Dallo sciopero del caffè alla valanga SlotMob

La campagna contro le slot machine nei locali pubblici ha coinvolto in 4 mesi più di 30 città e migliaia di persone. Il 10 maggio assemblea nazionale. Intervista all’economista Luigino Bruni che l’ha promossa. La finanza? Si può ancora curare, ma l’azzardo va estirpato.

Dallo sciopero del caffè alla valanga SlotMob

In 4 mesi ha coinvolto 32 città. E migliaia di persone, singoli e associazioni. La campagna “Slot Mob”  ogni giorno si espande su nuovi territori italiani e chiama i cittadini al “buon gioco contro le povertà e la dipendenza dal gioco d’azzardo”.
Una valanga che non ha l’aria di volersi fermare, tutt’altro. Lo scorso fine settimana sono stati 6 gli appuntamenti SlotMob da nord a sud, passando per il centro Italia e per le isole. Anche se si gioca molto e insieme, lo SlotMob non è un gioco, dicono i promotori, ma, specialmente nel suo processo preparatorio, è un vero strumento di cittadinanza attiva, un modo per formare culturalmente e politicamente una città.
«Il gioco d’azzardo è una delle malattie più gravi, di una gravità civile inaudita. E lo sdegno civile è impressionante». Le parole sono di Luigino Bruni, docente di Economia alla Lumsa e sostenitore dell’economia civile. «Ci sono sempre stati vizi e debolezze, lo scandalo di ora è che le multinazionali ci speculano sopra e li incentivano per fare miliardi. Non possiamo accettarlo».

Lo sciopero del caffè. Una mattina il professor Bruni ha iniziato lo “sciopero del caffè”, niente più consumazione nei bar che possedevano slot machine, e da qui è nato tutto. L’Eco di Bergamo che per primo intervistò il professore su questa forma di protesta diede rilevanza alla notizia, che ebbe molta risonanza. «Da qui, parlando con un mio collega, Vittorio Pelligra, è venuta l’idea: perché non facciamo un’action mob? Così è nata la campagna SlotMob con tre logiche che ne costituiscono il genoma: premiare i gestori virtuosi, praticare insieme il "gioco buono" (dal biliardino al risiko…) e organizzare un convegno che metta a punto ed elabori i contenuti. Tutto si fa in modo totalmente spontaneo, non ci sono barriere, chi vuole si mette in rete e partecipa. Non c’è una struttura centrale, ognuno si organizza come può e come vuole».
E guai a parlare di moralismo: come sostiene Leonardo Becchetti – docente a Tor Vergata e un altro degli economisti di SlotMob – nel libro di prossima uscita “Vite in gioco. Oltre il capitalismo slot”: «negli SlotMob si sperimenta la  gioia di vivere (…), vogliono essere uno shock culturale per un paese smarrito, vogliono dimostrare la forza dell’azione dei cittadini. Il mercato è fatto da domanda e offerta e la domanda siamo noi. Molto possiamo fare per incidere (…), votiamo con i nostri consumi».

Il bene è più forte del male. Per Luigino Bruni «l’idea antropologica che c’è dietro è che il bene è più forte del male. L’uomo è prima Adamo e poi Caino, e questa dimensione positiva va alimentata. L’albero che cresce in mezzo alla foresta che cade bisogna farlo vedere». Bruni cita un libro del 1766 di Giacinto Dragonetti, giurista abruzzese, intitolato “ Delle virtù e dei premi” in cui si teorizzava che un popolo non si sviluppa se mentre punisce i disonesti non premia anche i cittadini virtuosi.
Mentre oggi, argomenta Bruni, «l’economia, sia la teoria che la politica economica, conosce soltanto gli incentivi, ma ha dimenticato i premi». Prosegue: «Dai vizi nascono solo altri vizi, mai le virtù, i e soldi che nascono dai vizi sono soldi sbagliati, anche perché quasi sempre vengono dai poveri. Stiamo mettendo le persone fragili in mano alle multinazionali dell’azzardo».
Con costi sociali enormi (si va drammaticamente ampliando la necessità di presa in carico di giocatori patologici da parte delle aziende sanitarie) e impoverimento progressivo. Ricordando come quasi 90 miliardi di euro sono i soldi giocati dagli italiani nel 2012, il professor Bruni afferma: «Noi stiamo distraendo risorse, deviando soldi, buttandoli nei gratta e vinci, nelle slot e nelle video lotterie e questo ha un effetto di indotto impressionante, stiamo togliendoli alla ricchezza vera».

I progetti futuri. Come si pensa di utilizzare l’enorme capitale sociale degli Slotmob? Ne scaturirà una proposta di legge?
«Innanzitutto andiamo avanti, continuiamo ad allargare questa rete e vediamo cosa succede. Non possiamo mollare. Abbiamo fatto incontri in parlamento e il prossimo 10 maggio avremo un’assemblea nazionale per mettere a fuoco come proseguire. Ad esempio vorremmo andare a premiare anche altri, a cominciare da ristoratori e aziende agricole che lavorano su beni confiscati alla criminalità, in tutti quei settori dove è forte la presenza della concorrenza sleale».

Lei conosce il mondo delle banche e la finanza. Non siamo forse in un enorme gioco da cui pare impossibile uscire e dove l’azzardo si gioca sulla pelle delle persone, delle relazioni, del lavoro, della fiducia nel futuro?
«Mentre l’azzardo è tutto marcio, pensato per far soldi con i fragili, la finanza era una pianta buona, le banche erano per la città. Poi la finanza ha preso un’ubriacatura, si è trasformata in "finanza slot", fa scommesse e nega l’economia che è mutuo vantaggio. Il mercato nasce come luogo di mutua assistenza, dove la gente scambiandosi beni migliora. C’è dunque una grande malattia di un corpo sano».

Si può curare?

«La finanza ha un’anima buona che possiamo ancora salvare come dimostrano Banca Etica, alcune banche cooperative, la Jak Bank di derivazione svedese che non fa pagare gli interessi. L’azzardo no. Per la finanza serve un’aspirina perché possa curarsi, per l’azzardo l’antibiotico per estirparlo».

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Parole chiave: Luigino Bruni (5), Slotmob (3), azzardo (67), finanza (28)
Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)