Chiesa nel mondo

Sono partiti la notte scorsa dalla chiesa di S. Pio da Pietrelcina di Castel del Piano (Perugia), hanno dai 15 ai 30 anni e insieme raggiungeranno il prossimo 9 agosto Santiago de Compostela attraverso il “Cammino inglese”. Il pellegrinaggio, organizzato dalla Pastorale diocesana giovanile insieme al Coordinamento oratori perugini e incoraggiato dal card. Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, vedrà i giovani impegnati a percorrere a piedi un percorso di 124 chilometri, da Ferrol sull’Atlantico a Santiago. 

“Questo giorno, così intenso e doloroso, aiuta ognuno di noi e tutta la nostra città a ritrovare se stessi. Non si attenua, con l’inesorabile passare degli anni, l’orrore per l’accaduto ma anche la forza di solidarietà che suscita. Avviene sempre così nei momenti importanti (e dovremmo imparare a non aspettare le emergenze per cercare l’unità di intenti e mettere da parte quello che divide), perché in essi capiamo che non c’è tempo da perdere, smettiamo di accusarci in un clima di competizione che perde di vista il vero nemico, ricordiamo che siamo tutti abitanti della stessa casa, esposti agli stessi problemi, fratelli che abbiamo in realtà bisogno di tutti”.

Da ieri e fino alla mezzanotte di oggi è possibile beneficiare del Perdono d’Assisi, l’indulgenza plenaria che può essere ottenuta alla Porziuncola oppure visitando tutte le chiese parrocchiali e francescane. Padre Ermes Ronchi: “Momenti come questo ci mettono a confronto con l’infinita misericordia di Dio e ci ricordano che tutto è grazia”, ma al tempo stesso ci chiedono di “essere indulgenti con gli altri”. Perdonare “non è un atto di debolezza ma di fede”; il perdono è “il” dono per eccellenza e può creare “piccole oasi di pace”

Insieme, in uscita, verso le periferie, oltre gli steccati, per essere espressione della stessa Chiesa. In occasione del quinto seminario estivo dei direttori degli uffici diocesani di pastorale sociale e del lavoro, che si è tenuto a Greccio a inizio luglio, una sessione è stata dedicata al rapporto tra pastorale sociale e Caritas.

"Se la società e la Chiesa non sono in uscita, anche il posto più sicuro del mondo non è per niente tale. Il romanzo finisce con la Contea devastata. È il rischio che stiamo correndo". Parla Andrea Monda, direttore de "L'Osservatore Romano" e profondo conoscitore dell'opera di J.R.R. Tolkien: "La chiamata alla santità è universale, tutti possono contribuire con il proprio talento a un disegno più grande. Ma c'è bisogno del contributo di ciascuno di noi. Alla fine vince la Compagnia dell'anello e non l'oscuro signore, solo nella sua torre"

Alla vigilia del Sinodo sull'Amazzonia, 200 vescovi brasiliani firmano una lettera in cui chiedono a papa Francesco di riconoscere come martire il missionario italiano comboniano Ezechiele Ramin, padovano, ucciso nel 1985, mentre era impegnato a difendere i diritti delle comunità senza terra, nella diocesi di Cacoal, nello Stato brasiliano della Rondônia. Per dom Zenildo Luiz Pereira da Silva, vescovo della prelatura di Borba, il missionario comboniano “è una figura importante per noi e per il Sinodo, per la sua testimonianza e per l’amore alla missione”.

“Non stiamo facendo abbastanza, dobbiamo agire e avere un’agenda per sradicare alla radice il problema”, ha detto a più riprese mons. Marcelo Sanchez-Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze sociali, che a nome di Papa Francesco ha sottolineato con forza che la tratta “è un crimine contro l’umanità, una ferita frutto della globalizzazione dell’indifferenza” e serve agire

A essere oggetto di revisione è una serie di questioni bioetiche, oltre alla procreazione medicalmente assistita (Pma), come ad esempio la donazione di organi o la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Il punto di maggiore novità (e dibattito al momento) è l’apertura della Pma a “qualsiasi coppia formata da un uomo e una donna, o due donne o qualsiasi donna non sposata”, rimborsabile dal servizio sanitario nazionale, e il fatto che si sleghi il ricorso alla procreazione assistita dal criterio dell’infertilità. Altro punto delicato, il diritto all’anonimato del donatore. Senza porre un limite definito al numero di embrioni fecondati in vitro, la loro sorte, nel caso non vengano impiantati, è comunque nelle mani dei genitori/della genitrice