Papa Francesco: “Governi e nazioni aprano le porte e i cuori ai migranti”

Francesco ha svolto l'udienza del 16 marzo declinando due parole: esilio e consolazione. Partendo dal "libro della consolazione" del profeta Geremia, il Papa ha tracciato un parallelo tra l'esilio dei migranti e quello del popolo di Israele, auspicando nazioni e governanti che "aprono il cuore e aprono le porte" al confine dove spesso i profughi rimangono perché "non sentono l'accoglienza". L'elogio dell'Albania, che ha saputo rialzarsi dopo "persecuzione e distruzione", e il saluto speciale ai giovani di Cracovia, a quattro mesi dalla Giornata mondiale della gioventù.

Papa Francesco: “Governi e nazioni aprano le porte e i cuori ai migranti”

C’è l’esilio del popolo di Israele e quello dei migranti.
Due esperienze “devastanti”, che possono far vacillare la fede. Entrambe hanno bisogno dell'”amore infinito di Dio Padre che non abbandona i suoi figli, ma se ne prende cura e li salva”. Su questo doppio binario, tracciato da due parole – esilio e consolazione – il Papa ha articolato la catechesi dell’udienza generale del 16 marzo, davanti a circa 25 mila persone che hanno gremito piazza san Pietro nonostante la pioggia che ha bagnato Roma nelle prime ore del mattino, per lasciare posto al sole poco dopo l’arrivo della jeep bianca con a bordo Papa Francesco, che al termine dell’udienza ha rivolto un saluto speciale ai giovani di Cracovia, a quattro mesi dalla Giornata mondiale della Gioventù.
Il primo fuori testo del Papa è dedicato alla “vicina Albania”, che “dopo tanta persecuzione e distruzione è riuscita da alzarsi nella dignità e nella fede. Così avevano sofferto gli israeliti nell’esilio”, dice Francesco, che subito dopo aggiunge: “Anche noi possiamo vivere a volte una sorta di esilio, quando la solitudine, la sofferenza, la morte ci fanno pensare di essere stati abbandonati da Dio”.
“Quante volte abbiamo sentito questa parola: ‘Dio si è dimenticato di me'”, prosegue ancora a braccio il Papa: “Sono persone che soffrono e si sentono abbandonate”. Proprio come quei “nostri fratelli” che “stanno vivendo in questo tempo una reale e drammatica situazione di esilio, lontani dalla loro patria, con negli occhi ancora le macerie delle loro case, nel cuore la paura e spesso, purtroppo, il dolore per la perdita di persone care!”.

Aprire il cuore e le porte dell'Europa
È proprio “in questi casi” che nascono le grandi domande: “Dov’è Dio? Come è possibile che tanta sofferenza possa abbattersi su uomini, donne e bambini innocenti?”. Migranti che, le altre parole pronunciate a braccio, “quando cercano di entrate in qualche altra parte, gli chiudono la porta. E sono lì, al confine perché tante porte e tanti cuori sono chiusi. I migranti di oggi che soffrono il freddo, senza cibo e non possono entrare. Non sentono l’accoglienza”.
A me piace tanto sentire quando vedo le nazioni, i governanti che aprono il cuore e aprono le porte!”, l’esclamazione di Francesco che è suonata come un appello indiretto alla politica.

“Dio non è assente neppure oggi in queste drammatiche situazioni”, come non era assente con il suo popolo esiliato, che “potrà tornare a vedere la sua terra e a sperimentare la misericordia del Signore”
È questo “il grande annuncio di consolazione”, e per questo, ammonisce Francesco, “non si deve cedere alla disperazione, ma continuare ad essere sicuri che il bene vince il male e che il Signore asciugherà ogni lacrima e ci libererà da ogni paura”. Per spiegare come “il Signore è fedele, non abbandona alla desolazione” ma “ama di un amore senza fine, che neppure il peccato può frenare”, il Papa usa l’immagine biblica del “ritornare a Gerusalemme”, descritta con un verbo che letteralmente vuol dire “affluire, scorrere”:
“Il popolo è visto, in un movimento paradossale, come un fiume in piena che scorre verso l’altura di Sion, risalendo verso la cima del monte. Un’immagine ardita per dire quanto è grande la misericordia del Signore!”.   
Come quella del salmo 31, che ci dice che quando gli israeliti tornarono in patria “la bocca gli si riempie di sorriso”, il commento di Francesco fuori testo: “È una gioia tanto grande! È il dono che il Signore vuole fare anche a ciascuno di noi, con il suo perdono che converte e riconcilia”.

Da qui alla prossima Pasqua il passo è breve
“Il profeta Geremia ci ha dato l’annuncio, presentando il ritorno degli esiliati come un grande simbolo della consolazione data al cuore che si converte. Il Signore Gesù, da parte sua, ha portato a compimento questo messaggio del profeta. Il vero e radicale ritorno dall’esilio e la confortante luce dopo il buio della crisi di fede, si realizza a Pasqua, nell’esperienza piena e definitiva dell’amore di Dio, amore misericordioso che dona gioia, pace e vita eterna”.

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Fonte: Sir