Cosa deve fare la chiesa con i giovani conviventi? Cacciarli? No, sostenerli

Intervistato dal quotidiano di Buenos Aires La Naciòn, il pontefice ha parlato della situazione internazionale, della sfida di aggiornare la chiesa e della necessità di avvicinarsi ai giovani. Sullo stile del Sinodo: «Che tutti possano esprimere le proprie idee in tutta libertà. La libertà è sempre molto importante. Altra cosa è il governo della chiesa, che è nelle mie mani, dopo le consultazioni del caso».

Cosa deve fare la chiesa con i giovani conviventi? Cacciarli? No, sostenerli

A Buenos Aires è stato un fine settimana grigio, freddo e di abbondante pioggia, ma centinaia di migliaia di persone - soprattutto giovani - hanno compiuto l’annuale pellegrinaggio alla basilica di Luján, portando la loro devozione alla Madonna più venerata dagli argentini. Comunque, non è stata la 40ª edizione di questo popolare pellegrinaggio la notizia più commentata della domenica.
Annunciata in prima pagina dal quotidiano La Nación, l’intervista a papa Francesco – realizzata dal giornalista argentino Joaquín Morales Solá e pubblicata col titolo «Da soli con Francesco. Potere, politica e riforma» – ha catturato l’attenzione della maggioranza, credenti e non.
Papa Francesco ha parlato della situazione internazionale, della sfida di aggiornare la chiesa e della necessità di avvicinarsi ai giovani, e sin da ora anche a partire dal Sinodo sulla famiglia. «Non aspettatevi un pronunciamento definitivo la prossima settimana», ha avvertito il pontefice.
«Questo sarà un lungo Sinodo, che durerà probabilmente un anno. Io do solo l’impulso iniziale. Io sono stato relatore del Sinodo del 2001 e c’era un cardinale che ci diceva ciò che si doveva dibattere e ciò che non si doveva. Questo non succederà adesso. Ho perfino dato ai vescovi la facoltà, che spetterebbe a me, di scegliere i presidenti delle commissioni. Saranno loro a scegliere i segretari e i relatori. Questa è la pratica sinodale che a me piace. Che tutti possano esprimere le proprie idee in tutta libertà. La libertà è sempre molto importante. Altra cosa è il governo della chiesa, che è nelle mie mani, dopo le consultazioni del caso», afferma papa Francesco.

«Il tema della famiglia è di grande rilievo e tanto caro alla società e alla chiesa. Si è data molta enfasi alla questione relativa ai divorziati, aspetto che senza dubbio sarà dibattuto. Ma, secondo me, sono anche un problema molto importante le nuove e attuali tendenze della gioventù che non si sposa. È una cultura dell’epoca. Molti giovani preferiscono convivere senza sposarsi. Cosa deve fare la chiesa? Cacciarli? O, invece, avvicinarsi, sostenerli e cercare di trasmettere a loro la parola di Dio? Io sono con quest’ultima posizione. Il mondo è cambiato e la chiesa non può chiudersi in supposte interpretazioni del dogma. Dobbiamo avvicinarci ai conflitti sociali, ai nuovi e ai vecchi, e cercare di offrire una mano di consolazione, non di condanna e non solo di contrasto», ha risposto il pontefice.

Secondo quanto scritto dal giornalista che lo ha intervistato, papa Francesco conserva una notevole prudenza nel parlare del suo paese. Non dimentica mai che è un capo di stato che potrebbe giudicare su un altro. Rispetto all’Argentina ha soltanto parole di elogio per Omar Abboud, dirigente della Comunità musulmana argentina, per il rabbino Abraham Skorka e per Julio Schlosser, presidente della Daia (Delegazione delle associazioni israelite argentine).
Ma l’intervista a papa Francesco non è stata l’unica sezione del giornale dedicata alla fede. Si è parlato anche della gestione del sacerdote Juan Carlos Molina, scelto dalla presidente Cristina Kirchner dieci mesi fa come direttore della Segreteria per la prevenzione della tossicodipendenza e la lotta contro il narcotraffico (Sedronar), che ha fatto polemiche dichiarazioni sulla depenalizzazione del consumo di droga, contro cui è stato costretto a intervenire lo stesso padre Pepe Di Paola, il giovane sacerdote «villero» che coordina la Comisión Nacional de Drogadependencia della Conferenza episcopale argentina.
Dopo aver chiarito che ciò che gli interessa è lavorare per non criminalizzare i tossicodipendenti, padre Molina ha affermato che «il primo passo per la guarigione di un ragazzo è un abbraccio» e ha parlato delle critiche che ha ricevuto a causa del suo profilo «kirchnerista» ma ha insistito nell’affermare che «nel 2019 dovrebbe tornare Cristina…», definita come un vero «uragano».
Nell’articolo viene anche ricordata la Fondazione Valdocco, da lui creata nel 2003 per aiutare bambini in situazione di vulnerabilità, ed è lo stesso Molina ad avvertire che ha scelto quel nome in memoria del quartiere di Torino dove don Giovanni Bosco, padre dei salesiani, ha iniziato la sua opera. Come non mai, il mondo dell’informazione sembra coinvolto nella comunicazione del messaggio del Vangelo. Grazie anche al «papa venuto dalla fine del mondo».

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Fonte: Sir