L'editoriale di Aprile

Tra le tante domande senza risposta che contrassegnano il nostro tempo, così incerto, così vicino al non-senso, ce n’è una che risuona più forte delle altre: «Dove riporre la mia speranza?». Come i discepoli di Emmaus, non vediamo l’ora di allontanarci da quella non-sensatezza che ci ha colto, per la quale sembra non esistere parola alcuna che ci faccia tornare indietro. Eppure è sempre possibile cambiare rotta. 

L'editoriale di Aprile

Tra le tante domande senza risposta che contrassegnano il nostro tempo, così incerto, così vicino al non-senso, ce n’è una che risuona più forte delle altre: «Dove riporre la mia speranza?». Come i discepoli di Emmaus, non vediamo l’ora di allontanarci da quella non-sensatezza che ci ha colto, per la quale sembra non esistere parola alcuna che ci faccia tornare indietro. Eppure è sempre possibile cambiare rotta. 

Pasqua, vocazione e Sacra Scrittura. Un trittico che si intreccia e si ricompone, ogni volta in modo unico e originale, nella vita di ogni battezzato. Il centro della fede cristiana, la morte e risurrezione di Cristo, è la fonte perenne di quella novità davanti alla quale c’è sempre una posizione da prendere e un cammino da fare, è l’interrogativo che ha bisogno della nostra personale risposta. E come trovarla, se non immergendosi in quella Parola che rimane, ritorna, richiama e riporta a Gesù Cristo? Siamo chiamati a risorgere con Cristo: questa è la verità più profonda inscritta in ogni cristiano. Con il battesimo questa parola di grazia si è incarnata in noi, facendosi promessa fedele, anche se ancora in germe. Che tipo di pianta sarà, quale frutto darà, dipenderà da quanto saremo disposti a crederci e a investire in termini di fiducia, di ascolto, di audacia, di speranza. 

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