L'editoriale di Dicembre

Si parla spesso, nell’impegno socio-politico, di bene comune, anche se non sempre se ne coglie appieno il significato. Il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes al n. 74, lo definisce come «l’insieme di quelle condizioni di vita sociale che consentono e facilitano agli esseri umani, alle famiglie e alle associazioni il conseguimento più pieno della loro perfezione».

L'editoriale di Dicembre

Si parla spesso, nell’impegno socio-politico, di bene comune, anche se non sempre se ne coglie appieno il significato. Il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes al n. 74, lo definisce come «l’insieme di quelle condizioni di vita sociale che consentono e facilitano agli esseri umani, alle famiglie e alle associazioni il conseguimento più pieno della loro perfezione». Non si tratta quindi di un bene ottenuto dalla somma dei beni di ciascuno, né una supposta equa ripartizione di tali beni, quanto piuttosto la capacità, data ad ognuno, di contribuire alla costruzione di una comunità, intreccio inestricabile di relazioni e di dinamiche, in cui tutti abbiano la possibilità di vivere in pienezza la propria esistenza.
C’è qualcosa però che è alla base dell’impegno per il bene comune, ed è la capacità di mettere l’amore a fondamento di ogni relazione, che si tratti di legami sociali, rapporti politici ed economici, sguardi che sanno spingersi al di là del proprio orticello. Un amore sociale, per il quale anche i gesti più piccoli e apparentemente insignificanti diventano mattoncini per la costruzione di una civiltà dal sapore evangelico. Per quanto piccolo, ogni atto d’amore è indispensabile per qualsiasi società. A partire dalla nostra.

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