni il sindaco in campagna elettorale. Poi però accade che i primi cittadini si incontrino, parlino, valutino l’ipotesi di mettere insieme il grande comune della Saccisica e qualcuno scelga di collegarsi per i servizi con un comune del Veneziano. L’unificazione (almeno delle polizie locali e dei servizi sociali, tanto per cominciare) è una rogna, un tema difficile intriso dalle spine dei campanili, delle differenze politiche, delle resistenze dell’apparato. Qualche passo è stato fatto, i sindaci si sono guardati in faccia. Poco, gocce.

L’ospedale? La mobilitazione (questa volta di tutto il territorio) ha portato i suoi frutti: un paio di primariati sono stati coperti, l’ospedale per il momento è salvo, ma il futuro è incerto. «Bisogna invece far capire che il nostro polo sanitario è funzionale a tutta l’Ulss 16, a 500 mila possibili pazienti» spiega il sindaco. Insomma, non un ospedale marginale, ma inserito a pieno titolo nel contesto delle politiche per la salute dell’area padovana. Per il momento c’è stata soltanto una dignitosa resistenza locale e qualche concessione regionale. Gocce.

Il motore turistico. Impossibile promuovere l’incremento di flussi e visitatori se ognuno fa per sé. Nell’ambito turistico l’unione (tra amministrazioni municipali) è ancor più strategica, per uscire dalla logica degli interventi spot. Il sindaco ha un piccolo sogno, tanto per cominciare: un trenino a vapore (che c’è già, ma nei depositi) che unisca la Saccisica a Venezia (magari in occasione dell’Expo). Un vezzo; bello, suggestivo, accattivante. Comunque una goccia.

Le povertà. Sono tanti anche nel Piovese quelli che faticano a campare: famiglie, giovani senza lavoro, marginali. Il primo cittadino dichiara apertamente che, di fronte alla indigenza delle casse municipali in cui arrivano sempre meno euro soprattutto per il sociale, quello che ha potuto fare è stato ascoltare e cercare di mettere in relazione tutti coloro che sono in grado e disponibili a dare una mano; dal Fondo straordinario della diocesi, alla Caritas, alla varie associazioni. Interventi importanti, qualificanti, ma quantitativamente limitati. Gocce che fanno ben sperare, ma che sono poca cosa di fronte alla grandezza dei problemi. E al disinteresse dello stato.

 

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