Chiesa nel mondo

Il 29 giugno ricorre la memoria liturgica dei Santi Pietro e Paolo, patroni della diocesi di Roma. Per l'occasione il Sir ospita una riflessione di padre Frederic Manns, francescano, presbitero e biblista francese - tra i massimi esperti del rapporto tra giudaismo e cristianesimo nei primi secoli - è professore di Ermeneutica e Storia dell’esegesi ebraica presso la Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia di Gerusalemme (Studium Biblicum Franciscanum). Con lui ripercorriamo i luoghi e le vite dei due apostoli che a Roma trovarono il martirio.

“Oggi abbiamo bisogno di profezia, di profezia vera: non di parolai che promettono l’impossibile, ma di testimonianze che il Vangelo è possibile. Non servono manifestazioni miracolose, ma vite che manifestano il miracolo dell’amore di Dio. Non potenza, ma coerenza. Non parole, ma preghiera. Non proclami, ma servizio. Non teoria, ma testimonianza”.

Pietro e Paolo, così diversi eppure entrambi alla radice della nostra fede: un dotto e un ignorante, il primo e l’ultimo degli apostoli, l’evangelizzatore dei giudei e l’evangelizzatore delle genti. Non si può fare a meno di nessuno dei due, e farli stare insieme vuol dire avere la fede cattolica, che non permette assolutizzazioni e richiede equilibro. Ma quel che questi due apostoli hanno in comune, esistenzialmente, è una cosa ben precisa: vengono entrambi dall’errore

L’emergenza sanitaria e le limitazioni resesi necessarie per contrastare il diffondersi della pandemia di coronavirus Covid-19, hanno complicato non poco l’attività degli oratori che, nel giro di poche settimane dal decreto del presidente del consiglio dei ministri del 17 maggio scorso, hanno dovuto interpretare come attuare le disposizioni regionali in materia e, di conseguenza, organizzare le attività estive