L'editoriale di giugno

Parresìa è una parola greca presente anche nel Nuovo Testamento. È una parola strana e ricca che possiamo tradurre con audacia, fervore, entusiasmo, passione, slancio, intraprendenza. Si tratta di una di quelle parole che sono come un prisma, in grado di far riverberare tutte le sfumature della luce. Essere senza parresìa è, infatti, come perdere i colori dell’arcobaleno e ridursi a un’infinita scala di grigi.

L'editoriale di giugno

Parresìa è una parola greca presente anche nel Nuovo Testamento. È una parola strana e ricca che possiamo tradurre con audacia, fervore, entusiasmo, passione, slancio, intraprendenza. Si tratta di una di quelle parole che sono come un prisma, in grado di far riverberare tutte le sfumature della luce. Essere senza parresìa è, infatti, come perdere i colori dell’arcobaleno e ridursi a un’infinita scala di grigi. Se il sale perdesse il suo sapore… questo è un rischio sempre in agguato.
Sperimentiamo tutti il fascino di persone che ci contagiano con un “di più” che percepiamo a pelle, dal tono della loro voce, dalla profondità delle parole, dal coraggio di certe scelte. Spesso siamo alla ricerca di “qualcosa di forte” che ci risvegli dalla stanchezza e da qualche delusione. Mi piace tradurre la necessità di coraggio, nella vita di tutti i giorni, con il verbo osare. In prima battuta forse lo pensiamo come un verbo pericoloso, ma contiene tutti gli ingredienti di quel “qualcosa di più” che non è da cercare altrove, ma risiede nelle nostre migliori risorse e germoglia tra i dettagli. Osare una parola diversa, un gesto inaspettato. Ecco il coraggio che scopre e custodisce l’umile presenza di Dio nel mondo.

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