L'editoriale di febbraio

Ogni tanto ricevo qualche osservazione, qualche critica su certe scelte di Dall’alba al tramonto. Così, rileggendo i testi che proponiamo in questo mese e la sempre intensa proposta di Toffanello, i miei pensieri sono corsi avanti a immaginare possibili dubbi, rimostranze, fatiche. Non per tutti i cristiani è facile considerare la fraternità come esperienza che va oltrepassa la propria appartenenza alla chiesa, che supera i confini religiosi conosciuti.

L'editoriale di febbraio

Ogni tanto ricevo qualche osservazione, qualche critica su certe scelte di Dall’alba al tramonto. Così, rileggendo i testi che proponiamo in questo mese e la sempre intensa proposta di Toffanello, i miei pensieri sono corsi avanti a immaginare possibili dubbi, rimostranze, fatiche. Non per tutti i cristiani è facile considerare la fraternità come esperienza che va oltrepassa la propria appartenenza alla chiesa, che supera i confini religiosi conosciuti. Quando andavo a scuola differenze e scontri erano soprattutto ideologici, gente di destra e di sinistra, più o meno estreme. Oggi, invece, si è perfino teorizzato lo scontro di culture e religioni. Ma quando ero giovane non potevo immaginare che in pochi decenni saremmo vissuti insieme, fianco a fianco, appartamento con appartamento, tra persone con storie e tradizioni tanto diverse. Mi accorgo che nel nostro mondo così saturo di notizie e informazioni prevalgono quelle che leggono le differenze come rischio, pericolo, impossibilità di incontro. Che bella notizia, invece, scoprire che la fraternità non è prerogativa di noi cristiani, ma esperienza umana, accolta da tante fedi diverse, linguaggio della vita per raccontare chi è Dio. D’altra parte Gesù, che noi chiamiamo maestro e Signore, non ci ha raccontato la fraternità con samaritani e pagani? 

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