Azzardo, intesa con Confindustria nella bufera. Azione Cattolica e Libera si dissociano

Dopo giorni di polemiche la campagna Mettiamoci in gioco risponde alle accuse sul protocollo con Sistema gioco Italia di Confindustria. «Con i concessionari solo un confronto per la legge quadro». Libera fa marcia indietro e si dissocia anche l'Azione Cattolica.

Azzardo, intesa con Confindustria nella bufera. Azione Cattolica e Libera si dissociano

Nessun patto con il diavolo, solo un protocollo di intesa per portare avanti una legge quadro sul gioco d’azzardo. Dopo giorni di polemiche la campagna Mettiamoci in gioco, in una nota ufficiale, replica alle accuse e spiega le ragioni che hanno portato alla stipula di un accordo con il Sistema Gioco Italia.
Un protocollo di intesa che ha sollevato un vero e proprio polverone all’interno delle associazioni e del terzo settore, tra accuse, smentite e prese di posizione ex post. Attacchi che però Mettiamoci in gioco rispedisce al mittente chiarendo i termini del protocollo e sottolineando innanzitutto che «non c’è alcuna alleanza della campagna con i concessionari».

La polemica
La bufera sull’intesa tra le associazioni da sempre impegnate nella lotta contro le ludopatie, e Sistema gioco Italia, la rete dei concessionari, è scoppiata non appena è stata resa nota la notizia del protocollo. In tanti, in particolare attivisti delle campagne contro le slot machine, hanno subito puntato il dito non solo sull’opportunità di sottoscrivere un accordo con chi fa affari sul gioco d’azzardo, ma anche sui contenuti dell’intesa.

Due in particolare i passaggi incriminati
Innanzitutto la terminologia: nel documento le parti concordano nell’adottare una dizione che vede scomparire la definizione "gioco d’azzardo", sostituita con la locuzione "gioco con alea con posta in denaro" per identificare le tipologie di attività di gioco/scommesse/lotterie/ed altro autorizzate. Mentre gioco d’azzardo resta per definire solo le attività illecite. 
Il secondo passaggio che non piace è quello relativo alla clausola di riservatezza attraverso la quale Confindustria Sistema Gioco Italia (SGI) e Mettiamoci in Gioco si impegnano reciprocamente a non diffondere informazioni relative ai lavori del gruppo, se non attraverso strumenti di comunicazione preventivamente definiti e con contenuti condivisi.

La risposta di Mettiamoci in gioco: non usiamo azzardo solo per motivi giuridici
«Il protocollo non sigla alcuna "alleanza" della campagna con i concessionari. L’opportunità di aprire un confronto con le imprese di Confindustria nasce esclusivamente dalla volontà di arrivare in tempi brevi a una legge quadro sul gioco d’azzardo, l’obiettivo principale che si è dato la campagna fin dalla sua costituzione. In tale contesto, un’interlocuzione con i concessionari – che rimangono una "controparte" – è finalizzato a verificare l’esistenza o meno di alcuni punti strategici su cui trovare un accordo, da sottoporre alla politica, in modo da rendere più agevole i passaggi in parlamento».
Inizia così la replica di Mettiamoci in gioco che in una nota risponde punto per punto alle polemiche di questi giorni. «La campagna ritiene assai significativo che i concessionari, totalmente disinteressati a noi in passato, abbiano deciso di aprire un tavolo di confronto – cioè una sede trasparente di interlocuzione – riconoscendo così la necessità di dover trattare, vista la forza del movimento impegnato contro i rischi del gioco d’azzardo, di cui la campagna è solo uno dei soggetti, per quanto quello più rappresentativo».
Secondo la campagna, quindi, l’opportunità di inserire nel protocollo una "clausola di riservatezza", non è nata per nascondere alcunché, ma per «tutelare le due parti nella comunicazione rivolta all’opinione pubblica, garantendo entrambi dal rischio di strumentalizzazioni reciproche».

Perché nel documento non si usa il termine "gioco d’azzardo" 
Un’esigenza che «nasce esclusivamente da motivazioni giuridiche – spiega la nota – Nel nostro ordinamento attuale, il gioco d’azzardo resta illegale. Per questo i promotori della campagna hanno concordato un’espressione condivisa per riferirsi al gioco legale che fosse compatibile con l’ordinamento vigente. Tuttavia, dal punto di vista sociale, economico e culturale, la campagna continuerà anche in futuro a etichettare il fenomeno come gioco d’azzardo, perché – a nostro avviso – di questo si tratta. Anche su questo punto, dunque, la posizione della campagna non è cambiata: non è problematico solo il gioco illegale (la posizione tradizionale dei concessionari), ma anche quello legale».

Infine la campagna sottolinea che le critiche non hanno esplicitato fino in fondo la vera differenza che esiste tra Mettiamoci in gioco e alcune altre esperienze del movimento di contrasto al gioco d’azzardo: «la campagna si propone di regolamentare il gioco d’azzardo e non di abrogarlo. E questo per un duplice ordine di motivi: etico, perché non intende assumere posizioni "proibizioniste"; politiche, perché è irrealistico, almeno oggi, proporsi di eliminare il gioco d’azzardo nel nostro paese. L’opportunità di un confronto con i concessionari deriva da questo approccio e si configura come un normale dialogo sociale tra soggetti con visioni e interessi diversi. Ovviamente, è più che legittimo avere un approccio diverso. Tuttavia, è scorretto e inaccettabile attaccare singole persone e fare insinuazioni al limite della querela, pratiche che pensavamo lontane dai nostri mondi» conclude la nota riferendosi agli attacchi che in questi giorni hanno coinvolto, in particolare, il portavoce della campagna don Armando Zappolini, presidente del Cnca.

Libera e Gruppo Abele fanno marcia indietro
Dopo la bufera non sono mancate anche le prese di posizione delle associazioni che fanno parte della campagna e hanno deciso di dissociarsi dall’Intesa. Dopo quella della presidente di Alea, Daniela Capitanucci (ma Mettiamoci in gioco ribatte che a rappresentare l'associazione c'era Riccardo Zerbetto), l’ultima in ordine di tempo è delle due associazioni presiedute da don Luigi Ciotti, Libera e Gruppo Abele, che hanno pubblicato una nota sul loro sito.
Le associazioni spiegano che «senza entrare nel merito di quanto previsto e fatta salve le buone intenzioni di chi l'ha promosso, a cominciare dal coordinatore della campagna don Armando Zappolini, di cui conosciamo e apprezziamo l'impegno, ritengono doveroso precisare la loro estraneità a quanto accaduto, non essendo a conoscenza di tale accordo e della relativa firma se non attraverso articoli di stampa. Libera e Gruppo Abele precisano ulteriormente, al fine di evitare equivoci e fraintendimenti, che la firma del protocollo non impegna e non vincola in nessun modo le due associazioni in merito alle loro attività e alle loro iniziative sul complesso e delicato tema della prevenzione e del contrasto alla diffusione del gioco d'azzardo nel nostro paese».

Anche l'Azione cattolica si dissocia
Intanto anche l'Azione cattolica italiana ha preso le distanze dall'Intesa sottolineando la propria «estraneità al percorso e alle modalità con cui si è giunti a siglare l’accordo con il Sistema Gioco Italia. Intendiamo approfondire – si legge in una nota – nelle sedi opportune le ragioni e i contenuti che hanno condotto alla firma del protocollo, nella convinzione che un passaggio così delicato abbia bisogno di maturare in un contesto di condivisione più ampio possibile».

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)