Alzheimer, sono almeno 600 mila i malati, ma costi e assistenza si scaricano tutti sulle famiglie

Sono quasi dieci milioni i nuovi casi di demenza ogni anno, vale a dire un nuovo caso ogni 3,2 secondi. In Italia l’Alzheimer colpisce circa 600 mila persone, di cui 50 mila in Veneto; un dramma che ha un pesante impatto sui conti della sanità pubblica,ma soprattutto sulla vita delle famiglie.

Alzheimer, sono almeno 600 mila i malati, ma costi e assistenza si scaricano tutti sulle famiglie

Era il 1901 quando lo psichiatra tedesco Alois Alzheimer notò che una sua paziente, di appena 51 anni, aveva grosse difficoltà a ricordare alcuni oggetti che le erano stati mostrati.
Era la prima diagnosi della malattia che un giorno avrebbe preso il suo nome: pochi però allora avrebbero creduto che, a distanza di un secolo, quella infermità sarebbe divenuta uno dei problemi sanitari, umani e sociali più importanti e complessi per le società contemporanee.

Oggi il morbo di Alzheimer riguarda oltre la metà delle circa 47 milioni di persone affette da una forma di demenza: una cifra destinata quasi a raddoppiare ogni 20 anni, fino a superare i 130 milioni nel 2050. Sono quasi dieci milioni i nuovi casi di demenza ogni anno, vale a dire un nuovo caso ogni 3,2 secondi.

In Italia l’Alzheimer colpisce circa 600 mila persone, di cui 50 mila in Veneto
Un dramma che ha anche un pesante impatto sui conti della sanità pubblica e non solo: secondo la ricerca pubblicata nel 2016 dal Censis assieme all'Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer) i costi diretti dell'assistenza in Italia ammontano a oltre 11 miliardi di euro annui, di cui il 73 per cento è a carico delle famiglie.
Il costo medio annuo per paziente è stimato dall’Istituto superiore di sanità in un cifra che va dai 9 ai 16 mila euro annui, a seconda dello stadio della malattia, ma che secondo il Censis può arrivare addirittura a 70.587 euro, comprendendo gli oneri indiretti che ricadono sulle famiglie come i mancati redditi da lavoro delle persone costrette a dare assistenza, i cosiddetti caregiver.

Intanto l'età media dei malati di Alzheimer aumenta (78,8 anni), assieme a quella delle persone impegnate nell’assistenza, che arriva a 59,2 anni. I caregiver dedicano al malato di Alzheimer mediamente 4,4 ore al giorno di assistenza diretta e 10,8 ore di sorveglianza: per questo in molti sono costretti a smettere di lavorare, chiedono il part-time o moltiplicano le assenze dall’impiego.

Un impegno che spesso determina conseguenze anche sullo stato di salute, in particolare tra le donne: l'80,3 per cento accusa stanchezza, il 63,2 non dorme a sufficienza, il 45,3 afferma di soffrire di depressione, il 26,1 si ammala spesso.

Oggi una quota sempre più consistente di malati affronta la malattia in casa propria e spesso a sue spese, grazie soprattutto all’opera delle badanti, a cui fa ricorso il 38 per cento delle famiglie; il 17,7 dei malati vive addirittura da solo con la badante.
Un dato che trova la sua ragione anche nella progressiva inadeguatezza del nostro sistema pubblico: rispetto al 2006 è diminuito di ben 10 punti percentuali il numero dei pazienti seguiti da un’Unità valutativa Alzheimer (U.V.A.) o da un centro pubblico (56,6 per cento), dato che si abbassa ulteriormente quando la patologia è più grave (46).
Allo stesso tempo si è abbassata anche la quota di quanti hanno accesso ai centri diurni, ai ricoveri in ospedale o in strutture e all’assistenza domiciliare. Soli e a casa propria sì, ma spesso non per scelta.

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