L'editoriale di dicembre

Nel corso dei secoli è emersa la diceria che il sorriso mai avesse sfiorato le labbra di Gesù. Tale convinzione è stata diffusa, tra i tanti modi, anche attraverso il geniale romanzo Il nome della rosa (1980). Questa leggenda è un sintomo del fatto che il legame tra fede e umorismo spesso è stato connotato dalla diffidenza, dal sospetto, addirittura dall’incompatibilità.

L'editoriale di dicembre

Nel corso dei secoli è emersa la diceria che il sorriso mai avesse sfiorato le labbra di Gesù. Tale convinzione è stata diffusa, tra i tanti modi, anche attraverso il geniale romanzo Il nome della rosa (1980). Questa leggenda è un sintomo del fatto che il legame tra fede e umorismo spesso è stato connotato dalla diffidenza, dal sospetto, addirittura dall’incompatibilità. Capita, inoltre, di confondere maldestramente la serietà con la tristezza. Si può essere, invece, molto seri, pur con uno spirito allegro, con il sorriso, senza alcun broncio. 
Un detto ebraico dice: «L’uomo pensa, Dio ride». L’umorismo ebraico è, infatti, uno dei più grandi doni all’umanità fatti dal popolo di Israele che, convinto dell’indistruttibile fedeltà di Dio, riesce a ridere nonostante tutto. L’umorismo, infatti, è proprio questa virtù: ridere, nonostante tutto. Si parla di senso dell’umorismo forse perché esso nasce proprio da ciò che per noi dà senso alla vita. L’amore di Dio per ciascuno di noi è autentico, nonostante tutto. Ecco che il senso dell’umorismo condivide con la fede la stessa consapevolezza di una prospettiva più grande, migliore e indisponibile al nostro dominio, come quel non-so-che che sboccia all’improvviso dopo una battuta, con una risata che scioglie nel modo più tenero anche le angosce più gelide.

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