L'editoriale di febbraio

«Anche l’occhio vuole la sua parte», dice un noto proverbio, a indicare che nel valutare qualcosa è necessario guardare anche alla sua componente estetica. Questo detto all’apparenza banale porta con sé una verità profonda: ciò che siamo si riflette inequivocabilmente sul mondo che ci circonda e viceversa.

L'editoriale di febbraio

«Anche l’occhio vuole la sua parte», dice un noto proverbio, a indicare che nel valutare qualcosa è necessario guardare anche alla sua componente estetica. Questo detto all’apparenza banale porta con sé una verità profonda: ciò che siamo si riflette inequivocabilmente sul mondo che ci circonda e viceversa. Il nostro modo di pensare, i valori che poniamo a base della nostra vita, la capacità di guardare oltre il ristretto orizzonte dei nostri interessi modella la realtà in cui viviamo. Non solo: questa stessa realtà, modellata da altri, influenza il nostro percepirci come uomini e donne, fino ad avere conseguenze dirette sullo stile di vita e sulle possibilità di futuro che ci vengono dischiuse o precluse.
Non è difficile renderci conto di questo circolo virtuoso nella quotidianità che abitiamo: cerchiamo che le nostre famiglie siano accoglienti; vorremmo vivere e lavorare in un ambiente bello e confortevole, dentro una rete di relazioni sane e costruttive; chiediamo alla società la giustizia e il rispetto per tutti, anche per l’ambiente che ci circonda. Ma quando gli interessi personali di pochi sfruttano i bisogni di molti questo circolo diventa vizioso o addirittura mortale, e senza rendercene conto rimaniamo intrappolati nella stessa rete. Qual è la parte che il nostro occhio vuole?

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