I figli? Sempre più tardi e sempre meno.

Sotto il mezzo milione le nascite in Italia nel 2015. I fattori sono molteplici, e mescolano problemi economici e nuovi modelli culturali. Ma ormai tutto il mondo controlla il numero di nascite. Il quadro della situazione nell'analisi del demografo Giampiero Dalla Zuanna.

I figli? Sempre più tardi e sempre meno.

Il dato è di quelli che fanno riflettere: in Italia nel 2015 le nascite sono scese sotto il numero simbolo del mezzo milione fermandosi a 485.780.
Una cifra che non impressiona chi con questi numeri è abituato a lavorare come Gianpiero Dalla Zuanna, professore ordinario di demografia presso il dipartimento di scienze statistiche dell'università di Padova, mestiere e passione che condivide con la moglie, in questo momento anche senatore del Partito democratico: «Si tratta di un numero enfatizzato da quello dei morti del 2015 – spiega – che hanno avuto un picco a luglio, durante l'estate molto calda, e in autunno per l'influenza. Un saldo negativo di 80-90 mila unità choccante, anche se in realtà la fecondità in Italia è simile a quella registrata negli ultimi 20-25 anni».

«Cala il numero dei nati perché cala il numero delle donne in età fertile. Le nascite sono rimaste alte fino al 2010 per l'arrivo di donne straniere e per le madri figlie del baby boom degli anni '60 e '70. In Italia le coppie desiderano il primo figlio più che in Francia; il problema è il ritardo con cui si ha il primo bambino e poi la difficoltà ad avere il secondo e specialmente il terzo. La maggior parte delle coppie con figli in Italia ne ha due, la probabilità che nasca il terzo è invece molto bassa e questo accade da un'intera generazione. La differenza è che le sessantenni hanno invece avuto il primo figlio presto».

Perché in Italia non nascono i terzi e quarti figli?
«Secondo le indagini il problema è economico. Le donne devono scegliere tra il terzo figlio e il lavoro e se non lavori uno stipendio in casa non basta. Allora o ricopriamo di soldi le donne o permettiamo a queste donne di lavorare e di seguire i figli invertendo i meccanismi fiscali e dando vita a incentivi che aiutino le coppie a non dover abbassare drammaticamente i livelli di vita».

Ma sono solo problemi economici a frenare la nascita del terzo o del quarto figlio?
«A questi dobbiamo aggiungere problemi culturali che giustificano la bassa natalità di tutti i paesi della sponda mediterranea e dell'East Asia come Taiwan, Giappone, Corea del Sud. In Italia, come in Spagna o Grecia, esiste una grande proiezione dei genitori verso i bambini. Si pensa che il secondogenito limiti le chance del primo figlio. Lo stesso accade nei paesi dell'East Asia. Nel Nord Europa, invece, non esiste il concetto di famiglia patriarcale. Anche negli Stati Uniti i figli vedono i genitori due volte l'anno, il giorno del ringraziamento e a Natale. In Italia la metà dei figli va a vivere a meno di un chilometro di residenza dai genitori. Io e mia moglie abbiamo visto che questo accade anche nelle convivenze».

Detto questo, il primo figlio arriva sempre più tardi...
«Si nasce sempre più tardi per un processo di precarizzazione del lavoro, per la maggiore scolarizzazione, per l'esponenziale uso della contraccezione. In tutto l'Occidente si alza l'età media del primo figlio. Questo non è un aspetto da demonizzare, ma aumenta la probabilità che il procrastinare diventi alla fine rinuncia. Ci sono donne childfree, senza figli per scelta, e donne childless, che al figlio invece hanno rinunciato. Il discorso sulla fertilità è serio e da questo punto di vista porre l'attenzione sugli aspetti biologici è cruciale».

Quanto inciderebbe una vera politica per la famiglia e quanto conta oggi la mancanza di asili nido?
«Abbiamo fatto un'indagine sulla cura dei figli in età 0-3 tre anni fa contattando le donne che vivevano nel territorio dell'Ulss 16. Ne è risultata una divisione in tre gruppi. Un terzo della donne dopo la nascita del figlio restava a casa, un terzo lo affidava ai nonni, un terzo ai nidi con quote più alte a Padova città. Uno zoccolo duro di queste donne non avrebbe mai mandato il figlio al nido anche se il costo fosse stato più basso. Da questo si deduce che non servono nidi per il 100 per cento dei bambini. Una buona offerta è rappresentata dalle sezioni primavera delle scuole dell'infanzia per i bambini di due anni, ma si potrebbe pensare anche a servizi come le tagesmutter in Germania o le childminder in Inghilterra, donne che a casa si occupano di tre, quattro bambini. In Italia c'è una diffidenza culturale verso questa proposta ma ci sono anche molti vincoli amministrativi».

Fin qui l'Italia. Ma cosa accade nel resto del mondo?
«L'80 per cento dell'umanità ormai controlla le nascite. L'idea che ampie zone del mondo abbiamo nascite in modo naturale è sbagliata. L'unico posto resta l'Africa subsahariana e neppure in tutti i paesi. In Iran sono due i figli per donna, per la prima volta lo scorso anno le donne israeliane hanno avuto più figli di quelle palestinesi. Una volta calate le nascite, il livello di fecondità è variabile. Nell'Est Europa e nel Mediterraneo è in discesa, nel Nord Europa e negli Stati Uniti nascono due figli per donna per il diverso modo di intendere i figli e per politiche familiari differenti».

Come incrementare le nascite?
«Ci sono varie proposte. Aumentare i servizi per la prima infanzia e fare in modo che i nidi diventino servizio pubblico e non a richiesta. Ma in parlamento stiamo lavorando a un provvedimento per chi ha figli fino ai 18 anni, per creare un pacchetto che renda omogenee le misure già in atto per le coppie con figli. Dal 2017 il bonus bebè sarà anticipato a partire dalle donne incinte al settimo mese».

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